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E se il Partito del Sud fosse una cosa seria?

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

21 luglio 2009

 

 

Nel nostro piccolo, a Gaeta, osserviamo le cronache politiche nazionali sulla nascita di questo fantomatico “Partito del Sud”, tra i litigi in salsa siciliana del Pdl e qualche adesione preventiva di amministratori del Pd, con un misto di curiosità e inquietudine. Perché noi, nella ridente cittadina tirrenica, un Partito del Sud ce l’abbiamo già da tempo, e una volta ha persino vinto le elezioni.

 

Così, passeggiando sull’assolata piazza del Municipio, ci chiediamo cosa c’entra il nostro caro Antonio Ciano, per gli amici soprannominato “il brigante buono”, con quei notabili sudisti e sudati dalla caratura di un Raffaele Lombardo, di un Gianfranco Micciché, di un Agazio Loiero, o con quella vecchia volpe campana di Antonio Bassolino, o finanche col signor Salvatore Marino, aspirante governatore alle regionali abruzzesi per la lista “Maschio 100% - Lega Sud Ausonia”, nata “contro i partiti insulsi di destra e di sinistra” e i “servi del nazi-omosessualismo”. La risposta è: niente. Ma questo è il nodo: tutti questi politici, qualunque cosa abbiano in mente (insieme, divisi o addirittura l’uno contro l’altro) sono chiamati a un’impresa: smentire una lunga tradizione di partiti e partitini e gruppuscoli e clan e molecole meridionalisti troppo spesso così estemporanei tra risultare bizzarri o addirittura ridicoli. Tutti quanti presi dal misterioso fuoco del “partito del sud”.

 

Ciano però stavolta si è arrabbiato. “Ci sono prima io” ha detto. Teme che lo facciano fesso quasi come Meucci con l’invenzione del telefono, e così scrive a Micciché, a Lombardo, ai giornali e pure al commissariato di polizia per ribadire che il nome “Partito del Sud” l’ha brevettato lui. “Il Partito del Sud è nato a Gaeta nel 2002, dove ha la sede nazionale in via Rimini 1-3 e si è presentato alle elezioni comunali di quell'anno. L'8 dicembre del 2007 e si è presentato alle elezioni politiche del 2008, e alle provinciali della provincia di Latina nel 2009, alle comunali 2009 nei comuni di Suzzara e di Virgilio in provincia di Mantova. E l’anno prossimo vuole presentarsi alle regionali”. Dunque se un domani ci fosse una causa in tribunale sulla paternità del Partito del Sud noi – pure senza votarlo – saremmo disposti a giurare e testimoniare per Ciano: si, il Partito del Sud l’ha inventato lui, e se è per questo saranno quindici anni che ci fa una capoccia così.

 

E si che il Sud avrebbe bisogno di farsi valere. Molto più di quanto vogliano o possano fare questi sedicenti suoi difensori, pure se messi tutti assieme. Il rischio però è sempre quello del vittimismo. Come scrive il blogger Giuseppe Veltri, pugliese trasferito a Londra: “Sono tutti pronti a promettere più soldi, maggiori investimenti ed infrastrutture ma nessuno punta l’indice verso le responsabilità dei meridionali dicendo: ‘Sei stato trattato male in passato, ma poi hai continuato a sbagliare da solo per decenni’”. Come a dire: il Sud è fatto così, pazienza. Si concede ai meridionali di essere vittime e allo stesso tempo non si deve prendere l'impegno di un vero e radicale cambiamento. Cosicché tutto si perpetui nel solito paradiso abitato da diavoli. Nel frattempo quello che scriveva del Sud Antonio Grasmci quasi cent'anni fa (“L'Italia meridionale è una grande disgregazione sociale” in “La questione meridionale”, appunto) è diventato un buon ritratto del Paese intero. La mafia e la camorra investono a Milano e in Veneto più che nelle terre d’origine. Al Nord si diffida dello Stato , si evade il fisco, ci si rifugia nel sommerso, si lavora in nero quanto e più che al Sud. Nel traffico non ci si ferma davanti alle strisce pedonali e si parcheggia in doppia fila a Torino come a Catanzaro. Pure le nebbie ormai hanno lasciato la pianura padana, dove ormai fa caldo come nelle isole. Certo, rimangono grandi differenze. Nascere a Trieste o a Crotone non è la stessa cosa: per oppurtunità culturali, capitale sociale, occasioni economiche. Il fatto è che dire “Sud” non significa nulla, tranne indicare un territorio vasto quasi metà della penisola, dove in pochi chilometri si scende dalle nevi perenni di montagne alte quasi tremila metri a mari quasi tropicali. Nemmeno distiguere una regione dall’altra è dirimente: l’identità italiana non è definita dalla regione bensì dal campanile e dal palazzo comunale. Per questo c’è chi, come certi adorabili fondatori di “partiti del sud” dalle incerte fortune, ancora si vanta di essere l’ultimo combattente popolare di una causa persa, quella del Sud, ma come tutte le cause perse poi rischia di diventare una sagra delle superstizioni, una nostalgia avvelenata, o semplicemente un alibi alle proprie pigrizie.

