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Recensione.

La "Libertà" di Tmo

e la leggerezza

delle rivoluzioni

 

 

Luca Di Ciaccio

Illogica Allegria,

aprile 2007

 

 

La voce del brigante più famoso dell’etere gaetano comincia a tuonare all’alba. C’è da scaldare la telecamerina, e lui se la mette sotto il braccio, ci soffia un po’ sopra, le rivolge due parole d’incoraggiamento, e poi è pronto a cominciare. Col sole che si alza dietro il Monte Orlando dei bastioni e delle antenne. Giusto in tempo per far partire i titoli di testa di questa storia di origine gaetana che ora – chi l’avrebbe mai detto? – è diventata un vero film di circolazione internazionale. “Libertà” è il documentario girato a Gaeta da una coppia di giovani registi italo-tedeschi, Nina Mair e Robert Jahn. Racconta la storia di Tele Monte Orlando, piccola emittente tv di paese, la prima e la più seguita tra le telestreet italiane, nate dal 2002 in poi sul filo dell’illegalità. E’ la storia  di un gruppo di volenterosi, che ora tutti chiamano “gli orlandones”, gentili persone comuni travolti da una malia irresistibile. Ma sopratutto, e con pieno merito, è la storia di Antonio Ciano, il coraggioso tabaccaio mezzo comunista e mezzo borbonico che si è guadagnato l’appellativo di “Masaniello dell’etere”. Nata per sfida e per diletto, Tmo è diventata la voce della città, l’occhio del riscatto e della rabbia, delle luci e delle ombre, la moderna agorà paesana. Ha vissuto dissidi e oscuramenti, ma a Gaeta la conoscono tutti, quasi non ci si fa più caso tranne quando si rischia di sentirne la mancanza. Fuori dai confini paesani, e anche da quelli nazionali, invece la meraviglia e l’interesse sono elevati. E anche gli applausi, come nelle varie proiezioni da Firenze a Berlino, da Salerno a Lipsia. Tutti a chiedere: “Ma davvero avete una tivù così?”. Nina e Robert lo confessano: “Arrivando a Gaeta siamo rimasti folgorati, in nessun altro posto d’Italia avevamo rilevato un legame così stretto tra i cittadini e questa microscopica tv”.

 

Così i cittadini – e pure i candidati, vista l’occasione delle imminenti elezioni comunali – sono accorsi in massa all’anteprima gaetana del film, tenuta l’undici marzo al cinema Ariston. Ridendo, applaudendo, elogiando, versando qualche soldo di contributo, qualcuno perfino commuovendosi. Il Masaniello Ciano salutava tutti, quasi uno per uno, nel foyer. Telecamera d’ordinanza in mano. Abito scuro e cravatta con lo stemma municipale. “Dicono che sono un bravo attore. Certo, io sono un attore del reale”. E insomma, titoli di testa. Libertà. “E’ una parola impegnativa, quando abbiamo saputo che sarebbe stato questo il titolo del film, lo ammetto, un po’ ci siamo spaventati. Libertà è un concetto importante, non è roba da poco” mi ha confessato Erasmo Lombardi, cronista storico delle partite del Gaeta e presidente dell’Associazione che fa capo a Tmo. Nel film si vede lui che soffre ed esulta allo stadio mentre racconta la partita, ma anche mentre cerca di strappare ai passanti della Piaja qualche parola sul degrado del loro quartiere. “A Gaeta, come in Italia, c’è questa mentalità del tirare a campare, nessuno ha voglia di impegnarsi in prima persona”. Non tutti, però. Nina e Robert sono stati più di un mese a Gaeta, e non a caso era l’ultimo mese prima delle elezioni del duemilasei, quelle dell’Italia frustrata e dei politici sempre più lontani, dell’era berlusconiana che finiva, dell’esausta conta dei voti in una notte d’aprile. I due registi erano estranei alle tradizioni e agli usi del luogo, e per fortuna sono rimasti immuni dalla tentazione di indugiare nel folklore e nello stereotipo. Applicare la modernità ai campanili, infatti, è uno dei rischi più intriganti e più difficili per il Paese di oggi. Così i due intraprendenti videomakers hanno seguito Ciano e gli orlandones ovunque: per le strade, alla partita, in campagna, in Municipio, nello garage-studio, nelle lezioni di storia meridionalista cominciate in un tinello e finite in una vera aula di scuola, su un pullman di pellegrini devoti a Padre Pio “perché lui è un santo moderno, e quindi i miracoli ce li fa vedere”, e ancora alle prese con le signore che si complimentano, coi ragazzi che chiedono i dvd, con un poeta improvvisato, con l’aspirante assessore che chiede un’intervista, col sindaco Magliozzi incalzato nella diretta, e via così. Come se ogni scena, alternando momenti di riflessione e momenti di comicità, facesse parte di un unico puzzle che finisce per disegnare le nuove domande di senso e di partecipazione dei cittadini. Davvero in casi come questi, come dichiarò il mediologo Fleischner, “non stiamo parlando di prodotti mediatici ma di processi di vita”. Mentre, in una delle scene memorabili del film, c’è Ciano che urla a Prodi, arrivato in comizio a Formia, “presidente, una legge per le telestreeeet!”, ma c’è troppo rumore, il futuro premier sorride e passa avanti.

 

C’è fame di realtà: e questo spiega il successo di Tmo come quello del suo documentario. Anche il genere documentaristico, infatti, riscuote sempre più successo perché si ritrova a dare risposte che l’informazione tradizionale non da più, come se riempisse un vuoto. Mentre continua ad affievolirsi, grazie alle nuove tecnologie, la distanza tra chi usa il mezzo e chi ne fruisce. Fino a far balenare il pensiero: che fine farà Tmo con le sue antenne ronzanti montate in uno sgabuzzino nel futuro fatto di digitale, reti invisibili, maniaci di youtube, media personalizzati? Il film di Nina e Robert però la prende con molta leggerezza, e meno male. Poteva uscirne una caricatura o un santino, una macchietta o un’epopea. Tutti rischi scongiurati. “Libertà”, è vero, è un concetto impegnativo, ma è pure un piccolo esercizio quotidiano per chi ce l’ha ancora a cuore, una storia da vivere col sorriso sulle labbra. Un piccolo tesoro da tutelare, nonostante le invidie, le denunce, i signorotti politici, i governanti distratti. E’ un film leggero che prova a raccontare una rivoluzione leggera. Hanno detto gli orlandones nel video ufficiale di presentazione del film: “Oggi Tmo è come una finestra della vostra casa sulla città, come nei tempi passati quando le popolane, affacciandosi ad esse, si scambiavano i racconti degli accadimenti, oggi attraverso quella finestra ci si scambiano informazioni. Chi ci segue sa bene che sempre cerchiamo di mantenere aperta quella finestra. D’altronde, murereste una finestra della vostra casa?”.

 






 

» "Libertà": il sito ufficiale

del documentario

di Nina Mair e Robert Jahn

 

 

» Maggio 2006:
Gli orlandones gaetani si meritano un film