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Le strisce blu, gli autovelox e la nostra multa
quotidiana
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
03 luglio 2009
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Chissà se da qualche parte esiste un
archivio o un cassettone o un disco rigido che raccolga tutte le foto
scattate in questi anni dagli inflessibili autovelox che costeggiano le
nostre strade. Ci immortalano davanti, di dietro, sempre con quel flash
che assomiglia a un ghigno, con quel clic che è una condanna senza
appello, e siamo tutti lì, nei nostri cubicoli metallici e a benzina,
chi parla con la moglie, chi litiga coi figli, chi parla da solo, chi
strabuzza gli occhi, chi canta una canzone a squarciagola, chi lancia un
bacio, chi urla al telefonino. A volte l’incauto automobilista si rende
conto della foto proprio nell’istante in cui avviene, e allora ne esce
fuori una strana espressione della faccia, che potrebbe essere un
accenno di mea culpa o solo uno sguardo di capitolazione. Ne potrebbe
uscire una grande mostra fotografica, e pazienza per la privacy, con un
catalogo del genere. Di autovelox in effetti ne sono piene le strade e i
Comuni d’Italia, così come di centinaia di occhiuti ausiliari del
traffico sulle strisce blu, o di migliaia di occhi elettronici a
presidio delle zone a traffico limitato.
E certo, nel paese che non rispetta le
regole, e che casomai preferisce costruirsele su misura, è normale che
desti un po’ di sospetto l’iperbolica ondata di multe che si abbatte
sugli italiani. Un business pubblico che non conosce crisi economica e
che in soli otto anni (dal 2001 al 2008) ha triplicato il suo pingue
fatturato. Secondo i dati recentemente pubblicati dal Sole 24 Ore, negli
ultimi otto anni gli accertamenti sono quasi triplicati, passando da 750
milioni di euro a oltre 2 miliardi l’anno. Amanti della statistica hanno
notato che lo scorso anno, in pratica, si sono registrate 24 multe al
minuto.
Dunque non deve affatto
meravigliarci che anche a Gaeta ormai gli argomenti riguardanti le multe
e le società che le gestiscono siano ormai all’ordine del giorno in
quasi tutti i consigli comunali, con grande abbondanza di polemiche e
discussioni, e finanche maggioranze politiche che si spaccano. Il
contratto con la Soes, per esempio, è stata una telenovela che sembra
ancora continuare, con in mezzo, sbattuti di qua e di là, il destino di
una trentina di lavoratori a tempo determinato. La Soes, che con una
certa solennità vuol dire “Società Europea Servizi”, con sede a Telese
Terme, paese in provincia di Benevento noto alle cronache politiche
anche come feudo della famiglia Mastella, è una società che dalle parti
di Gaeta apparve nel 2003. Quando le
strisce blu erano fresche di vernice e serviva qualcuno a gestire la
valanga di verbali che stavano per abbattersi sulla città.
Infatti, qualche anno fa
non sapendo più dove prendere i soldi, i sindaci cominciarono a
dipingere di azzurro tutto quello che c'è di orizzontale e a far pagare
chi ci parcheggia sopra. Nell’estate del 2003 successe anche a Gaeta.
Asfalto, cemento, basalto; tutto tinto d'azzurro. Lastricati centenari,
piazze storiche, viali alberati, anche loro diventano salvadanai
tintinnanti. D’altronde la facoltà di istituire parcheggi (con custodia)
era riconosciuta agli enti locali fin dal vecchio Testo unico della
strada del 1959, ma con una clausola a caratteri maiuscoli: le superfici
libere di parcheggi devono essere altrettante e attigue a quelle a
pagamento. Nei primi anni Novanta, in piena onda federalista, la norma
venne riscritta e inserita nel nuovo Codice della strada. Parola
d’ordine: tutto il potere ai sindaci. L’escamotage, alla voce parcheggi,
arrivò all’articolo 7, comma 8: l’obbligo di mantenere parcheggi bianchi
accanto alle strisce blu non vale nelle zone del centro storico o di
particolare rilevanza urbanistica, “opportunamente individuate e
delimitate dalla giunta”. Il potere di decidere a proprio piacimento si
tradusse così anche in un modo per rimpinguare le casse comunali.
