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» gaeta
Il cronista locale
e la scoperta del web
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
2 aprile 2009
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Ogni mattina c’è sempre l’impiegato comunale che
va all’edicola a ritirare la mazzetta di giornali destinata al Municipio, tutta
la stampa locale, qualcosa del nazionale. Negli uffici dell’amministrazione –
perfino in quelli dove sarebbe più facile scovare i famosi “fannulloni”a cui da
la caccia il ministro Brunetta – spesso la mazzetta rimane intonsa fino a tardi.
Gli abitanti della Casa Comunane di Gaeta, dal primo cittadino in giù,
preferiscono restaresene attaccati ai loro computer. La pratica o il documento
da finire aperti in una finestra sullo schermo, i blog di paese nell’altra.
Così mentre il sindaco starà spulciando i commenti
dei bloggers su questo sito o dei suoi amici su Facebook per sapere cosa si dice
di quell’orrido parcheggio a spina di pesce fatto costruire sul lungomare, o
quanti consensi riscuote la sua mossa di candidarsi alle Europee con un
partitino di centro, e mentre noialtri stiamo tutti a compulsare aggiornamenti e
commentare notizie, qualcosa di rivoluzionario sta già succedendo. Si, perché
quello che sta accadendo nell’informazione, con internet e tutto il resto, non
la si può trattare come una semplice novità di cui tenere conto e assestare il
sistema. È una rivoluzione travolgente. Senza bisogno di aspettare quella
mattina – in un futuro più o meno prossimo – in cui l’impiegato comunale, e
chissà quanti normali cittadini prima di lui, non avrà più bisogno di andare
all’edicola a comprare la sua mazzetta di giornali di carta.
Non c’è bisogno qui di citare il panorama della
crisi dei giornali in America, l’elenco che si allunga ogni giorno di più di
testate cittadine e non solo che chiudono i battenti. Non c’è bisogno di mettere
in mezzo le numerose analisi sul giornalismo in Rete e sulle future declinazioni
della carta stampata. Non c’è bisogno, insomma, di andare lontano. In fondo il
panorama mediatico del paesone gaetano, da un po’ di anni a questa parte, si è
già rivelato un laboratorio interessante. Qui il grande pentolone dei media è
riuscito a partorire creature di tutti i generi, e anche qualche mostriciattolo.
Basta andare a una qualsiasi conferenza stampa in Municipio: accanto ai quattro
giornalisti locali, regolarmente iscritti all’Albo, si è aggiunta negli ultimi
anni una folla eterogenea di bloggers, giovani cameramen, polemisti part-time,
intervistatori free-lance di testate internet, televisioni di strada più o meno
regolari. Spesso scherzano tra di loro, il più delle volte non si guardano o si
salutano in cagnesco.
Conferenze stampa piene, edicole vuote
Fino a pochi anni fa le fonti di informazione a
livello locale, nel golfo di Gaeta, erano solamente due: le pagine del Golfo sui
quotidiani locali o nazionali con supplemento locale (principalmente: “Latina
Oggi” e le edizioni pontine di “Messaggero” e “Tempo”); i minuti col contagocce
concessi dai tg delle tv locali pontine. Oggi è tutto cambiato. Sono nati anche
nuovi quotidiani, ma il concetto è un altro. Per farsene un’idea basta scorrere
un po’ di numeri. In base alle informazioni che abbiamo raccolto, ogni giorno
nelle edicole di Gaeta si vendono poco più di 800 copie di quotidiani locali. In
totale. Nei dettagli: “Latina Oggi” (venduto in abbinamento con “Il Giornale”)
vende circa 300 copie; “Il Messaggero” (venduto in abbinamento con il “Corriere
dello Sport”) vende circa 280 copie; “Il Nuovo Territorio” (a prezzo dimezzato,
50 centesimi contro la media di 1 euro di tutti gli altri) vende circa 100
copie; “Il Tempo” vende circa 80 copie; “La Provincia” vende circa 60 copie.
Tenete a mente queste cifre, e pensate al sito internet che state leggendo ora.
Telefree.it, che è il principale sito-aggregatore di notizie del sudpontino,
particolarmente focalizzato su Gaeta e Formia, attualmente viaggia su una media
di 7000 accessi unici al giorno. Settemila: avete capito bene. Certo, non sono
tutti lettori di Gaeta, quindi sarebbe improprio paragonare direttamente i due
dati. Ma il concetto è quello.
