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La via formiana
allo spinello
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
16 aprile 2004
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La
proposta del
consigliere
Fantasia di
aprire coffee
shop comunali e
fare di Formia
la prima città
antiproibizionista
d’Italia è
un paradosso, e
come tutti i
paradossi
nasconde un
momento di
verità.
L’idea che il
sindaco in
quanto autorità
sanitaria possa
autorizzare la
libera vendita
di sostanze
stupefacenti
leggere sul
territorio
comunale è una
di quelle idee
sconclusionate
e demagogiche
che almeno una
volta possono
diventare
giuste. Oltre a
inserirsi in un
tema delicato e
controverso
come quello
delle droghe,
la proposta
Fantasia va a
tirare per i
capelli il male
di vivere e la
politica
dell’arroganza
che alberga
ovunque di
questi tempi,
ma che nella
noia e nel
conservatorismo
provinciale
trova terreno
fertile.
Insomma, è
noto che nelle
monotone uscite
serali tra
ragazzi oggi lo
spinello è più
che altro un
espediente per
tirare avanti,
un confort
voluttuario,
una merce di
consumo. E sono
gli stessi
giovani per cui
la politica è
una noia
affaristica
senza emozioni
e senza utopie
e per cui la
loro città è
un posto vuoto
e morente da
cui sognare di
fuggire o da
cui fuggire per
forza appena
possibile. Come
è noto, dopo
l’entrata in
vigore della
legge Fini
sulle droghe
(che sancisce
un’equiparazione
ottusa tra
droghe leggere
e pesanti)
questi stessi
ragazzi, come
tutti i
consumatori di
cannabis assai
diffusi (più
di quanto molti
si immaginino)
in tutte le
classi sociali
e di età, si
ritroveranno
affibbiati lo
status di
criminali.
Il
proibizionismo
e la
demonizzazione
in genere
finiscono per
esaltare, anche
contro il
volere dei
demonizzatori,
lo spirito di
suggestione
della cosa
proibita. E la
riqualificazione
di Formia come
primo comune
“a spinello
libero”
d’Italia
potrebbe
sicuramente
rivelarsi un
balsamo per
tutto
l’indotto
turistico e dei
consumi,
notoriamente in
crisi. Certo,
andarsi a
sballare sulla
riviera di
Formia non avrà
lo stesso
fascino
cosmopolita del
viaggio ad
Amsterdam né
il brivido
dell’attraversamento
della dogana
tra le docili
montagne
svizzere, ma
basterà un
buon lavoro di
immagine per
far diventare
anche la
soporifera città
tirrenica una
nuova e
intrigante meta
del turismo
fricchettone.
La risposta del
sindaco di
centrosinistra
Bartolomeo al
consigliere di
Rifondazione
Fantasia non si
è fatta
attendere.
Bartolomeo
oltre a
precisare che
non ha poteri
in materia,
dice di non
volere farsi
coinvolgere in
nessuna
battaglia
ideologica pro
e contro, anche
per rispetto
della sua
professione
medica e della
competenza nel
settore. Non è
un caso se la
risposta del
sindaco sia
arrivata in
tempi così
rapidi.
Evidentemente
Bartolomeo ha
capito che una
discussione del
genere smuove
più sentimenti
e più
agitazioni di
mille cavillosi
dibattiti sul
porto, sui
programmi di
quartiere o sul
bilancio. Il
richiamo di
Bartolomeo
all’approccio
“scientifico”
è
apparentemente
terzista ma ha
il merito di
riportarci
ognuno alle
proprie
prerogative. Ce
ne è bisogno
in un dibattito
come quello
sulle droghe
dove
all’esagerazione
repressiva e
fobica dei
proibizionisti
si contrappone
l’esagerazione
indiscriminata
e devota di
certi
antiproibizionisti.
E mentre il
governo vara
una legge che
annette per
interno al
codice penale
un campo che
dovrebbe essere
terapeutico, di
recupero
sociale e
umano.
Si attendono al
varco i
sedicenti
liberali di
centrodestra
(all’opposizione
nella giunta
formiana), che
in molti casi
convivono
tranquillamente
– specie in
materia di
morale e di
droghe – coi
peggiori
rigurgiti
bacchettoni,
statalisti e
polizieschi.
Forse, come
scrisse Michele
Serra,
“viviamo in
un paese che
condona
volentieri ogni
abuso fiscale e
edilizio, e
depenalizza
molti reati
politico-economici,
ma è incapace
di varare anche
un mezzo
indulto per i
carcerati
comuni e
spedisce i
gendarmi ai
giardinetti per
incastrare gli
studentelli che
si fanno una
canna”.
Quello che
chiamiamo
“droga” è
una matassa
informe e
oscura che
andrebbe
analizzata con
razionalità e
differenziazione.
Levata l’aura
di peccato e di
proibito,
bisogna
distinguere le
sostanze e gli
effetti. Perché
alcune droghe
sono molto
pericolose e
bruciano la
testa e il
corpo di chi le
usa (non la
cannabis,
scientificamente
dimostrato!),
sono un grave
problema
sociale e una
fonte primaria
per il mercato
nero e la
criminalità, e
ogni droga
comunque è una
spia che ci
dice molto
sulle
esaltazioni e i
disagi presenti
in società.
Aldilà delle
intramontabili
(purtroppo)
alee di colpa o
di perdizione,
i tempi sono
cambiati. Se
per le
giovinezze di
trent’anni fa
(compresi
quelli che da
grandi sono
diventati
professori,
dottori,
politici o
magari sindaci)
uno spinello
aveva cariche
di
trasgressione
politica e
culturale per
la giovinezza
di oggi non è
né più né
meno che uno
sfizio, una
merce di
consumo.
Anche gli
amministratori
del comune,
passata l’ebrezza
delle proposta
Fantasia,
avranno le
solite faccende
di cui
occuparsi. E i
giovano tornare
al loro
inquieto
isolamento. Si
tira a campare,
insomma. Una
volta lessi la
testimonianza
di un grande
poeta,
Ungaretti, che
raccontava
molto divertito
di avere fumato
cannabis in
America, e di
averla trovata
infinitamente
meno eccitante
della sua
propria 'droga
autogena', la
poesia che gli
ravvivava il
cervello.
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