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Quei due romeni
eroi per caso:
il multietnico
in salsa gaetana
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
9 marzo 2009
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In una notte forse buia e
tempestosa, di certo un po' ubriaca, padre e figlio romeni salvano ragazza
italiana da violentatore marocchino in un bar sul lungomare dal nome anglofono
("Mc Rosey") che serve pizze e kebab e hotdog, gestito da negoziante napoletano
e dalla di lui moglie di nazionalità bulgara. Ecco qui, mi ritaglio questo pezzo
di giornale e me lo conservo come preciso segnale di un'epoca, finanche nel mio
borgo natìo di provincia. Convivenza multietnica in salsa gaetana.
La notizia ha fatto il giro delle redazioni, stamattina era su tutti i
quotidiani nazionali, su qualcuno addirittura all'onore della prima pagina, e
perfino il gran sacerdote dell'informazione televisiva Bruno Vespa ha
immediatamente invitato i due romeni "eroi per caso" alla prossima puntata del
suo Porta a porta. Il sindaco di Gaeta ha annunciato che darà ai due uomini un
giusto riconoscimento al valor civile. Trattasi evidentemente del tipico caso
che si insegna nelle scuole di giornalismo: è l'uomo che morde il cane.
Sintentizzato al meglio proprio da uno dei protagonisti della vicenda, il 18enne
Claudiu Andrei Patachi: "Ho fermato quell'uomo violento e ubriaco, ho salvato la
ragazza, poi sono arrivati i carabinieri e lo hanno preso subito. Ma per la
gente resto uno schifoso romeno. Pure l'altra sera una signora, appena ha visto
la volante e il casino che c'era, ha cominciato a urlarci contro, romeni di
merda... pensava che era tutta colpa nostra".
Italiani, romeni, marocchini, albanesi, filippini. Operai, badanti, perditempo,
piantagrane, turisti. Indigeni che gli parli delle mura di Gaeta e ti dicono
"quali?" e ragazzi di colore adottati che parlano il dialetto gaetano meglio di
una comare del vico 21. Come sono lontani i tempi in cui l'acme dello scontro di
civiltà alla gaetana si condensava tutt'al più nell'astio contro i cugini
napoletani o nelle risse campaniliste con "glie furmiani". È proprio vero: la
globalizzazione che doveva rendere il mondo più largo in realtà a noi ci fa
l'effetto opposto, ci rende tutti più vicini, il mondo ci sembra di colpo più
stretto, sempre più gomito a gomito, fianco a fianco. Andate nei budelli di
via Indipendenza, in quella che è sempre stata la pancia di Gaeta, il
cuore pulsante del popolo gaetano: oggi nelle vecchie anguste case del
borgo, appena fuori dalla zona più commerciale, vivono sempre più
immigrati, manovali o piccoli ambulanti, arrivati da terre lontane, in
stanze cadenti affittate, a caro prezzo, da proprietari del posto. Così
se un giorno all'ora di pranzo vi ritrovaste a passare dagli antichi
cortili è probabile che prima o poi vi capiterà di sentire odore di cibi
stranieri e speziati al posto delle vecchie care tielle.
Ed esiste tutta una geografia di una Gaeta invisibile, assolutamente
sottorappresentata: dai vecchi bar dei pescatori diventati ritrovo
consolidato dei muratori albanesi fino al piazzale della stazione che
ogni domenica mattina si popola di signore dell'Est Europa che caricano
sui furgoni pacchi e buste destinati alle loro famiglie lontane. Mentre
certe sere d'estate il viale alberato di Montesecco, coi turisti
decimati dalla crisi, assume l'aspetto di un suk multirazziale, il più
delle volte sempre con quell'identica merce "made in China" anche se è
fatta dalle parti di Forcella. Un panorama che raramente sfocia in
violenza, di certo non tanto di più delle risse estive di fronte ai
locali alla moda o dei casi spesso sommersi di insospettabile violenza
domestica.
Molti dei pigri abitanti del paesone gaetano non conoscono questa
realtà, o fanno finta di non vederla, proprio come gli avventori del bar
sul lungomare giravano la testa dall'altra parte quando la ragazza
laggiù stava per essere violentata. Mentre sicuramente conoscono
benissimo la realtà raccontata ogni giorno dai telegiornali: fatta di
delitti etnici, stupri razziali, disordini di clandestini, arance
meccaniche di extracomunitari. La vita quotidiana, chiamata a
fronteggiare uomini che non controlla e forze che non conosce, ha
cominciato a generare le reazione più ovvia: l'insicurezza, lo
spaesamento, la chiusura. Certo, gli immigrati ci servono: accudiscono i
nostri vecchi, mandano avanti le nostre fabbrichette a basso prezzo,
puliscono le stanze che noi sporchiamo, soddisfano le nostre voglie
sessuali dietro pagamento, raccolgono i pomodori per le nostre insalate.
