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Il cielo sopra Gaeta pareva un canale morto
Cronache dall'estate dell'oscuramento
orlandones
Luca Di Ciaccio
telefree.it,
luglio / agosto 2006
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02.08.06 - Il cielo sopra Gaeta pareva un
canale morto
28.07.06 - Le antenne esplosive di Tmo. Perché
firmo l'appello
Avrei voluto essere anche io,
ieri sera, nel sudato andirivieni di quel garage a due passi dal mare che è lo
studio di Tele Monte Orlando, vecchia e tenace emittente gaetana, una delle
prime "telestreet" nate in Italia, a mettere la mia firma in calce all'appello
per la loro sopravvivenza. Per quelle stanze e per quelle telecamere, negli
ultimi cinque anni, c'è passata la più intrigante fauna provinciale gaetana e
non solo: nostalgici radioamatoci e aspiranti situazionisti, politici sbruffoni
e meridionalisti freak, vecchiette dei vicoli e professori in pensione,
masanielli e telecronisti, vecchi combattenti e giovani volpi, creativi
ossessionati dal target e cacciatori di narcisismo a buon mercato. Ci sono
passato pure io da quello studio, l'ultima volta solo per beatificarli e
sfancularli in un'unica memorabile serata. Insomma, Tmo è stata in questi anni
una scalcagnata eppure formidabile agorà di paese, una piazza televisiva nata
nel tinello dell'intraprendente tabaccaio e scrittore Antonio Ciano e poi
cresciuta tra amicizie e invidie, associazioni di volenterosi e conti correnti
aperti al pubblico. Microscopici avventurieri travolti da una malia
irresistibile. Ma adesso "bisogna alzare la voce per salvare Tmo, che sta
subendo la più seria minaccia di chiusura nella sua storia" ha annunciato ieri
sera Damiano Ciano, in folta compagnia, dagli schermi della telestreet gaetana.
Quel pasticciaccio bello di Tmo rischia di ripiombare nel buio da cui è venuto,
la sua piccola antenna che sta sul Monte Orlando, al centro del paesone gaetano,
pochi metri più sotto di altre antenne di ben più grosso calibro e di ben
maggiore impunità, rischia di essere smantellata dal Demanio perché fuorilegge.
Quella stessa antenna che, insieme a quelle delle altre telestreet italiane,
stava lì anche a rivendicare l'occupazione pacifica di piccole porzioni libere
di frequenze televisive, proprio lì nel mezzo di quel groviglio selvaggio di
abusivismi e monopoli che è il sistema radiotelevisivo nel nostro Paese, con lo
scopo di destinarle a spazi di comunicazione pubblica e indipendente. Non per
profitto bensì per servizio. Appellandosi all'articolo 21 della Costituzione.
Appellandosi alla libertà di comunicazione come a un bene non negoziabile. Tutto
questo a Gaeta non si può più, dice ora il Demanio. Lanciando un ultimatum:
dieci giorni di tempo per togliere l'antenna. Eppure Tmo non interferiva o
danneggiava altre emittenti. Eppure Tmo è senza dubbio la tv più vista di Gaeta,
quelle che riprende pure le partire della squadra di calcio e i consigli
comunali. Eppure la polizia postale l'ha sempre tollerata e il Ministero delle
Comunicazione l'ha convocata ufficialmente per recepirne proposte e assicurarne
pubblicamente la tutela. Ma adesso no. In questo luglio di siccità storica
l'antenna di Tmo si è tramutata in un pericolo pubblico. Ciano e gli altri
orlandones, intanto, lanciano l'allarme, presentano una petizione popolare che
subito raccoglie adesioni trasversali, ricevono in diretta tv telefonate e
visite di solidarietà. Ma, tra di loro, coltivano pure qualche sospetto. "Il
pericolo non è l'antenna, il pericolo per alcuni potenti siamo noi" commenta
oggi Ciano, "hanno sempre provato a imbavagliarci, e stavolta stanno
riuscendoci, ma ancora non si illudano". Facile immaginare che, tra qualche
giorno, passato qualche titolone in cronaca, un paio di doverose difese
politiche, verremo informati che la censura non c'entra niente, che c'erano
degli obblighi tecnici da rispettare, e via smussando gli angoli. Il funzionario
o l'assessore di turno allargherà le braccia, "vedremo, ci penseremo", stupito
di fronte alle rimostranze e ai cattivi umori degli oscurati, "ma che bisogno
c'era di fare tutto questo casino, sapete che tra un po' di mesi ci sono pure le
elezioni comunali, no?", magari prima o poi tutto si sistema, che bisogno c'è di
offendere, che bisogno c'è di offendersi. E in questo scorcio di provincia
italiana non avvertiremo profumo di buone intenzioni bensì acida puzza di
cloroformio.