Mettiamola così: se decidessi di pubblicare
questo pezzo sul più letto quotidiano della zona – “Latina Oggi” per capirci –
esso avrebbe in un giorno 300 potenziali lettori o poco più nella mia città. Se
invece pubblicassi questo pezzo sul più frequentato sito web della zona – come Telefree su cui siamo – totalizzarebbe circa 2000 lettori (ma in genere i pezzi
più letti, come i commenti del seguitissimo eppur anonimo Lince, arrivano anche
a 4000 lettori). Col vantaggio di rimanere consultabile per sempre e dovunque
con un clic. E in più, croce e delizia: con una platea di commentatori (spesso
anonimi) pronti a criticarmi, darmi suggerimenti o anche solo insultarmi con
rabbia.
Il boom di Telefree
Telefree.it è assurto, più di ogni altro sito, a
sfogatoio e piazza di ogni umore del sudpontino. Le notizie più lette e
commentate sono quelle di politica locale. Proprio la tanto vituperata politica,
a sorpresa, batte la cronaca, compresa la nera che tanto appassiona invece i
media in generale. Chi si aspettava una riffa di commenti da bar sport per
scoprire che fosse l’assassino del ballerino di Scauri, per citare il più noto
caso recente, è rimasto deluso. Molto meglio accapigliarsi sull’ultima
esternazione di Raimondi, o sulla sontuosa trasferta newyorkese del sindaco
Forte. Guardacaso la cosa più criticata di Telefree ma anche la più
ricercata dai lettori è una sola: i commenti. “Ultimamente abbiamo stretto la
cinghia, il commento resta libero ma i moderatori intervengono con molta più
severità, molti lettori ci danno spunti interessanti e notizie in più, però
l’effetto rissa è sempre in agguato” mi dicono dallo Staff del sito.
Allora cos'è quel "free" di Telefree?
Che ognuno può dire quello che
vuole come in una sorta di edicola della libertà oppure quel "free" deve essere
comunque inteso come un anelito alla discussione responsabile? Le opinioni sono
varie, ognuno ha la sua e anch'io la mia per quello che conta. Una cosa è certa:
nessun sito internet possiede la verità assoluta e nessun sito internet è
migliore di altri. Ma forse più ce
ne sono meglio è. “Però possiamo assicurarti una cosa: tutti gli amministratori
e i politici della zona, nessuno escluso, ci legge ogni giorno e spesso, dietro
qualche nickname anonimo, ci commenta e ci discute”.
I giornali che non ci soddisfano
Telefree.it è solo la punta maggiormente seguita
di un arcipelago di siti, sitarelli, forum, blog corsari e testate online che
ogni giorno raccontano, spesso con uno stile diretto e ruvido, il nostro
territorio di provincia. Ogni caporedattore di quotidiani locali si trova da
sempre alle prese con un dilemma: pubblicare più notizie possibile, a
prescindere dalla rilevanza, a patto che quelle notizie coinvolgano qualcuno,
nel territorio, che sia abbastanza gratificato dal vedersi sul giornale da
acquistare, oppure trascurare la foto della zucca mutante nata nell’orto in
collina per dare più spazio a quel che conta davvero? Internet, con la sua
infinita disponibilità di spazio e la sua naturale propensione al “rumore di
cazzeggio” risolve questo dilemma. Ma costringe i giornali a reinventarsi. Di
fatto, poiché i giornali locali vivono di limitazioni molto rigide in fatto di
foliazione, se si sceglie di dare dieci righe al minorenne fermato con due
grammi di hashish, alla vecchietta che ha perso il gatto, al taccheggio nel
supermercato, al comunicato stampa del partito di opposizione, all’immigrato
beccato senza permesso di soggiorno, la conseguenza è che la notizia di una
fabbrica chiusa finisce su tre quarti o anche solo mezza pagina. Per non parlare
dell’influenza di certe linee editoriali fin troppo smaccate e faziose, che
nemmeno l'ultimo dei blogger in pigiama svegliatosi la mattina con l'umore
storto si azzarderebbe. Eppure per aver senso oggi l’informazione locale deve
diventare particolarmente approfondita sulle cose davvero importanti, anche se
si capiscono i rischi di questa strategia e si capisce pure che non sempre è
facile capire cosa conta e cosa è solo rumore di fondo. Una cosa la si può dire
per certo, e la può confermare chiunque scriva per una testata locale: gli
acquirenti del giornale sotto i quarant’anni sono sempre meno, e quelli sotto i
trenta semplicemente non ci sono.
