LUDIK

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L'acqua non è

uguale per tutti

 

 

Luca Di Ciaccio

Il Corsivo,

luglio 2002

 

 

Manca l’acqua, sarà per le difficoltà della natura, sarà per le colpe degli uomini. Anche qui nel condominio forse più sfigato di Gaeta ci tocca convivere con questa urgenza così primitiva, questa mancanza così concreta. Da tre settimane i rubinetti vanno a singhiozzo, la pressione si fa sempre più flebile, e nei fine-settimana si va completamente a secco. Da tre giorni non esce una goccia, non c’è valvola o serbatoio che tenga.

 

Scorte di minerale si accatastano in salotto e secchi d’acqua nel bagno, ci si lava con bottiglie e bacinelle poi si scarica tutto nel water al posto dello sciaquone naturalmente vuoto, e si va su e giù fino al piano terra dove arriva ancora qualche goccia a fare le fila dietro agli altri inquilini del palazzo a secco. Certo, questa siccità domestica costringe all’ingegno, alle soluzioni alternative. Il signore del quarto piano per esempio suggerisce: “Vede, per lavare i piatti io e mia moglie usiamo la posizione del rubinetto. Io sto sopra con la bottiglia e faccio il rubinetto e lei, da sotto, sciacqua le stoviglie”. Il liquido elementare diventa tristemente prezioso: dopo un paio di uscite dalla doccia col sapone addosso e qualche lavata di denti con la bottiglia, si guarda diversamente la signora che innaffia le petunie col diluvio universale o i bambini che si schizzano coi liquidator. Ma lo sguardo cambia anche per il ministro che promette "aumenti, così non la sprecate", il capo che pensa ai ponti sullo stretto, i partiti tutti che si regalano milioni di euro e persino i Savoia frou-frou che brindano con l'Eau de Perrier. Per compensazione abbiamo il mare, cinque minuti sempre dritto e l’acqua, pure se salata, ce la ritroviamo fino al collo. Ma non è certo un’ideale soluzione sostitutiva. Con la calura estiva che ci attanaglia, l’acqua è fondamentale per dissetarsi, refrigerarsi, lavarsi oppure solo detergersi. E nonostante tutto, l’inventiva umana non ha ancora scoperto surrogati. Si potrebbe tentare la doccia con lo champagne, o magari col the freddo che è più economico: sa tanto di lussuria, ma se uno torna a casa sudato preferirebbe diversamente. Anche quelli che si perdono nel deserto col cammello, arrivati a un certo punto vedono i miraggi con le fontanelle d’acqua, mica altro.

 

Intanto, mentre mi preparo per andarmi a fare una necessaria doccia in campagna, a un paio di chilometri da qui, la signora del piano di sopra, non certo una che diresti rivoluzionaria o persino girotondista, mi fa firmare un appello al sindaco. “Domani mattina si va al comune, se vuoi venire anche tu, sai più siamo meglio è...”. D’altronde se non si protesta per questo... chi fa politica forse capirà che su questi temi non si può stare fermi o temporeggiare o cavarsela promettendo condoni. Senza acqua si vive male e qualcuno dovrà pure provvedere. Chissà, pure il nostro nuovo sindaco, quello della ‘ggente’, “se qualcosa non va venite a dire che ci penso io”. Alla ggente, sudata e assettata, qualche risposta dovrà essere data. A dire il vero, non so fino a che punto si incrocino le responsabilità e le colpe, per esempio quelle dell’amministrazione comunale e dell’acquedotto dei monti Aurunci da cui dipendiamo. Peraltro in tema di rubinetti vuoti e tubi scassati siamo abbastanza bipartisan da queste parti: il problema si trascina da tempo, pure se negli ultimi anni si era in parte attenuato. Ma il clima è quello che è, e le tubature sono vecchie di decenni.

 

Chi decide però il razionamento d’acqua? Nel resto della città ci sono quartieri innaffiati 24 ore su 24, altri che patiscono la mancanza solo nella notte, e altri, per triste destino proprio la zona dove abito, messi a secco addirittura per giornate intere. Escludendo l’esistenza di una mano crudele che ci chiuda le condotte, bisogna comunque ammettere che tra i tecnici addetti al razionamento non c’è poi grande razionalità. Invece a noi tocca fare i martiri della città, fare la doccia con le bottiglie mentre nell’altro isolato c'è chi riempie la piscina o innaffia il giardino (nonostante le multe salate promesse dal sindaco, in attesa che prometta anche tubature migliori...).

 

Come al solito sarà il fatale destino, che ci fa mancare l’acqua proprio d’estate, stremati dal caldo, con lo stesso cinismo che ci fa bucare la gomma quando piove o rompere il braccio che ci serve per scrivere. Ma questo fatalismo da solo non basta. La cattiva amministrazione, l’incuria, la speculazione sono quelli di sempre. I tubi sono logori e contorti, come gli affari che ci girano intorno. Si, nemmeno l’acqua è uguale per tutti. Ma la legge? Esiste ancora, vero?