|
» gaeta
La guerra delle cozze
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
24 ottobre 2008
|
Il
mare, perduto ad una visione di dominio, il mare dei ducati e delle Repubbliche
Marinare per intenderci, evaporato sia agli splendori immaginari del turismo sia
alle fatiche reali dei vecchi pescatori, nel nostro Golfo di Gaeta è stato
degradato a via di fuga della classe dirigente, a banchetto degli interessi
economici, a bosco dei perdenti.
Di sicuro, nell’agenda delle notizie locali il mare è diventato un appuntamento
periodico: sempre in pericolo, sempre minacciato. L’ultima polemica è già stata
ribattezzata “la guerra delle cozze” (fa un po’ ridere, ma è stata presa molto
sul serio), e riguarda l’ordinanza emessa dal sindaco di Formia Bartolomeo che
vieta per 180 giorni l’installazione o il trasferimento di impianti di
itticoltura e miticoltura nelle acque antistati il litorale formiano.
Nell’ordinanza si fa riferimento ad analisi delle acque del Golfo che
evidenziano la presenza di immissioni di azoto e fosforo e di microalghe
potenzialmente dannose. Il primo cittadino formiano dice di non volere che il
mare della sua città diventi “la pattumiera del Golfo”.
Ma il mare è largo, e le problematiche che contiene guizzano e si mescolano come
anguille. E la metafora delle acque agitate sarebbe fin troppo abusata se
pensiamo alle grandi divisioni recenti della politica locale: la costruzione di
porti e le autorità portuali, gli allevamenti di tonni e le ondate di
mucillagini, le accuse tra sindaci e le denunce in tribunale, i depuratori e le
navi petroliere, e così via. Come ha scritto Francesco Rossillo su questo
portale. “l’acqua, pur se salata, è un fluido”. E l’acqua del mare appartiene a
più città (Gaeta, Formia, Minturno, senza soluzione di continuità) e a più
legittimi interessi (i vari tipi di portualità, la pesca, l’allevamento ittico,
la cantieristica, la balneazione turistica). Sta di fatto che l’ampio mare del
Golfo di antichi splendori è diventato oggi un pollaio troppo stretto per le
ambizioni dei suoi abitanti.
L’oggetto della discordia, dunque, sarebbero stavolta gli allevamenti di cozze,
quelli che occupano uno spazio sempre più esteso, tanto che a osservare una
panoramica dall’altro sembra che il golfo sia diventato ostaggio di
un’inquietante ragnatela. Ma è anche una ragnatela che da lavoro a persone e
produce molti soldi. Da entrambi i suoi lati però avanzano i porti, commerciali
e turistici, che premono coi loro lavori già in corso o già preannunciati,
ansiosi di ingrandirsi e potenziarsi. Per esempio, il Bartolomeo che si oppone
con fermezza all’espansione degli allevamenti è lo stesso Bartolomeo che si
appresta a varare (tra numerose perplessità) il nuovo megaporto turistico con
ampia partecipazione di società private. E dall’altro lato ci sono i progetti su
Gaeta dell’Autorità portuale ancora avvolti nella vaghezza, con gran dispendio
di risorse e di fanfare ma finora scarsissimo dibattito pubblico.
Il mare si offre come perfetto alibi ai politici: per la loro buona coscienza
come per le loro cattive opere. Poiché il mare ha “la forma dell’acqua”, e
quindi ognuno può vuotarlo come gli fa comodo. L’inquinamento può essere oggi
colpa delle cozze e domani colpa delle alghe e dopodomani colpa del Garigliano.
I problemi degli impianti di depurazione sono quelli di Gaeta che incidono su
Formia, e a loro volta quelli di Formia che incidono su Minturno. E pare del
tutto normale che su una sponda sventoli la bandiera blu e sull’altra sponde
campeggi il pericolo di balneazione.
Bartolomeo sostiene di volere tutelare la salute del mare e dei cittadini,
perlomeno quelli della sua giurisdizione, e sicuramente fa bene. Ma se ci sono
analisi preoccupanti sulle acque formiane, quali sono quelli sulle acque gaetane?
O su quelle di Minturno? Tuttavia non basta rivendicare i confini sul mare per
mettere la propria fetta di mare al sicuro. Insomma, un pezzo d’Italia che aveva
nel suo dna la potenza marinara, si è ridotto a trattare il mare come una vasca
da bagno.
Forse è inutile anche chiedere gli Stati Generali del Golfo se non si dispone di
dati certi, pubblici e condivisi da usare come base di partenza (magari si dirà
che non si dispone nemmeno di personaggi adeguati a cause di tale respiro, e
quello però è un altro discorso). Da troppo tempo manca un minimo coordinamento
tra città appartenenti ad un’area con problematiche comuni. Tuttavia, non si
possono prendere decisioni importanti sullo sviluppo senza distinguere i fatti
dagli opinioni, i dati materiali dai progetti futuri. Esiste già una legge
regionale e un potenziale finanziamento (n°1 del 05/01/2001, rispolverata in
questi giorni dal coordinamento Ds del sudpontino) sul “programma integrato di
interventi per lo sviluppo del litorale laziale”, con uno specifico punto (1.17)
sulle “misure per il golfo di Gaeta” (www.litoralespa.it), e potrebbe essere
usata. Prima o poi si dovrà avere il potere o la volontà di accertare quello che
tutti sanno e tutti dicono ogni volta secondo i propri comodi oppure a stagioni
alterne: che il mare del golfo di Gaeta è ormai un brodo dissestato da
proteggere al più presto.
La guerra delle cozze tra Comuni del Golfo rischia già di diventare una “guerra
tra cozze”: ovvero una guerra tra città abbruttite, assorbenti e purgate come lo
sono i famosi mitili. Prima che sia troppo tardi per tutti.
|