Per esempio, io confesso di leggere pochissimo dei
quotidiani locali, quando li compro o li trovo al bar. Di solito guardo la
pagina di apertura, niente mi colpisce e lascio perdere. Se li sfoglio con più
attenzione finisco per soffermarmi sulle pagine della mia città, e lì su un
articolo, o al massimo due. Spesso il resto sono comunicati stampa appena
ricopiati e modificati, di cui ho già fatto prima a leggere l’originale, nudo e
crudo, su qualche sito. Quando vedo il tg di Lazio Tv alzo il volume solo per
quel paio di minuti in cui l’anchormen si collega con la redazione formiana, ma
spesso le notizie già le so, e allora guardo solo le immagini. Il fatto è che
quel che ci interessa sapere è cosa avviene intorno a noi, cosa ci riguarda
direttamente. Fuori dal raggio del nostro quartiere e dei nostri movimenti e
delle nostre vite, Terracina vale Johannesburg. Anzi, mi incuriosisce più
Johannesburg. E questo è ciò che può fare internet in modi impensabili per i
giornali: fioriranno blog e siti che vi diranno tutto quel che accade nel vostro
quartiere. La testata locale si troverà nella invidiabile posizione di fornire
un’informazione esclusiva. Lo scoglio con cui ogni analisi di questo tipo oggi
si scontra è uno solo: non c’è un modello di business realistico. I giornali di
carta vivono una crisi di copie e pubblicità, e qui da noi rispetto agli Stati
Uniti è tutto più rallentato solo grazie ai contributi pubblici che bilanciano
il tutto. Allo stesso tempo i siti internet aumentano lettori e contatti con
meno costi di base (già quello delle tipografie è un bel risparmio) ma non
trovano un sistema per farsi pagare abbastanza, dai lettori o dalle aziende
inserzioniste.
C’era una volta Tmo
E pensare che la rivoluzione dell’informazione in
salsa gaetana cominciò dal medium più unidirezionale e vecchio stile che c’è: la
televisione. Senza l’exploit della telestreet Tele Monte Orlando, dal 2002 al
2008, a molti non sarebbe venuta nemmeno in mente la possibilità di un nuovo
modo di fare informazione. La Tmo fondata da Antonio Ciano fu la miccia che
scatenò mille colpi, non tutti andati a buon segno. Eppure ce la ricordiamo
bene: chi di noi avrebbe pensato di comparire sul piccolo schermo mentre cammina
con le dita nel naso o metre si ingozza di tiella alla sagra di paese? Tra
inchieste, reportage, partite di calcio o semplici riprese della vita cittadina
Tmo intercettò prima di tutti un bisogno forte di rompere gli schemi, di girare
con una telecamera per strada e dire a tutti: “Ehi cosa credi, anche tu sei così
importante da finire in televisione!”. Non a caso sulla vita della telestreet
gaetana si sono sprecate analisi, polemiche, articoli, e perfino film e tesi di
laurea. Le sono state attribuite proprietà quasi taumaturgiche, risvegli dalla
solitudine per vecchi e malati, successi della squadra di calcio in campionato e
finanche vittorie elettorali in Comune. E a questo proposito, comunque la si
pensi sull’argomento, nessuno può negare che senza Tmo e il suo effetto sul
“sentimento popolare” del gaetano medio, mai un outsider sbucato dal nulla come
Raimondi avrebbe conquistato il Municipio (poi si può discutere su quanto ci fu
di spontaneo o di calcolato). Infatti quelle movimentate elezioni furono l’apice
ma anche l’inizio della caduta della vecchia tv di paese.
