|
» gaeta
Gigione, la calata del Trash divide l'estate
gaetana
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
01 agosto 2007
|
A cosa si aggrappa uno sventurato
villeggiante d’agosto nell’estate gaetana dei vorrei ma non posso? Sullo
sfondo dei cantieri amministrativi del Partito Democratico e dei cantieri
in muratura con cui l’intraprendente neosindaco promette di saziare la
ridente cittadina tirrenica, ecco che si staglia minacciosa la figura
apparentemente impresentabile di Gigione. Direttamente dal basso impero
della canzone e dal basso ventre della provincia italiana, l’arrivo in
concerto – nel campo sportivo al centro cittadino – di Luigi Ciavarola da
Boscoreale, provincia di Napoli, universalmente conosciuto agli esegeti
del trash come Gigione, e di suo figlio di seme e d’arte Jò Donatello, fa
saltare in aria i pudori culturali e fa impensierire gli assessori
liricamente ispirati.
Ebbene noi ci aggrappiamo a Gigione, e lo
facciamo senza incertezze, di più, lo facciamo con orgoglio assoluto,
quasi militante o militare. Quest’uomo riempie da oltre un ventennio le
piazze di centinaia di paesi dell’Italia del centrosud, spopola sulle tv
locali più sgarubbate dell’etere e più sperdute del satellite, entusiasma
le viscere ciociare che albergano in ognuno di noi. Arrivato al successo,
come si legge in una sua biografia, “col sudore della fronte” e traducendo
“a modo suo” canzoni di Madonna e successi dance. Autore di dischi e
titoli rimasti come autentiche perle del trash sottoregionale, bollati nei
neuroni di una moltitudine di utenti, spesso insospettabili come ogni
adoratore di oscenità che si rispetti, magari amanti al tempo stesso di
Otis Redding o Chopin. Cantore dell’amor poco cortese. Da “La Campagnola”
(che è un po’ la sua My Way) a “La Famiglia”, da “Madonnina dai riccioli
d’oro” a “La figlia de Zi’ Cuncetta”, da “Te piace o’ biscotto” a “Te si
magnata la banana” (salace versione della hit dance “The Rhythm of the
Night” dei Corona), da “Giovanna a’ Minigonna” (favolosa cover di “Gimme
Hope Joanna” di Eddy Grant) a “Padre Pio Padre Buono” che ha segnato
l’apice della sua svolta mistica, effettuata pur senza abbandonare il suo
leggendario (e quasi mimico) movimento di bacino con cui doma le più
rustiche platee, come il miglior Elvis, ma molto più Pelvis. Il suo stile
è divenuto riconoscibilissimo dal pubblico: con jeans, maglietta, zazzera
e immancabile cappellino, sempre mettendosi sullo stesso piano dei suoi
fans. E’ arrivato finanche negli States e in Germania, trionfalmente
accolto dalle nostalgiche comunità di emigranti. Si dice, e qui siamo
davvero nei territori della leggenda, che si sia intrattenuto con Madonna
(nel senso della cantante) in persona. Noi puristi di vecchia data abbiamo
sempre saputo invece che il figlio che si porta dietro, tale Donatello,
tipico neomelodico scontato e untuosamente capelluto, con canzoni di amori
telefonici e lacrimose ragazze gravide, non regge il confronto. Solo
recentemente ha tentato di cambiare corda, con la canzone “Ti piace il
gelatino” dove è chiara l’ispirazione di Gigione che probabilmente l’avrà
egli stesso composta e suggerita all’erede, magari intimandogli di darsi
una svegliata. Perché Gigione, in fondo, è brutto, un po’ stonato,
parecchio burino, ma è di sicuro più vero di tanti burattini plastificati
che popolano le nostre classifiche e playlist.
Eppure Gigione è così genuinamente brutto
che non ha ancora goduto degli stessi sdoganamenti trash che sono spettati
a certi neomelodici partenopei o a Tony Tammaro o al suo simile Leone di
Lernia o all’intramontabile “Arrapaho” degli Squallor. Consegnato quasi
unicamente allo zapping di vecchie zie dell’entroterra molisano o al
passaparola tra i loro nipoti pipparoli e fuorisede. Nella discografia di
Gigione si intravede un percorso che è metafora di molte realtà
esistenziali della provincia italiana: dalle visioni erotico-agresti della
Campagnola al filone “trash-godereccio” tra fregnoni di paese e figlie da
maritare, carciofe e biscottini, fino alla redenzione per opera di una
religiosità popolare e molto “cheap” fatta di padri pii e madonnine
piangenti. Morbosette caricature nelle quale tuffarsi come in una sbronza.
Sul sito “vavatten.com” (che se ne intende) è definita “una linea
cantautorale genuina, ormonale e verace”. Gigione non fa presa sulle aree
urbanizzate ma piuttosto sul centromeridione profondo, tra il frusinate,
l’abruzzo-molisano e il tavoliere pugliese. Solleva qualche gonna ma è più
puro di molti opachi neomelodici che campano di incerti favoreggiamenti.
Quante volte ci ha stupito la sua
minuziosa conoscenza geografica
di paesi, provincie, frazioni, borghi, sfoggiata nelle telefonate in
diretta sulle tv locali o nella pianificazione delle sua fittissime
tournée. “Da dove mi chiami? Da Bustasecca? Ho capito, la frazione di
Piumarola in provincia di Frosinone, basso Lazio sì! Un saluto al
ristorante da Anna e Pino là sulla provinciale, un bacione forte”.
Dunque la venuta di Gigione sul palco
dell’estate gaetana non ci scandalizza. Più che altro sono i prezzi del
biglietto a destare perplessità, meglio sarebbe stata una piazzata
gratuita come nelle migliori tradizioni patronali. Si dice che pure il
sindaco Raimondi, che pure non si fa mancare un evento, sia indeciso se
andarci o meno. Tuttavia solo l’ecumenismo del nostro nuovo sindaco,
civico e politico al tempo stesso, di chiara marca veltroniana, può
riuscire a tenere insieme in una sera il folk-chic dei Briganti di
Frontiera con il bifolk-pop di Gigione e Donatello, le passeggiate sul
Molo e le cartapeste dozzinali del Serapo Village. Come si sa, la “bella
politica” è quella capace di mettere insieme le malinconie del jazz con le
virulenze di Giovannona Coscialunga. Anzi Raimondi potrebbe salire sul
palco e regalarci qualche contaminazione memorabile, come qualche anno fa
fece il suo predecessore Magliozzi facendosi
prendere a buffetti sulla guancia dal compianto Mario Merola sul palco
della festa di Portosalvo. Ci fanno venire l’orticaria, invece, quelli che
vedono nel concerto di Gigione il segno della calata dei barbari su Gaeta
e nella scelta tra un evento e l’altro la linea di confine tra civiltà e
degrado. Rimane pur vero che se l’evento clou dell’estate gaetana è
solamente la venuta di Gigione allora il problema non crediamo sia di
Gigione quanto dei gaetani che si organizzano così la loro estate. “Stu’
munno è arruvinato” asseriva miseramente un refrain del Nostro già qualche
anno fa. Ma guai a dimenticare che l’ignobile talvolta ha un potere
liberatorio capace di mettere tra parentesi ogni buonsenso altrimenti
paralizzante per il progresso intellettuale. |