D'altronde, pur violando un paio di leggi della fisica, il burocratico pretesto
usato dal Demanio nella sua ordinanza di smantellamento è talmente scivoloso da
sembrare rivelatore: l'antenna di Tmo nella sua vicinanza a "obiettivi
sensibili" provoca pericolosi "rischi di esplosione". Evidentemente i tecnici
dello Stato, chissà da chi sollecitati, devono aver preso alle lettera il
"Masaniello dell'etere" Ciano quando tutto orgoglioso affermava: "Prima per
assediare una città bastavano le bombe, oggi la nostra bomba atomica è la
televisione". Ed è vero che Tmo in questi anni, pur col suo capitale di
ingenuità, errori e narcisismi, ha rappresentano sul serio l'esplosione dei
luoghi comuni gaetani, il sale sulla coda spellacchiata di un paesone stanco e
decaduto, "il neocomunitarismo nell'era dei reality" per dirla come la dicono le
tesi di laurea, una ricchezza ambigua da saper maneggiare.
Dunque stiamo con Tmo proprio perché questa la mentalità di questa svaccata
Gaeta avrebbe bisogno di esplosioni e non di sonniferi. Stiamo con Tmo anche
perché, vedendo il triste spettacolo della rissa nell'ultimo consiglio comunale,
il gesto più violento non era la furia del sindaco che si avventava contro un
suo oppositore. Il gesto più violento era quella manina di zelante peones,
quella manina sorniona messa sopra la telecamera affinché i poveri gaetani non
vedessero, come fossero bambini di fronte ai genitori che fottono. Stiamo con
Tmo perché già percepiamo l'ennesimo ballo del potere, l'ennesima minestra di
paese. "Quando dopo la rissa vi hanno cacciato anche noi giornalisti avremmo
voluto andarcene, mentre nessuno dai banchi è intervenuto, nessuno da destra,
nessuno da sinistra" raccontava ieri sera in tv la cronista del Messaggero
Sandra Cervone. Il mite Damiano Ciano ha ricevuto pure una telefonata, nella
diretta di ieri sera, sarà stata la madre o la ragazza, e lui s'è dovuto mettere
d'impegno a rassicurare: va tutto bene, non ti preoccupare, non stiamo facendo
nomi, non c'è pericolo. È stato ripetuto ancora ieri sera, nell'andirivieni di
ospiti e telefonate: "a volte diventa rischioso anche venire qui e dire le
proprie piccole opinioni". Ebbene, Tmo è stata per anni uno di quei pasticci
meridionali, dove le cose non assomigliano mai a loro stesse. Sarebbe brutto
vederla squagliare senza rimedio, a Ferragosto, nella sabbie gaetane.
05.08.06 - Tmo si riaccende a furor di popolo.
"Grazie gaetani"
Prima che la settimana finisse,
prima che la mole di firme e petizioni quasi li soffocasse, gli orlandones sono
tornati. In onda sul canale 42 dell'etere gaetano, dove a furor di popolo li si
voleva continuare a vedere. Commossi dalla vasta partecipazione dei cittadini,
più che mai consapevoli della loro funzione sociale, perfino decisi a giocarsi
le carte del sentimento e dell'emotività. Alle 21 di venerdì 4 agosto sera il
segnale di Tele Monte Orlando, in diretta dal piccolo studio-garage di via
Rimini, si riaccende lì dove si era interrotto appena tre giorni prima, per
l'oscuramento forzato a causa dell'ordinanza demaniale di smantellamento
dell'antenna. Un piano allargato di una stanza dove ci sono tutti quelli della
telestreet gaetana. Tranne il patron Antonio Ciano, il quale "è stanco, si sta
riposando, non lo abbiamo lasciato in ostaggio, ma vedrete che tornerà qui,
tutte le sere".
Doveva succedere questo oscuramento di Tmo per arrivare, in pochi giorni di
mezza estate, come dice Damiano Ciano, a "sfatare quei luoghi comuni sull'apatia
e sul cinismo dei gaetani". "In questa mobilitazione senza precedenti è come se
tutta la città di Gaeta si fosse ripresa una sua centralità" raccontano gli
orlandones. Serviva evidentemente questa particolarissima telestreet gaetana,
probabilmente unica nel panorama mediatico italiano: come scrive Sandra Cervone
sul Messaggero "nata quasi per sfida e per diletto, è diventata presto la voce
di una città sulla via del riscatto, riflettore indiscreto per situazioni in
penombra, megafono per urlare la rabbia, occasione per ricordare il passato e
lasciarsi andare alla nostalgia". Ciano, insieme agli altri membri di Tmo,
ripercorre le vicende degli ultimi giorni. Dopo la diretta di martedì sera il
ripetitore era stato staccato, ottemperando all'ordinanza del Demanio, pur
osservando delle precauzioni per tutelare la preziosa frequenza. Si fa notare la
"strana coincidenza" per cui negli stessi giorni comparivano, su altre
frequenze, segnali e prove tecniche di altri misteriosi canali. Se Tmo ha
ripreso da subito a trasmettere lo deve "esclusivamente alle proprie forze" e al
concreto aiuto di alcuni amici, come quelli di Radio Spazio Blu. Sempre sulle
pendici di Monte Orlando, poco più su, è stato individuato un sito alternativo
per appoggiare il ripetitore. Il luogo per motivi di sicurezza rimane segreto:
"la situazione non è affatto risolta, – spiega Gino Oliviero – le nostre
attrezzature sono tuttora vulnerabili, come già accaduto in passato potremmo
subire sabotaggi, manomissioni, piccoli attentati".
