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Fenomenologia di Carolina, tra poppe e politica

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

8 febbraio 2004

 

 

Nel bene o nel male ci si abitua a tutto. Anche alle tempeste ormonali che prima o poi passano, pure quando fermentano nelle redazioni dei giornali. Dovremmo prendere così la quotidiana e capillare invasione su questo portale di foto, video e notizie della bonerrima Carolina Marconi, concorrente formian-venezuelana del Grande Fratello. Reso il dovuto omaggio a cotanto splendore non si capisce come mai, a detta di alcuni, questa aspirante vip carica di soldi, già ex valletta di Caputi in Galagoal e chissà ex di quante altre cose, ennesima aspirante ad uno strapuntino di celebrità televisiva (auguri) debba essere elevata dalla società civile del sudpontino addirittura a simbolo mediatico del suo riscatto.

 

Tutto questo omaggio alle di lei radici ma soprattutto alle di lei poppe, va a riesumare vecchi dibattiti e solite categorie di pensiero. Si riflette, tanto per dirne una, su quale sia la distanza tra il successo e la dignità o sulla validità del modello oggi in gran voga di gioventù telegenica e conformista. Una delle più efficaci testimonianze dei tempi che corrono, nonché dell’immortale crisi della sinistra, era contenuta in uno degli ultimi comunicati – su questo portale – della Sinistra Ecologista. Pensosamente ci si interrogava su un dilemma (invero vecchio quanto il mondo) tra la politica e gli ormoni. Tira più il corridoio tirrenico e la crisi economica o una tetta di Carolina? L’ignara Carolina (ignara si fa per dire: dai ritorni di immagine alle caratterialità dei personaggi, tutto è millimetricamente calcolato nella tv dei reality show e nei “consapevoli professionisti” che vi partecipano) si è trasformata in un termine di riferimento per le più svariate discussioni. Così il sopraccitato articolo della Sinistra Ecologista per il solo fatto di aver nominato Carolina è sbalzato dal grigiore barboso dei comunicati politici di seconda fila alle vette dei “top della settimana”. Io stesso ho tentato uno sfacciato esperimento con la mia rubrica “tmowatch”: ho inserito una eloquente foto della ragazza nella testa del titolo, con tanto di specifica accanto: “Questo articolo non parla di Carolina Marconi del grande fratello. Abbiamo pregato i responsabili editing di Telefree di aggiungere una foto della ragazza, acciocché almeno si impennino gli accessi”. Detto, fatto. L’articolo parlava della tv di strada gaetana (quindi un punto di vista piuttosto smagato e sprezzante verso la tv dei grandifratelli) e della crisi politica al Comune di Gaeta, affatto di Carolina: eppure gli accessi si sono impennati sopra la media, in molti hanno visto la foto e hanno cliccato sul “leggi tutto”.

 

Si dirà che in fondo non si scopre nulla di nuovo: anche in un portale ad alto tasso di interattività e partecipatività come questo non si sfugge allo logiche della cosiddetta “audience”. Viene in mente il metodo “copertina sicura” metodicamente applicato fino a qualche anno fa sulle copertine dell’Espresso o di Panorama (e perfettamente teorizzato da Tommaso Labranca sul suo sito). Si va a finire in un discorso impegnativo (e intramontabile): se le masse chiedono “tette! sangue! d’eusanio! urka!” bisogna darglieli oppure tentare di salvarli dalla perdizione? Due schieramenti si sono già creati nella sezione commenti: c’è chi forma il fans club della copula selvaggia, chi come Galletti sostiene che “anche l’occhio vuole la sua parte” (e oggi consiglia entusiasticamente ai lettori del suo blog di andare a vedere l’imperdibile video di “Carolina che fa la mossa!”), altri che invece si turbano per l’abisso culturale del nostro Paese. Ci sono dunque anche quelli che alla bonerrima direbbero le stesse cose che ha detto la concorrente Letizia parlandone alle spalle con l’altra concorrente Katia: “avrei dovuto prenderle la testa e metterla nel water, sciaquargli la testa e dirle ‘non sei nessuno come me’”.

 

È fondamentale che l’exploit onanistico attorno a questo simulacro femminile non annebbi altri argomenti. Il rischio è che all’ombra delle carni sode di Carolina anche il mondo delle informazioni locali sembri più sereno. Per esempio a leggere le veline (intese come comunicati) del comune di Gaeta che, come un cinegiornale luce d’altri tempi, rassicurano puntualmente sulla inattaccabile operosità della nostra amministrazione. Mentre, negli stessi giorni, una lacerante e prolungata crisi di maggioranza ha decapitato le istituzioni cittadine: la giunta è azzerata, il presidente del consiglio comunale è dimesso, persino il sindaco pare che non si faccia vedere.

 

Arrivati a questo punto ci si chiede se uscirà prima il Capitano Magliozzi dalle fumose stanze dove si negoziano le condizioni del “rimpasto” o la bonerrima formian-venezuelana Carolina dalla sberluccicante casa del Grande Fratello. I beninformati di faccende comunali dicono che alla fine un accordo lo troveranno, non fosse altro perché non si può essere così autolesionisti con una maggioranza di 15 a 20 (new entry comprese), una percepibile crisi di consensi in atto e le elezioni provinciali alle porte. Anche lì in fondo è questione di nominations. E poi, considerando la società imberlusconita dello spettacolo in cui viviamo, un’idea acchiappa-consensi per la disastrata amministrazione del Cap. noi ce l’avremmo (a costo di aspettare un altro po’): mettere Carolina Marconi in giunta. Il livello dell’amministrazione, già di per sé zoppicante, non ne risentirebbe molto. E forse noi incolpevoli ed esigenti lettori potremmo scansarci da questa occupazione militare di belle carni, vaporosi pensieri e gettoni milionari.