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Il cielo sopra Gaeta pareva un canale morto

 

Cronache dall'estate dell'oscuramento orlandones

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

luglio / agosto 2006

 

 

02.08.06 - Il cielo sopra Gaeta pareva un canale morto

 

Ci sono sere dove il tempo non basta. Devi stringere, devi fare in fretta. Il riflettore sulla tua testa si sta spegnendo, il tuo giocattolo si sta rompendo. Il garage affollato e afoso, a due passi dal campanile, a due passi dal mare, è qualcosa di più dello scalcagnato studio televisivo di una tenace tv di paese, vecchia zia del decimato esercito delle cosiddette "telestreet" italiane. È un presidio democratico, stai per dire. Oppure è il capezzale delle tue ingenuità, pensi. Sono le dieci e cinque minuti di un martedì sera d’estate. Gaeta, vecchia fortezza decaduta, cittadina tirrenica di ventimila anime, periferia dell’audience. Canale 42, buco nelle frequenze, ti-emme-o, Tele Monte Orlando, ancora per poco. "Non possiamo accettare telefonate, ci spiace, stavolta abbiamo davvero i minuti contati" esordisce Antonio Ciano, il tabaccaio mezzo comunista e mezzo borbonico che negli ultimi tre anni si è guadagnato l’appellativo di "Masaniello dell’etere". Davanti a lui, sul tavolo, una pila di fogli, pieni zeppi di firme. Migliaia di firme, certificate. Firme di cittadini che non volevano perdere la loro tv di paese. Tanti, tanti. Vecchiette di vicoli pure loro mobilitate contro il regime. "Questa emittente ha dato alla città di Gaeta quell’anima che aveva perso". Questa tv, che è nata nel tinello di casa sua, è divenuta nel giro di un paio d’anni una sorta di agorà virtuale paesana. Prima pirati, poi comunitari. "Da domani vedrete quelli che subentreranno, quelli che ora si strofinano le mani, i lecchini, i servi del potere". Lo diceva pure il solito McLuhan che la tecnologia elettrica fa scattare molecole intense, riattiva strutture tribali. Anni spesi tra l’illusione di sentirsi acrobati e il dubbio di essere dei nani. "Ecco, volevo solo dire: grazie gaetani". Poi ci sono lacrime da asciugarsi, in diretta, davanti a tutti. Il microfono passa a Damiano, il figlio riformista del brigante onesto. Parla delle tremila firme, del sindaco che voleva sottoscrivere la petizione facendo finta di dimenticare di esserne il destinatario, delle antenne che non si trovano, delle ordinanze demaniali, della libertà che da fastidio, delle minestre di paese. "Tmo non morirà vedrete. Sono sicuro che torneremo. Ma se non torneremo potremo vederci in città, guardarci negli occhi, da uomini veri, da uomini liberi". Il microfono passa di mano in mano. Su quegli schermi è passata la meglio fauna provinciale, e non solo. Ci hanno scritto tesi e girato documentari. "Vincente – scrisse una volta Michele Serra – è inventare il nuovo, scovarlo, immaginarlo, a partire dal sociale, dal disperso, dal negato". La televisione è stato il più adulto dei loro giochi, la più infantile delle loro imprese. Ora la scena è surreale. Si commuove pure la cronista del Messaggero. "Che facciamo?". "Dobbiamo staccare l’antenna, lo so". Quel pasticciaccio bello della telestreet gaetana Tmo pare davvero squagliarsi, a Ferragosto, nelle sabbiosità di provincia. Nel finale di "Videodrome" quando Max preme il grilletto lo schermo di fronte a lui si spegne. Qui invece fanno un piano largo. Nel garage un po’ sgarubbato. Col conto alla rovescia. E di colpo, come in un romanzo di Gibson, "il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto". 