 

Poi, dicevamo, c’è Antonio Ciano. Lui, classe 1947, è davvero il prodotto più esotico ma pure più ultraprovinciale partorito dal nostro paesone gaetano, un posto dove qualunque cosa venga messa a cuocere finirà comunque per ammuffire, un posto che appartiene al Sud poiché anche qui le cose non assomigliano mai a loro stesse. Dal suo tabacchi borbonico sulla piazza del Municipio è riuscito a conquistare politicamente Gaeta o quel che ne rimane e giura che prima o poi andrà oltre, con quella faccia da pirata della filibusta e il gusto della battuta dialettale. Lo prendevano sul serio in pochi fino a qualche anno fa, quando attaccava i suoi pistolotti sui Borboni o contro la partitocrazia. Poi è diventato la star di Tele Monte Orlando, la telestreet di paese che si è creato dal nulla, con i suoi reportage casarecci e le sue lezioni di storia nel tinello, rivestendosi all’improvviso di nuova luce. Pure le vendite del suo best-seller, “I Savoia e il massacro del Sud”, pamphlet storico e molto polemico, ebbero un’impennata. Da lì il suo capolavoro politico, messo a punto per le comunali del 2007: con la giusta convinzione che la sua città avesse più che mai bisogno di una svolta radicale ha tirato giù dal letto il cugino Anthony e lo ha convinto a vestire i panni di Superman. Tanto ha detto e tanto ha fatto che alla fine è riuscito pure a farlo diventare sindaco, fuori dai partiti di centrodestra e centrosinistra, solo con una lista civica e – manco a dirlo – il suo Partito del Sud (per l’occasione ribattezzato “Riprendiamoci Gaeta”).

 

Un caso da osservare con attenzione: in politica ogni “vuoto” è destinato a essere riempito. E il nostro Ciano difatti, dietro certe apparenze folkloriche, è un animale politico dall’intuito straordinario. Un mix di astuzie mediatiche e pancia del paese. Ma anche il solito caciarone: basta vedere come riesce a riempire, in quattro e quattr’otto, le sue liste elettorali di amici, passanti e avventori del suo negozio. Adesso “il brigante buono” si è ritrovato ad essere lo sherpa dell’amministrazione civica che lui stesso ha contribuito a creare dal nulla, l’avanguardia del plotone, il guastatore in perenne missione, tra beni demaniali, antenne oscurate e finanziamenti regionali da strappare. Da assessore non ha ancora imposto il necessario piano spiagge, ma in compenso è riuscito anche a far approvare dal consiglio comunale un ordine del giorno che era il suo storico cavallo di battaglia: la richiesta dei danni di guerra per l’assedio gaetano del 1861 a Casa Savoia, che lo ha fatto finire anche sulla pagine del prestigioso quotidiano Le Monde di Parigi. “Pensavano fossi un clericàl, un reazionariò… ma quando mai, gli ho risposto”.