Pur ripartendo, per ora, con le trasmissioni, ciò che sta a cuore a Tmo è
soprattutto un livello di garanzia istituzionale. Giovedì pomeriggio una
delegazione di Tmo, facendosi forza con le oltre tremila firme della petizione
popolare, è stata ricevuta dal sindaco Magliozzi, dall'assessore all'ambiente D'Argenzio,
dal presidente del consiglio comunale Fantasia. L'amministrazione si è impegnata
a concedere una postazione regolare per il ripetitore di Tmo sull'altura di
Forte Emilio, dove in futuro è prevista la "delocalizzazione" di tutti gli
impianti di trasmissione radiotv attualmente situati sulla cima del centrale
Monte Orlando. Inoltre sarà istituito dalla Commissione Cultura (che, a quanto è
stato detto, non si riunisce da un paio d'anni per cronica mancanza del numero
legale) un Albo delle associazioni culturali cittadine, tra le quali sarà
inserita anche l'Associazione di Tmo. Probabile che sarà deliberato un
finanziamento a titolo di rimborso spese per i costi di spostamento degli
impianti e forse pure per le riprese ufficiali del consiglio comunale. "Non si
dica che siamo andati in Comune per chiedere qualcosa in più di quello che ci
necessita" ci tiene a precisare Damiano Ciano. "Come avevamo detto, torniamo da
uomini veri, da uomini liberi. Per ora abbiamo fatto da soli e siamo in onda. Ma
c'è stato un impegno preciso dell'amministrazione. Ora aspettiamo che il sindaco
dimostri di essere capaci di passare dalle parole ai fatti".
Dunque, al momento, una vittoria per la telestreet gaetana. "Per noi oggi è come
un Natale, come una rinascita" dice il regista Mino Forcina. "Voi cittadini
siete gli editori e i proprietari di questa tv" ripetono in coro gli orlandones.
E non per modo di dire: saranno stampate e rilasciate migliaia di regolari
tessere da "socio ordinario" dell'Associazione Tmo. E a tarda sera, in diretta,
tornano ad arrivare telefonate, auguri, incoraggiamenti, anche qualche sfottò.
Un gruppo di gente si raduna in strada fuori lo studio, dentro qualcuno
applaude, da fuori scatta qualche clacson. Damiano Ciano arrossisce un po'
quando ammette che adesso per strada lo riconoscono e salutano tutti, e lui che
è di natura un po' timido ancora non se ne capacita. Potere e fascino della tv.
Piombano testimonianze anche terribilmente coinvolte e emozionate. Come la
lettera di un anziano signore gaetano, Renato De Santis, che a Tmo leggono, con
voce a tratti rotta dall'emozione, per aprire e chiudere questa speciale
trasmissione. Una lettera in cui questo signore racconta che quando seppe della
chiusura di Tmo per un attimo chiuse gli occhi, e pensò a come sua moglie
avrebbe preso la notizia. Sua moglie è morta quattro mesi fa, dopo una lunga
malattia. "Per mia moglia – scrive il signor Renato – Tmo è stata la medicina
più preziosa". Quella che le permetteva di continuare a vivere nel suo paese, di
riconoscere le persone amiche, di passeggiare solo con le immagini di un
televisore nei luoghi della sua vita. Per un'amministrazione di un paese civile
aiutare una tivù come Tmo significa anche pensare a quelle persone più sole, più
ammalate, più bisognose, conclude la lettera, come a voler illuminare col
baluginare di uno schermo certi angoli più bui di un paese di mare. Si fa
silenzio in studio, si fa silenzio nelle case. "Certe lettere bastano a
riempirti un'esistenza. Testimonianze come questa ti danno la forza di andare
avanti, aiutano a riaccendere un segnale" commenta Damiano Ciano. Un segnale non
solo di quelli elettromagnetici. E intanto, ancora una volta, si rialza il
sipario sulla tv di paese.
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