 

 

28.07.06 - Le antenne esplosive di Tmo. Perché firmo l'appello

 

Avrei voluto essere anche io, ieri sera, nel sudato andirivieni di quel garage a due passi dal mare che è lo studio di Tele Monte Orlando, vecchia e tenace emittente gaetana, una delle prime "telestreet" nate in Italia, a mettere la mia firma in calce all'appello per la loro sopravvivenza. Per quelle stanze e per quelle telecamere, negli ultimi cinque anni, c'è passata la più intrigante fauna provinciale gaetana e non solo: nostalgici radioamatoci e aspiranti situazionisti, politici sbruffoni e meridionalisti freak, vecchiette dei vicoli e professori in pensione, masanielli e telecronisti, vecchi combattenti e giovani volpi, creativi ossessionati dal target e cacciatori di narcisismo a buon mercato. Ci sono passato pure io da quello studio, l'ultima volta solo per beatificarli e sfancularli in un'unica memorabile serata. Insomma, Tmo è stata in questi anni una scalcagnata eppure formidabile agorà di paese, una piazza televisiva nata nel tinello dell'intraprendente tabaccaio e scrittore Antonio Ciano e poi cresciuta tra amicizie e invidie, associazioni di volenterosi e conti correnti aperti al pubblico. Microscopici avventurieri travolti da una malia irresistibile. Ma adesso "bisogna alzare la voce per salvare Tmo, che sta subendo la più seria minaccia di chiusura nella sua storia" ha annunciato ieri sera Damiano Ciano, in folta compagnia, dagli schermi della telestreet gaetana.

Quel pasticciaccio bello di Tmo rischia di ripiombare nel buio da cui è venuto, la sua piccola antenna che sta sul Monte Orlando, al centro del paesone gaetano, pochi metri più sotto di altre antenne di ben più grosso calibro e di ben maggiore impunità, rischia di essere smantellata dal Demanio perché fuorilegge. Quella stessa antenna che, insieme a quelle delle altre telestreet italiane, stava lì anche a rivendicare l'occupazione pacifica di piccole porzioni libere di frequenze televisive, proprio lì nel mezzo di quel groviglio selvaggio di abusivismi e monopoli che è il sistema radiotelevisivo nel nostro Paese, con lo scopo di destinarle a spazi di comunicazione pubblica e indipendente. Non per profitto bensì per servizio. Appellandosi all'articolo 21 della Costituzione. Appellandosi alla libertà di comunicazione come a un bene non negoziabile. Tutto questo a Gaeta non si può più, dice ora il Demanio. Lanciando un ultimatum: dieci giorni di tempo per togliere l'antenna. Eppure Tmo non interferiva o danneggiava altre emittenti. Eppure Tmo è senza dubbio la tv più vista di Gaeta, quelle che riprende pure le partire della squadra di calcio e i consigli comunali. Eppure la polizia postale l'ha sempre tollerata e il Ministero delle Comunicazione l'ha convocata ufficialmente per recepirne proposte e assicurarne pubblicamente la tutela. Ma adesso no. In questo luglio di siccità storica l'antenna di Tmo si è tramutata in un pericolo pubblico. Ciano e gli altri orlandones, intanto, lanciano l'allarme, presentano una petizione popolare che subito raccoglie adesioni trasversali, ricevono in diretta tv telefonate e visite di solidarietà. Ma, tra di loro, coltivano pure qualche sospetto. "Il pericolo non è l'antenna, il pericolo per alcuni potenti siamo noi" commenta oggi Ciano, "hanno sempre provato a imbavagliarci, e stavolta stanno riuscendoci, ma ancora non si illudano". Facile immaginare che, tra qualche giorno, passato qualche titolone in cronaca, un paio di doverose difese politiche, verremo informati che la censura non c'entra niente, che c'erano degli obblighi tecnici da rispettare, e via smussando gli angoli. Il funzionario o l'assessore di turno allargherà le braccia, "vedremo, ci penseremo", stupito di fronte alle rimostranze e ai cattivi umori degli oscurati, "ma che bisogno c'era di fare tutto questo casino, sapete che tra un po' di mesi ci sono pure le elezioni comunali, no?", magari prima o poi tutto si sistema, che bisogno c'è di offendere, che bisogno c'è di offendersi. E in questo scorcio di provincia italiana non avvertiremo profumo di buone intenzioni bensì acida puzza di cloroformio.

D'altronde, pur violando un paio di leggi della fisica, il burocratico pretesto usato dal Demanio nella sua ordinanza di smantellamento è talmente scivoloso da sembrare rivelatore: l'antenna di Tmo nella sua vicinanza a "obiettivi sensibili" provoca pericolosi "rischi di esplosione". Evidentemente i tecnici dello Stato, chissà da chi sollecitati, devono aver preso alle lettera il "Masaniello dell'etere" Ciano quando tutto orgoglioso affermava: "Prima per assediare una città bastavano le bombe, oggi la nostra bomba atomica è la televisione". Ed è vero che Tmo in questi anni, pur col suo capitale di ingenuità, errori e narcisismi, ha rappresentano sul serio l'esplosione dei luoghi comuni gaetani, il sale sulla coda spellacchiata di un paesone stanco e decaduto, "il neocomunitarismo nell'era dei reality" per dirla come la dicono le tesi di laurea, una ricchezza ambigua da saper maneggiare.