Ovunque il bianco si tramutò in blu. E il federalismo all’italiana si
scoprì fatto a strisce, il più delle volte pedonali.
Anche a Gaeta, agli
inizi degli anni duemila, arrivarono i parcometri e furono assunti i
primi ausiliari del traffico. La cittadinanza fondamentalmente
approvava. Vuoi mettere... C'è più ordine, il blu affascina e 12 euro
l'anno si possono pure pagare. Approvavano anche gli amministratori
dell’epoca. L’allora sindaco di Forza Italia Magliozzi vagheggiava di
mirabolanti progetti da realizzare coi soldi delle multe: Ici da
abbattere, ticket da ridurre, trasporti da incrementare, parcheggi e
opere pubbliche da costruire. Naturalmente è bastato il tempo di
ritrovarsi tutti in coda all’ufficio postale per ritirare le notifiche
di eccesso di velocità per far tramontare l’idillio coi cittadini. Gli
amministratori invece, di qualunque colore fossero, non hanno mai
rinunciato a questa ricca flebo per i loro bilanci svenati. A Gaeta si
sono lasciati prendere la mano: cifre gonfiate inserite nel bilancio e
regole di riscossione che andavano a tutto vantaggio dell’appaltante
privato, cioè la Soes. Poi arrivò il commissario prefettizio a metterci
mano, e da due anni a questa parte la nuova amministrazione civica di
Raimondi a riscrivere le regole, ma sempre con mille tentennamenti. E i
lavoratori? I matrimoni tra pubblico e privato nascono sempre così: con
l’esubero di clientela incorporato. Anche i famosi “ausiliari del
traffico” in salsa gaetana sono stati assunti con mano privata ma vizi
pubblici: meglio assumerne 40 part-time e con stipendio da fame su
segnalazione del politico di turno piuttosto che 20 a tempo pieno e
magari per concorso. Come ammise, con disarmante sincerità un
consigliere comunale di centrodestra: "Abbiamo deciso di far pagare il
parcheggio anche di inverno per non lasciare disoccupati gli ausiliari".
In termini di legge, con la Bassanini del ’97, gli
“ausialiari della sosta” dipendenti spesso di aziende private a cui
passa la gestione dei parcheggi, hanno facoltà di multa. Ma solo sulle
strisce blu. E il vigile in outsourcing è molto più agguerrito del
tradizionale vigile urbano.
Nel frattempo se c’è una cosa che la nuova
amministrazione comunale gaetana, tra un’indecisione e l’altra, ha fatto
in questi ultimi due anni è stata quella di incamerarsi la gestione
degli autovelox. Rimarrà degno di nota l’autovelox bidirezionale
posizionato sulla via Flacca, con limite a 60 chilometri orari e senza
display di segnalazione. Destò un certo scalpore e qualche comprensibile
ironia la notizia che la postazione, fino a poco tempo
fa, riceveva l'alimentazione elettrica direttamente dalla vicina
abitazione dell’assessore alla Viabilità. Ma basta farsi un giro per
tutti i cinquanta chilometri della Flacca e oltre, dal cuore dell’agro
pontino a Fondi fino alle porte della Ciociaria ad Ausonia, tra Comuni
di diversa dimensione e anche opposto colore politico, per scoprire che
c’è un autovelox ogni due chilometri e mezzo. Viene in mente il
gabelliere del film “Non ci resta che piangere”, quando intimava ai
poveri viandanti Benigni e Troisi in procinto di passare l’ennesimo
confine: “Alt chi siete... un fiorino!”. Qui non ti chiedono nemmeno di
fermarti, non c'è nemmeno una paletta che si alza, nemmeno il senso del
lavoro di un altro uomo in divisa che lavora e vigila su di te. Si
chiama “Controllo elettronico della velocità senza contestazione
immediata”. Click. Solo ben 7, tutti posti su assi viari ad alta densità
di circolazione, nel territorio di Formia, tanto che verrebbe da
chiedere ai solerti amministratori locali cosa cavolo ci facciano con
tutti questi soldi, non potevano almeno costruirci la famosa
Pedemontana? Degni di nota anche quei volpini del comune di Minturno:
approfittando dell'unico piccolo lembo di territorio che il loro Comune
possiede lungo il tracciato della superstrada Formia – Cassino, mappa
comunale alla mano, hanno pensato bene di piazzarci un bell’autovelox
bidirezionale senza segnalazione.
