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Ve lo immaginate il Gay Pride a Gaeta?
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
18 agosto 2006
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Sotto l'ombra del baretto, tra avventori
di passaggio tra un campeggio e un falò, distratti da notizie belliche,
emozionati dalle colate laviche organizzate dall'ex premier in villa,
magari un po' presi dai viaggi nostri, si discute animatamente se i
gaetani hanno un'anima, casomai transgender.
Il gay pride, e per giunta "nazionale", a Gaeta? Francamente alla
proposta dell'affezionato comitato di bagnanti gay nudisti non ci crede
nessuno, ma ve lo immaginate che fantastica botta di vita sarebbe per la
nostra pigra fortezza decaduta? La visionarietà metrosexual si ravviva
di fronte a un frullato alla fragola. Ve le immaginate le vecchiette
borboniche ai balconi battere le mani al ritmo della compilation della
Carrà? Ve lo immaginate il menestrello Cocchetto intonare in allegria
uno "sciuscio" speciale insieme a tante nuove amiche con voci viziate da
nuovi ormoni? Ve lo immaginate il rotocalco della tv di paese annunciare
l'evento con I Will Survive in sottofondo? Certo, bisognerebbe mettere
in conto pure qualche infarto parrocchiale e qualche mugugno destrorso,
ma suvvia, il momento sarebbe comunque storico. E già par di vedere
talune indignate reazioni. A quanti e quali smatarazzamenti toccherà
assistere al probo consigliere Udc Matarazzo, in prima fila per
difendere "l'identità cattolica" dei gaetani? Quanto si moltiplicherà il
lavoro di quel zelante consigliere di An che già a ferragosto minacciava
di andare all'Arenauta a picchettare, forse uno per uno, certi impudici
piselli? E quante righe vibranti di cristianissima offesa toccherà
scrivere a un virtuoso amministratore della sezione locale di un noto
quotidiano provinciale?
Sui tavoli, intanto, si moltiplicano copie e copie del Messaggero del
litorale. Avventori più dotti ci ricordano che nella più primordiale
delle simbologie il mare è l'utero, è il grembo della madre, è l'origine
del mondo, è l'umore dell'amplesso. Secondo la psicanalisi postfreudiana
anche la pulsione sessuale "dopo la catastrofe del prosciugamento dei
mari", dopo l'emersione delle terre, è "un sostituto della vita
acquatica perduta", una "lotta per procurarsi l'umidità che sostituisce
l'oceano". Chissà se ne sono consapevoli pure i cacciatori da dune e le
prede nascoste di certe piccole rive ciottolose di ponente.
Dove la costa sud-laziale si impenna e diventa roccia, nudisti e gay e
anime dannatamente libere sono frequentatori abituali di un angolo di
spiaggia all'Areanauta, trecento scalini da scendere solo per arrivarci,
miracolosamente scampato alla privatizzazione del piano spiagge e a
qualche scempio edilizio poco lontano. "Veniamo qui da decenni, non
diamo fastidio a nessuno, ci trattano come criminali" dicono. I
poliziotti privati li hanno rincorsi, i vigili li hanno multati. Dai
muri gaetani ringhiano manifesti del partito cattolico e del partito di
destra che "nudisti e gay" sulle spiagge non ce li vogliono, che
andrebbero "cacciati". "Le spiagge alle famiglie" dicono certi politici.
Proprio così. Forse le "famiglie" sono quelle con cui spartire quel poco
di spiaggia non ancora colonizzata. Poveri naturisti, coi loro piselli
oltraggiosi al pudore e le loro tasche vuote oltraggiose allo sviluppo
economico. Corpi che si consegnano docili al sole e al mare, sguardi
smaliziati, passeggere passioni.
I costumati moralizzatori, gente che nessuna prima pietra potrebbe
scagliare, ora così turbati da qualche chiappa all'aria aperta, seduti
in braghe corte sui loro balconi, purtroppo sono bravi a imbiancare un
paese che ormai è tutto un sepolcro. Il loro mal di mare è il malessere
dell'impotente, la nausea del frustrato. Il nostro mal di mare è una
visione stregata di un bel paese alla deriva. Certo però, sospira
qualcuno, ve lo immaginate il carro del Muccassassina solcare il
lungomare lanciando coriandoli?
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