Ma in fondo ci piacerebbe se, a fine turno, a fine giornata,
scomparissero tutti, in un clic, senza fare troppo rumore, fino alla
mattina dopo, o al turno seguente. "L'immigrazione - ha scritto il
sociologo Ilvo Diamanti - agisce come una sorta di diagnostica del
sentimento sociale e del modello istituzionale, ovunque, ne mette cioè
in evidenza i limiti, le tensioni".
I fenomeni migratori finiscono per farci la diagnosi a noi indigeni,
come una cartina tornasole: alla nostra rete sociale, ma anche alle
nostre realtà economiche. Per restare sulle nostre zone: la maggiorparte
della forza lavoro immigrata (regolare e non) si concentra sulla zona di
Fondi e di Latina, dove sta il motore del Mof o dei piccoli cantieri
industriali, che spesso assumono a nero; gli ambulanti, anche quelli
impegnati nei piccoli cabotaggi dell'illegalità che sgocciola dalle
vicine organizzazioni criminali gravitano su Formia; la maggioranza
delle richieste di residenza o soggiorno a Gaeta, tranne una parte di
operai o stagionali estivi, riguarda invece le badanti, donne di
provenienza est-europea chiamate ad accudire persone anziane (non
mancano i casi di innamoramento, a volte sincero a volte interessato).
Dunque gli immigrati, spinti dall'impellenza dei loro bisogni, ci hanno
capito subito. Carenze di legge comprese. Numeri più piccoli rispetto
alle zone del Nord Italia o alle aree metropolitane, ma non pochi. E
fino ad ora si percepisce disagio ma non paura, certamente non ci sono
state violenze contro la popolazione locale né ronde razziste contro gli
stranieri.
Nell'Italia dei Comuni non è un caso se qualche saggia voce (rimasta
inascoltata, ultimo da destra il presidente della Camera Fini) propose
di usare il diritto di voto alle amministrative come tentativo di
coinvolgere i cittadini immigrati alla vita del Paese dove hanno deciso
regolarmente di stare. Ma la sicurezza, l'immigrazione e la criminalità
comune sono temi "sensibili" negli orientamenti degli elettori.
"Spostano" i voti degli incerti. Rendono incerti molti cittadini certi.
Oggi come oggi, si capisce, non è aria. Basta un nonnulla a far saltare
la polveriera dell'inquietudine in questo clima dove tutto è
spettacolarizzato, e dove il genere più in voga da qui al futuro (non
roseo) che ci aspetta sembra essere decisamente quello delle guerre tra
poveri. Ormai il senso comune è plasmato dalla disinformazione. Molti
cittadini in buona fede sono convinti che nel nostro paese la più parte
degli stupri siano commessi da immigrati stranieri. Siamo ormai al
catalogo dei "reati etnici". Come a dire che la nazionalità aggiunge
qualcosa, e c'è chi lo pensa, sono in molti.
"Qui l'integrazione c'è - dicono gli uomini dell'Arma a Gaeta - ma il
razzismo contro i romeni sale dopo gli ultimi fatti di cronaca romana e
nazionale". Per questo nella notizia dei "due eroi romeni di Gaeta" vedo
tutto il pericolo di un'arma a doppio taglio: la cattiva coscienza di
celebrare e premiare i due romeni buoni per il sottinteso fatto che
tutti gli altri romeni restano cattivi ed "etnicamente pericolosi". Allo
stesso tempo qualche giornalista locale in vena di indagare sul caso,
come ieri sul "Territorio", non esclude che lo stesso ragazzo marocchino
sbattuto in prima pagina come mancato "stupratore" forse era più
assimilabile ad un "ubriaco molesto", e ci si chiede se non possa essere
pure lui vittima dell'allarmismo mediatico che ormai - questo è certo -
funziona a ritmo stagionale: per cui leggendo i giornali e seguendo i tg
si ha la sensazione di vivere il mese dei cani feroci, quello dei bulli
scolastici, o dei preti pedofili, mentre quest'ultimo è stato
decisamente il mese degli stupri.
Alla fine la vera notizia può essere che semmai pure a Gaeta qualcuno
volesse organizzare una "ronda cittadina" per il controllo del
territorio, di quelle appena autorizzate dal governo, visto questo
episodio e constatata l'ignavia degli avventori del bar di nazionalità
italiana, a questo punto farebbe bene a ingaggiare un po' di coraggiosi
romeni.
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