Ecco, è proprio
passando davanti a certi autovelox di
assurda collocazione e ancora più assurda taratura (più slotmachine
mangiasoldi che strumenti di controllo), oppure leggendo sul giornale
del recente scandalo dei semafori truccati (il giallo che vira al rosso
in un istante, per spillare denaro a migliaia di incolpevoli), che
capiamo senza ombra di dubbio che lo zelo punitivo spesso ha ben poco
nesso con la logica e con la sicurezza stradale. Ogni automobilista ne
conosce più d'una, di queste irritanti trappole. Conosco poche persone
che hanno ricevuto verbali da salasso per avere superato i 130 in
autostrada: e se lo sono meritato. Ma ne conosco molte (e spesso pure
io, che non guido, mi trovavo a bordo con loro) che hanno ricevuto anche
più di una sanzione per essere transitati a 100 all'ora dove il limite,
provvisorio e cervellotico, era stato abbassato a 90 perché la
carreggiata era ristretta a due corsie. Memorabili certi verbali
dell’autovelox di via De Gasperi a Formia, recapitati
per velocità nette di ben 51 km/h. Chi ce l’ha lo conserva gelosamente
come una reliquia. Allo stesso tempo, capita di notare
comportamenti di guida pericolosi e odiosi (superare a destra in
autostrada; ignorare le distanze di sicurezza, guidando incollati al
paraurti di chi precede e lampeggiando come ossessi) che restano
impuniti. E diffusissime, sciatte abitudini italiote, tipo parcheggiare
in doppia fila, o guidare con il cellulare incollato all'orecchio (un
auricolare costa 15 euro, dannazione!) prosperano indisturbate in ogni
landa dello Stivale. E a sud di Roma vedere un motociclista in casco è
un’esperienza più unica che rara.
Per questo quando sento parlare di troppe
multe nel Paese – il nostro – che non ama troppo le regole, capisco che
anche qui c’è l’inghippo. Ci sarebbe poco da eccepire se questo
massiccio prelievo avesse un indiscusso indirizzo pedagogico: un popolo
insofferente alle regole merita di pagare il prezzo della sua
indisciplina. Purtroppo, a ingarbugliare di molto la faccenda, c'è la
diffusa sensazione che modi e criteri di questo giro di vite non siano
equi né utili a ristabilire un minimo di civiltà, stradale e non solo. E
magari siano un tassello del solito metodo clientelare per rabbonire i
sudditi cittadini, come con le assunzioni della Soes gaetana. Insomma,
per dirla come Michele Serra in un suo commento tempo fa, “è come se a
pessimi cittadini corrispondesse un mediocrissimo Stato: gli uni e
l'altro impegnati a fregarsi a vicenda, e il secondo, per rassegnazione
o incapacità, dedito a pratiche furbastre (gli autovelox, i semafori
fregasoldi), un esattore disinvolto più che un educatore severo”. Ogni
volta che sento l’ennesimo consiglio comunale sulle strisce blu o sugli
autovelox o sulla Soes non posso fare a meno di pensare che le multe
dovrebbero essere uno strumento dissuasivo e repressivo, non una voce di
bilancio. E
tantomeno un ammortizzatore sociale per lavoratori da assumere rendendo
grazie al politico di turno.
Per questo bisognerebbe riguardarsele bene
quelle foto scattate dai nostri onnipresenti autovelox. Metterle tutte
in fila. E vedere che faccia facciamo, e quanto in fondo ci assomigliamo
tutti, gabellieri e gabellati. Noi pronti all’ennesimo sorpasso, pur di
fregare quello che ci sta davanti.
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