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Quando le corna
diventano affare comunale
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
12 aprile 2005
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In tempi più
faticosi, durante una cena tra amici o al tavolo di un bar poteva scapparci una
tremenda discussione sulla politica economica o sullo scontro delle ideologie o
su come cambiare il mondo. Adesso, la fatuità nazional-paesana preferisce
circoscrivere il dibattito. Meglio spettegolare. Così capita che un dirigente
pubblico tradisca la moglie, che un assessore se ne scappi con l’amante, che un
presidente del consiglio riveli in pubblico le storielle sulle amicizie
affettuose della consorte: in fin dei conti, lo stupore è modesto e lo spirito
dei tempi è quello che è. A Gaeta, per esempio, il dibattito pubblico delle
ultime settimane (col suo apice nel periodo delle vacanze di Pasqua, magari tra
una processione e un pranzo in famiglia) sembrava non volersi occupare di altro
all’infuori di un’inesauribile ciacola su corna, amanti e “fuitine” di mezza età
aventi per protagonisti alcuni personaggi del Municipio, e nientemeno ai piani
alti dell’amministrazione comunale. Come cantava De Andrè: “una notizia così
originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall’alto schiocca,
corre veloce di bocca in bocca”. E infatti rumors e boatos di natura
comunal-sentimentale venivano raccolti, intensificati e diffusi da una comunità
cittadina instancabile e vorace come non mai. Non si parlava d’altro. Sono
scappati? Tornano o non tornano? E la moglie di lui? E il marito di lei? E si
rifaranno una vita all’Est? Sarà solo passione? Le avrà regalato un collier? E
come metterla con le elezioni imminenti: la storia sposterà addirittura voti? E
se invece finisce, come poi pare sia finito, con un sedotta e abbandonata?
In genere, non ci piace che l’adulterio, materia privatissima e problema
d’eleganza, sia maltrattato come argomento di Diritto e Teologia, quasi come
assurda ragion di Stato, o immiserito a fregnaccia da cortile e pettegolezzo
acido. Tuttavia, senza voler violare la privacy di nessuno, continua a sedurci
l’irresistibile leggerezza delle passioni amorose, cieche e sorde dinanzi alle
convenzioni, e magari pronti a rientrare vilmente nei ranghi subito dopo.
Insomma, quello che colpisce in questa vicenda, non è l’adulterio come faccenda
privata, bensì l’adulterio come metafora pubblica. E mai come in questo caso
l’aria di Gaeta fu così galeotta. Senza contare, come dice Guia Soncini sul
Foglio, che “le corna hanno uno scopo primario, che non è certo quello di
sollazzare i cornificatori né di umiliare i cornuti bensì quello di dare
argomenti di conversazione a tutti gli altri”.
L’adulterio, come tutti capiscono, è spesso la disputa maschile sul corpo della
donna. E ci sono posti nel mondo dove si spara e si ammazza per un adulterio.
Altri dove si lapidano le peccatrici. Altri ancora dove si puniscono
pesantemente tutti i peccatori, di ogni sesso. Come ricordava recentemente
Francesco Merlo su Repubblica, “l’adulterio è un vortice di fantasie
sessuofobiche, un caleidoscopio di moralismo”. C’è la separazione per colpa,
l’abbandono del tetto coniugale, c’è la poligamia, il more uxorio, c’è il doppio
adulterio e persino quello quadruplo, che è piacere di scambista e incubo di
scuse. E sempre, come ci spiega il sapiente papabile Ratzinger, si tratta di
“illicitus coitus cum uxore vel marito alterius”. C’è anche l’adulterio che
diventa espediente retorico per giustificare altri crimini, come nei gialli di
Simenon o nella mafia siciliana. O il rifiuto dell’adulterio che sta alla base
della civiltà occidentale, a partire dall’Odissea: quella di Penelope contro le
tentazioni tramate dai Proci, e quella di Ulisse stordito dai sensi della maga
Circe, che peraltro risiedeva a pochi chilometri da qui. E si trova in
circolazione un singolare libretto scritto nel 1808 da Charles Fourier (e che
noi consigliamo a tutti, attori e spettatori di questa commedia alla gaetana),
intitolato “Elenco analitico dei cornuti”: che attraverso una puntigliosa
casistica sociale celebra le corna come risposta della natura alla gabbia
monogamica della civiltà. Anche se, per ricondurre questa storia alle sue
piccolezze e miserie del contesto originale, sarebbe più utile rileggersi le
gaetanissime “Storie di un paese di mare” di Salvatore Mola, anno 2004.