Ormai è un anno che Tmo non trasmette più, oscurata da un brutta storia di frequenze rubate, litigi
tra antennisti, attacchi politici. Su YouTube circola un video-appello degli
orlandones, su Facebook una pagina dove si vocifera di un ritorno sul digitale
terrestre, in consorzio con altre emittenti locali. Una cosa è certa: Tmo ha
lasciato più eredi che orfani. La Tmo gaetana infatti era fatalmente rimasta
indietro, troppo presa dalle sue grane e dal suo orgoglio non si è accorta del
turbinio tecnologico che ormai già guardava avanti, verso YouTube e verso i
personal media, verso i blog e verso le piattaforme del digitale, altro che la
litigiosa concorrenza di quartiere, insomma essa era già vecchia nei suoi
strepiti, troppo unidirezionale per i moderni canoni della comunicazione.
Il sindaco su Facebook
Certo, una delle cose che ci manca di Tmo è la
possibilità di vedere i consigli comunali di Gaeta. Era un gesto di trasparenza
e a volte persino uno spettacolo divertente. In compenso oggi un consiglio
comunale in Municipio non fa in tempo a finire che già in Rete parte la
conversazione in tempo reale: dai commenti ognuno a suo modo parziale fino agli
stati d’animo aggiornati dal sindaco Raimondi o da qualche suo giovane
consigliere su Facebook. Immaginatevi la scena: il consigliere Matarazzo parla a
non finire dell’ultimo cavillo legale sulle aliquote Ici mentre sotto il suo
banco il sindaco Raimondi smanetta col cellulare per confidare ai suoi 617
“amici” (ma – ahi ahi! – solo 57 “supporters”) che avrebbe voglia di andarsene a
dormire o al mare con una sua amica. E fatevi un’idea di come cambia la dinamica
dei media: dalla visione alla conversazione.
La rivoluzione dei media rimescola le carte: così
se tanti privati cittadini si trasformano in ficcanti reporter, succede pure che
collaudati cronisti svelino il loro lato più intimo, come succede alla brava
giornalista del Messaggero Sandra Cervone che ora, grazie a Facebook, diffonde
le sue poesie e rivela con delicatezza frammenti della sua anima. Nel bene e nel
male, la Rete fa a tutti l’effetto di un licenza per sentirti più liberi. Pure
le ondate di lettere anonime e delatorie che, appena fino a pochi anni fa,
periodicamente infestavano la vita sulla piazza del Comune, pretesto per agguati
di natura politica e personale, ora si sono trasferite su internet, dietro il
comodo anonimato dei blog. D’altronde da queste parti non si
sa mai se quello a cui si assiste è un film oppure è la realtà. Da queste parti
non si sa mai se i personaggi che scorrono sulla pellicola reali o recitano una
parte come gli attori.
Meno giornali, ma più giornalismo
In fondo oggi è più difficile
governare o rivestire cariche pubbliche, o almeno è più difficile farlo senza
dover dar conto. Accade per tutti: dal politico, all'industriale, al religioso.
Addirittura lo stesso arcivescovo di Gaeta è fonte e artefice di discussioni e
gossip e attacchi sfociati in Rete, e questa è una cosa che non si era mai
vista. Più trasparenza insomma per svelare le cose, ma anche più rumore di fondo
per nasconderne altre, magari quelle che contano.
Io sono del parere che, se conta per i grandi
giornali, la partecipazione deve pesare ancor di più a livello locale:
permettere i commenti alle notizie è il primo passo, strumenti come i forum e
altri che devono ancora essere immaginati mi sembrano la strada giusta per
catturare l'interesse e far comunità. E una volta che la comunità è forte,
numerosa e partecipata, chi lo sa cosa può succedere? Una volta il giornale
locale non era un mero veicolo di cronaca, ma un attore di primo piano della
vita della città, e con un titolo poteva far dimettere il sindaco: oggi non più,
bisogna prenderne atto. Internet permette di mandare un giornalista in consiglio
comunale con una telecamerina, pubblicare video e sollecitare commenti con costi
esigui, una volta che si convinca il fossilizzato cronista locale che il suo
mondo è diventato un po’ più grande del suo taccuino (impresa non semplice, in
effetti): può dialogare in tempo reale con i lettori, può arrivare a notizie e
segnalazioni dai diretti interessati che prima avrebbero richiesto un setaccio
minuzioso del territorio, può innescare dibattiti di alto profilo e sì, secondo
me può anche far dimettere il sindaco.
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