Dunque stiamo con Tmo proprio perché questa la mentalità di questa svaccata Gaeta avrebbe bisogno di esplosioni e non di sonniferi. Stiamo con Tmo anche perché, vedendo il triste spettacolo della rissa nell'ultimo consiglio comunale, il gesto più violento non era la furia del sindaco che si avventava contro un suo oppositore. Il gesto più violento era quella manina di zelante peones, quella manina sorniona messa sopra la telecamera affinché i poveri gaetani non vedessero, come fossero bambini di fronte ai genitori che fottono. Stiamo con Tmo perché già percepiamo l'ennesimo ballo del potere, l'ennesima minestra di paese. "Quando dopo la rissa vi hanno cacciato anche noi giornalisti avremmo voluto andarcene, mentre nessuno dai banchi è intervenuto, nessuno da destra, nessuno da sinistra" raccontava ieri sera in tv la cronista del Messaggero Sandra Cervone. Il mite Damiano Ciano ha ricevuto pure una telefonata, nella diretta di ieri sera, sarà stata la madre o la ragazza, e lui s'è dovuto mettere d'impegno a rassicurare: va tutto bene, non ti preoccupare, non stiamo facendo nomi, non c'è pericolo. È stato ripetuto ancora ieri sera, nell'andirivieni di ospiti e telefonate: "a volte diventa rischioso anche venire qui e dire le proprie piccole opinioni". Ebbene, Tmo è stata per anni uno di quei pasticci meridionali, dove le cose non assomigliano mai a loro stesse. Sarebbe brutto vederla squagliare senza rimedio, a Ferragosto, nella sabbie gaetane.

 

 

05.08.06 - Tmo si riaccende a furor di popolo. "Grazie gaetani"

 

Prima che la settimana finisse, prima che la mole di firme e petizioni quasi li soffocasse, gli orlandones sono tornati. In onda sul canale 42 dell'etere gaetano, dove a furor di popolo li si voleva continuare a vedere. Commossi dalla vasta partecipazione dei cittadini, più che mai consapevoli della loro funzione sociale, perfino decisi a giocarsi le carte del sentimento e dell'emotività. Alle 21 di venerdì 4 agosto sera il segnale di Tele Monte Orlando, in diretta dal piccolo studio-garage di via Rimini, si riaccende lì dove si era interrotto appena tre giorni prima, per l'oscuramento forzato a causa dell'ordinanza demaniale di smantellamento dell'antenna. Un piano allargato di una stanza dove ci sono tutti quelli della telestreet gaetana. Tranne il patron Antonio Ciano, il quale "è stanco, si sta riposando, non lo abbiamo lasciato in ostaggio, ma vedrete che tornerà qui, tutte le sere".

Doveva succedere questo oscuramento di Tmo per arrivare, in pochi giorni di mezza estate, come dice Damiano Ciano, a "sfatare quei luoghi comuni sull'apatia e sul cinismo dei gaetani". "In questa mobilitazione senza precedenti è come se tutta la città di Gaeta si fosse ripresa una sua centralità" raccontano gli orlandones. Serviva evidentemente questa particolarissima telestreet gaetana, probabilmente unica nel panorama mediatico italiano: come scrive Sandra Cervone sul Messaggero "nata quasi per sfida e per diletto, è diventata presto la voce di una città sulla via del riscatto, riflettore indiscreto per situazioni in penombra, megafono per urlare la rabbia, occasione per ricordare il passato e lasciarsi andare alla nostalgia". Ciano, insieme agli altri membri di Tmo, ripercorre le vicende degli ultimi giorni. Dopo la diretta di martedì sera il ripetitore era stato staccato, ottemperando all'ordinanza del Demanio, pur osservando delle precauzioni per tutelare la preziosa frequenza. Si fa notare la "strana coincidenza" per cui negli stessi giorni comparivano, su altre frequenze, segnali e prove tecniche di altri misteriosi canali. Se Tmo ha ripreso da subito a trasmettere lo deve "esclusivamente alle proprie forze" e al concreto aiuto di alcuni amici, come quelli di Radio Spazio Blu. Sempre sulle pendici di Monte Orlando, poco più su, è stato individuato un sito alternativo per appoggiare il ripetitore. Il luogo per motivi di sicurezza rimane segreto: "la situazione non è affatto risolta, – spiega Gino Oliviero – le nostre attrezzature sono tuttora vulnerabili, come già accaduto in passato potremmo subire sabotaggi, manomissioni, piccoli attentati".