 

Sarà per la posizione geo-politica strategica, da vecchia fortezza decaduta e “fedelissima” del regno borbonico, sarà per la presenza di questa campana minoritaria, di paese, che sempre fa sentire i suoi rintocchi, a Gaeta il Partito del Sud lo conosciamo bene, anche se – a conti fatti – non ha mai preso molti voti. Alle ultime provinciali ha incassato una mazzata epocale, per esempio. “Ma senti che slogan: destra e sinistra solo indicazioni stradali?”, diceva. E quindi, voliamo? “No, andiamo verso il Sud”. Invece, dice il governatore della Sicilia Lombardo che “stavolta sta nascendo una cosa seria”. Che vuole “riequilibrare il peso schiacciante della Lega Nord”. Ricorda che “Bossi difendendo gli interessi settentrionali fa il suo mestiere. Solo che è ora che nasca una forza che difenda fino in fondo gli interessi del Sud”. E allora, come andrà a finire? Boh... Certo l’ostacolo più grande, per quanti accarezzano il sogno d’una specie di Lega Sud, è che di “Leghe Sud” ne sono già nate negli anni a bizzeffe. Dai tempi della Costituente, con gli automisti siculi che volevano federarsi con gli Stati Uniti d’America (ma non si sa se le cosa fosse reciproca), fino all’irruento tarantino Giancarlo Cito che voleva prendere tutti a calci in culo. Tutte destinate l’una a essere risucchiata da un’altra. A scontrarsi in tribunale per il possesso del nome. A organizzare rimpatriate nostalgiche sul gaetano Monte Orlando o iniziative uguali e contrarie a certe trovare leghiste, tipo i supermercati “Compra Sud” da contrapporre ai gadget padani o le “Miss Due Sicilie” per rivaleggiare alla pari con le “Miss Padania”. A scatenare risse intestine meschinelle nel segno della guerra ai busti di Garibaldi, degli appelli a rimuovere le piazze Cavour, delle invettive contro Costanza d’Azeglio, rea d’avere esclamato contro l’annessione del Sud: “Qu’allons nous faire de ces gens-là, cosa faremo di quella gente? Confesso che penso con terrore alla fatica di ripulire quelle stalle d’Augia”. Ciano è il primo che conosce bene, un po’ schifandolo un po’ rimestandoci, questo brodo sudista all’italiana, che spesso va a braccetto con la destra un po’ reazionaria e clericale, e talvolta si è fatto anche corteggiare da qualche emissario della Lega Nord, quella vera. Non è un caso che il partito di Bossi e Calderoli cerchi di ampliare il suo insediamento sul territorio nazionale, in alcune zone del Centro già con discreti risultati, compreso un 4% conquistato nei dintorni di Latina alle ultime provinciali, in cui correva da sola e anche contro il Pdl.

 

Insomma: fuochi d’artificio tanti, sbocchi politici pochi. Fino a una riunione, la prima in assoluto, a Cosenza, nel gennaio di quest’anno, con la benedizione di Lombardo, di un folto gruppo di gruppetti: dai Centri di azione agraria a Noi Meridionali, da Uniti per la Puglia a Uniti per Matera, dal Partito del Sud a Sicilia Libera, da Lega Sud Ausonia a Unione federalista meridionale fino a Uniti per Castrovillari o Noi Borbonici. Obiettivo: “Dare vita insieme a una Lega del Sud”. Risultati concreti? Zero, pare. Un pizzico di nervosismo a destra, tuttavia, sembra segnalare che, sotto sotto, qualcosa cova. In fondo, pure i meridionali hanno smesso di avere paura di Bossi e delle sparate dei leghisti, anzi sotto sotto quasi ammirano la Lega Nord, perlomeno capace di far valere le ragioni del suo territorio, delle sue corporazioni, dei nativi contro gli immigrati stranieri, in un mondo dove ogni orizzonte da generale è diventato particolare, con tanti saluti alle solidarietà nazionali. L’Italia è un Paese che si sta riprovincializzando, i suoi lembi si guardano in cagnesco. A un Nord benestante e impaurito non potrà che corrispondere un Sud asfissiante e mammone.

 

C’è da preoccuparsi, insomma. Al “brigante buono” Antonio Ciano riconosciamo tante opere appassionate e meritorie e soprattutto un intuito profetico. Quando declamava, anni fa, che “un giorno il Partito del Sud andrà al governo e il Gaeta Calcio in serie A”, quasi ci veniva da fargli una pernacchia. Poi il suo partito ha conquistato il governo cittadino e la squadra del Gaeta è arrivata già in serie D. Gli vogliamo bene ma siamo pure noi meridionali, e non ce ne vorrà se cominciamo a fare gli scongiuri.

 




 

 

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