Come ci illustra ancora Merlo “oggi poi la linea discriminante dello scontro di
civiltà è l’adulterio: da un lato le scuse anglicane di Carlo e Camilla, il
sorry come remedium concupiscientiae, dall’altro l’onore dell’uomo custodito tra
le gambe della donna, la sanzione sociale e la lapidazione come risarcimento”.
In mezzo, evidentemente, c’è questo cicaleccio all’italiana, questo dilagante
tendenza al pettegolezzo che ha travolto pure la decadente realtà gaetana. Non
per fare la Dagospia dei poveri, ma è chiaro come il gossip sia diventato ormai
stile di vita, strumento di potere, canale di informazione della vita pubblica.
Per tutte le categorie sociali. In paese come in metropoli. La diceria è un
venticello che però scompiglia le carte della democrazia: di un assessore, come
di un ministro, non importa più il libertinaggio di bandiera o la passata
condotta dei suoi affari politici, ma si cercano con assai più voracità le sue
presunte storie di amore e di mondanità. Il popolo crede di gridare il re è nudo
solo perché lo sorprende con l’amante (che roba, signora mia), ma invece è nudo
lo stesso popolo (“incredibile quanto godimento ci sia a mescolare questa
storiella, ed è solo un godimento guardone e apolitico”, mi diceva un mio
amico). E il tutto va ad inserirsi nelle eterne cattiverie e dicerie moraliste
di paese, che certo non sono un’invenzione di adesso. Ci si da di gomito e si
sogghigna parlando di "corna" e di "cornuti", insomma, come un popolo feroce e
meschino, eccitato dallo scandalo tanto quanto ben tollerante per altri tipi di
impicci politici ed economici. Perfettamente post-ideologico, ma pure assai
deprimente. Per fortuna il nostro non è (ancora) un posto esagerato come
l’America: dove un Clinton rischia la poltrona per una storia di sesso e
stagiste ben più di un Bush con le sue carte false per andare in guerra, oppure
dove un presidente di multinazionale finisce licenziato per un rapporto
extraconiugale con una sua manager. O come quella reporter del NY Times,
licenziata per aver spifferato alle mogli i flirt dei colleghi (negli uffici del
Comune di Gaeta, e un po’ ovunque, tremeranno al pensiero). Da queste parti al
massimo arriviamo, con un sorriso benevolo, ai casi del sindaco di Bologna
Cofferati che molla la moglie per la sua giovane segretaria, con gemelli in
arrivo, oppure alla storia di un'estate fa col sindaco di Cosenza Eva Catizone,
mamma single di un bimbo nato dalla relazione extraconiugale col segretario
regionale del suo partito, rivelata alla stampa dagli stessi protagonisti. Col
gossip pruriginoso e il peggior giornalismo trash però sempre in agguato.
Capirete dunque che il problema non è che Tizio sia scappato o no con l’amante,
un’inezia che lasciamo ai vigili in pausa caffè o al barbiere di Montesecco, ma
piuttosto tutto l’incredibile e indecente circuito sociale che vi è sorto
attorno. Dunque, il pasticcio gaetano è pure stavolta rivelatore di tendenza.
Una tendenza non proprio gradevole: spiattellata dalla vox populi, la vita
pubblica (e la politica, dunque) si mostra impoverita in un eterno presente,
senza storia e senza futuro. Come certe nostre cene tra amici. Tutto nasce,
copula e muore nella più spicciola delle cronache.
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