Pur ripartendo, per ora, con le trasmissioni, ciò che sta a cuore a Tmo è soprattutto un livello di garanzia istituzionale. Giovedì pomeriggio una delegazione di Tmo, facendosi forza con le oltre tremila firme della petizione popolare, è stata ricevuta dal sindaco Magliozzi, dall'assessore all'ambiente D'Argenzio, dal presidente del consiglio comunale Fantasia. L'amministrazione si è impegnata a concedere una postazione regolare per il ripetitore di Tmo sull'altura di Forte Emilio, dove in futuro è prevista la "delocalizzazione" di tutti gli impianti di trasmissione radiotv attualmente situati sulla cima del centrale Monte Orlando. Inoltre sarà istituito dalla Commissione Cultura (che, a quanto è stato detto, non si riunisce da un paio d'anni per cronica mancanza del numero legale) un Albo delle associazioni culturali cittadine, tra le quali sarà inserita anche l'Associazione di Tmo. Probabile che sarà deliberato un finanziamento a titolo di rimborso spese per i costi di spostamento degli impianti e forse pure per le riprese ufficiali del consiglio comunale. "Non si dica che siamo andati in Comune per chiedere qualcosa in più di quello che ci necessita" ci tiene a precisare Damiano Ciano. "Come avevamo detto, torniamo da uomini veri, da uomini liberi. Per ora abbiamo fatto da soli e siamo in onda. Ma c'è stato un impegno preciso dell'amministrazione. Ora aspettiamo che il sindaco dimostri di essere capaci di passare dalle parole ai fatti".

Dunque, al momento, una vittoria per la telestreet gaetana. "Per noi oggi è come un Natale, come una rinascita" dice il regista Mino Forcina. "Voi cittadini siete gli editori e i proprietari di questa tv" ripetono in coro gli orlandones. E non per modo di dire: saranno stampate e rilasciate migliaia di regolari tessere da "socio ordinario" dell'Associazione Tmo. E a tarda sera, in diretta, tornano ad arrivare telefonate, auguri, incoraggiamenti, anche qualche sfottò. Un gruppo di gente si raduna in strada fuori lo studio, dentro qualcuno applaude, da fuori scatta qualche clacson. Damiano Ciano arrossisce un po' quando ammette che adesso per strada lo riconoscono e salutano tutti, e lui che è di natura un po' timido ancora non se ne capacita. Potere e fascino della tv.

Piombano testimonianze anche terribilmente coinvolte e emozionate. Come la lettera di un anziano signore gaetano, Renato De Santis, che a Tmo leggono, con voce a tratti rotta dall'emozione, per aprire e chiudere questa speciale trasmissione. Una lettera in cui questo signore racconta che quando seppe della chiusura di Tmo per un attimo chiuse gli occhi, e pensò a come sua moglie avrebbe preso la notizia. Sua moglie è morta quattro mesi fa, dopo una lunga malattia. "Per mia moglia – scrive il signor Renato – Tmo è stata la medicina più preziosa". Quella che le permetteva di continuare a vivere nel suo paese, di riconoscere le persone amiche, di passeggiare solo con le immagini di un televisore nei luoghi della sua vita. Per un'amministrazione di un paese civile aiutare una tivù come Tmo significa anche pensare a quelle persone più sole, più ammalate, più bisognose, conclude la lettera, come a voler illuminare col baluginare di uno schermo certi angoli più bui di un paese di mare. Si fa silenzio in studio, si fa silenzio nelle case. "Certe lettere bastano a riempirti un'esistenza. Testimonianze come questa ti danno la forza di andare avanti, aiutano a riaccendere un segnale" commenta Damiano Ciano. Un segnale non solo di quelli elettromagnetici. E intanto, ancora una volta, si rialza il sipario sulla tv di paese.


 

 

 

 

» ANALISI del caso Tmo.

Quelle firme che fanno rumore (27/08/06)

 

 

» RASSEGNA STAMPA/ Oscuramento e mobilitazione salva Tmo dell'estate 2006

 

 

» VIDEO/ Mobilitazione dei cittadini per "salvare Tmo"