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L'entusiasmo per Marrazzo al mercato, tra il tele-brigante Ciano e la Sora Cicione

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

17 marzo 2005

 

 

Il candidato arriva con la faccia trafelata e il cappotto sgualcito. La campagna elettorale, si sa, è una faticaccia, ma Marrazzo è uno che non ha l’aria da principiante e, intanto, gira come una trottola, dalle otto di mattina fino a notte. D’altronde c’è di mezzo la Regione Lazio, una cosa mica da niente, per cui i sondaggi traballano, la Mussolini fa sciopero della fame in camper, Storace sfregandosi le mani sfodera una super-propaganda infarcita di cuori tricolori e mamme sorridenti, e a lui non resta che girare e portare il muso ovunque.

E poi c’è da smentire quella malignità di Dagospia, roba di ottobre, quando lui al ristorante disse di voler saltare un paio di appuntamenti e gli si diede del fannullone. Era invece influenzato, ha preso il vaccino e da allora, dice, non ha mancato un incontro, un dibattito, un breafing, nemmanco una cena. Ora, la mattina di un sabato quasi primaverile, arriva a Formia, dove lo aspettano i candidati provinciali della sua lista civica, la Lista Marrazzo. Loro subito lo sommergono di richieste, un Marrazzo nel proprio collegio fa sempre prestigio, lui mette le mani avanti: «Sapete, il candidato poi non decide nulla dell’agenda, chiedete allo staff». Meno male che Antonio Ciano, il Masaniello dell’etere ora candidato alle regionali, si è portato appresso la telecamerina, e così – attraverso gli schermi della telestreet gaetana TMO – ci offre momenti indimenticabili. E subito immortala in primissimo piano una starnutone di Marrazzo, tale da farci temere sull’efficacia e durata del vaccino, e – non sia mai – un’altra influenza adesso, con le elezioni alle porte e Storace alle calcagna, potrebbe essere fatale.

Veloce di giro di foto coi candidati, poi si va tutti al mercato del sabato, occasione da non perdere. Dell’avversario Marrazzo (ma lui preferisce “Marazzo” con una “ere” sola) Storace dice che è stato scelto dall’Unione «facendo zapping. Il prossimo lo trovano su “Porta Portese”». Però Marrazzo «è sempre stato dalla parte dei consumatori, lo sanno tutti no?» afferma invece Ciano, filmando e commentando le folle entusiaste e le massaie in subbuglio che, al passaggio del candidato, fanno impazzire l’ordinario mercato di largo Paone. Le signore lo strattonano, lo abbracciano, lo prendono in ostaggio: d’accordo non sarà verace e inciccito come Storace, e nemmeno sarà fine e perspicace come la mitica Lilli, ma comunque se lo mangiano con gli occhi. Un po’ di dubbio su chi lo manda stavolta: Raitre? L’Unione? Canale5? Lui va a braccetto col sindaco di Formia Bartolomeo, stringe mani, strizza occhi, e a tutti ripete: «Sempre dalla parte dei cittadini». Due, quattro, dieci volte. «Sempre dalla parte dei cittadini». Sarà un refrain efficace, ma va a sapere. Intanto bisogna fermarsi e rispondere, e non c’è scaletta di programma che tenga: una signora ha il problema delle liste di attesa in ospedale, un’altra il marito che l’ha lasciata e non paga gli alimenti, un’altra ancora la pensione minima e le hanno aumentato l’affitto. Nessuno però come quel signore che, raccontano le cronache, tempo fa fermò Storace e serio serio gli chiese: «Presidente, perché non fa distribuire il Viagra gratis?». E quello di rimando: «Perché me viene a costà troppo». L’estro sentimentale a Marrazzo però non manca, come quella volta che da un palco disse: «Sento i cuori che battono in questa sala». O come quando si dichiara «il candidato della tolleranza», insiste sulla «cinghia di trasmissione con società e sindacati», e sceglie (con spirito mezzo veltroniano, detto senza offesa) la colonna sonora firmata da Ramazzotti, «dedicato a tutti quelli che / sono allo sbando».

Erminia Cicione, consigliere comunale formiana e capolista della provincia, freme dall’entusiasmo, si guarda intorno tutto il tempo controllando chi c’è e distribuendo saluti, con fare spontaneo e popolaresco, «e che non l’ saje, me so’ candidata eh!». Telefonino all’orecchio, localizza ogni spostamento, avvisa gli amici: «Ecco, raggiungeteci, ora siamo verso il mercato del pesce, dai!». Presenta a Marrazzo la signora Flora e questa gli confessa: «Mammamia, mi sto facendo tutta rossa, però si chiù’ begl’ accà che in televisione». Ciano: «Lo vedete, i consensi della lista Marrazzo aumentano di giorno in giorno». E pure i prezzi, ci fa vedere subito dopo. Le melanzane stanno a due euro, i pomodori verdi 1,50 al kilo, le pere a 80 centesimi, signora mia. «Eh, lo sappiamo... se non stavi più in televisione da qualche parte dovevi stare» dice un’allegra pensionata, il destino di tanti giornalisti Rai racchiuso in una frase. E mentre Marrazzo avanza (e si produce in contorsioni incredibili pur di stringere mani dietro al banco dei formaggi) si capisce che la tv – pure se a fin di bene – è un’ottima scorciatoia per piacere al popolo. E infatti c’è qualcuno che riconosce anche Ciano, seppure fuori dal suo cono d’ombra di mediattivismo e celebrità paesana. «Allora stasera ci vediamo in televisione?» gli gongola un’incanutita massaia davanti all’obiettivo. Il sindaco Bartolomeo se la cava abilmente nel gestire fans e questuanti, ma è la Sora Cicione un vero genio mediatico, mentre sguazza in mezzo al popolo («ma che non lo sai, io ‘sso candidata») e suggerisce all’orecchio di Marrazzo: «Eh, ma sulle donne, bisogna puntare molto». E lui, reduce da ennesimo sbaciucchiamento attempato: «Ma io punto sempre, ehehehe».

Alla fine il corteo – il Principe Bartolomeo, il candidato Marrazzo e la Sora Cicione in testa – si dirige vero l’asilo comunale, un paio di uomini all’ingresso fermano Ciano con la sua telecamera, «meglio non andare oltre, per rispetto dei bambini», «certo, certo, per carità», e qui si stoppa anche il “reportage” di TMO. Sperando che poi non sia la visione improvvisa di Marrazzo a turbare i piccini, loro che non hanno nemmeno la colpa di dover votare.