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Le elezioni comunali, l'oscuramento e il "partito di Tmo"

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

giugno/agosto 2007

 

 

06.08.07 - La sbornia di Tmo e il risveglio dal mese di buio

 

Il risveglio di Tmo dopo un mese di buio e schermi grigi assomiglia al risveglio dell'ubriaco dopo una serata di troppe baldorie. Gli occhi strabuzzati, la bocca impastata, senza pentimenti e rimorsi, eppur bisogna andar. Così anche gli orlandones parevano tutti più quieti e riflessivi nel loro ritorno il video, la sera di venerdì 3 agosto, ricondotti a una ragionevolezza super partes, a una professionalità più accorta dopo i botti e le turbolenze degli ultimi tempi. Tutta un'altra atmosfera rispetto alla bollente serata del 27 giugno scorso, vero epilogo di una campagna elettorale modulata come un grido di battaglia, ufficialmente già conclusa da un paio di settimane con la vittoria del civico Raimondi ma ancora in grado di infuocare gli animi cittadini. Quella sera Tmo annunciava, ancora una volta nella sua storia, la chiusura, l'oscuramento. E lo faceva con lo sguardo tirato della resa dei conti, con i toni concitati di chi non ha nulla da perdere oppure di chi ha vinto troppo, proclamando un'intifada di sassi virtuali "come palestinesi in cerca di una patria".

Tele Monte Orlando, dopo cinque anni, quattromila cittadini associati, milioni di immagini trasmesse si eclissava tra i tuoni e i fulmini di una politica ridotta all'isteria e di un volontariato che cominciava a sfiorare il narcisismo. E proprio mentre il suo fondatore Antonio Ciano vinceva le elezioni e si insediava sulla poltrona di assessore al Demanio. E proprio mentre il forzista Capitan Magliozzi continuava a inveire e minacciare per telefono, ma stavolta non più nelle vesti di sindaco. E proprio mentre le porte di parlamenti e ministeri si spalancavano ai telestreettari gaetani e un emendamento "legalizzatore", seppure lacunoso, si avviava a essere inserito nella legge Gentiloni. E insomma proprio nel momento in cui poteva scattare l'applauso liberatorio - una città rinnovata e fiera stretta intorno al suo drappello di mediattivisti senza macchia - ecco che, zac!, i nodi vengono al pettine e tutto collassa su se stesso. Pure il mitico furgoncino Fiorino di Ciano, autentica icona dei nostri tempi paesani, si scassa definitivamente e lui rimane a piedi. Brutti segni. Mentre una denuncia e un invito della polizia postale a smantellare le antenne dalla postazione privata presso cui erano ospitate obbligano l'emittente allo spegnimento. Addio alle armi per Tmo, insomma, almeno per un po'. "Così almeno la finite di spararvi addosso" gli scrive l'anonimo Lince sul sito Telefree. Ma il problema vero non è l'antenna. Le antenne di Tmo infatti diventano il fantasma eccitato di una città, tutti chiedono dove saranno, offrono case, terrazze e terreni per ospitarle, e c'è chi sussurra che alla fine abbiano trovato rifugio in uno dei tanti anfratti extraterritoriali del Monte Orlando: sulla cima del faro oppure tra i monaci della Santissima Trinità oppure addirittura nella base degli americani. Ma il problema vero, al di là delle antenne che ora hanno ricominciato a emettere il fatidico segnale, è un altro. E investe il rapporto della telestreet gaetana con la sua audience cittadina.

Come ha scritto la giornalista Sandra Cervone: "Tmo non è né di Ciano né di Lombardi, né di nessuno. E' di Gaeta. Anzi è Gaeta, con le contraddizioni, le ingenuità, gli errori, i moti d'orgoglio, le abbuffate di parole ed i forzati silenzi. Ed anche i veleni, le frecciate, i sorrisetti, le lacrime". Ricordando che tutti hanno usufruito dell'ospitalità di Tmo nei suoi anni di vita, che non possono essere ridotti solo ai due mesi burrascosi di campagna elettorale. Tmo è stata e sarà tante alte cose oltre la politica, oltre i conti di un'elezione. E' la politica che a volte ubriaca come una vodka chi la maneggia. L'esperienza di Tmo è quella descritta nelle parole di Benedetto Crocco, new entry della redazione: "Sguardi in movimento pronti a riflettere ogni aspetto e fenomeno sociale di Gaeta, lasciando il giudizio ultimo soprattutto agli spettatori. E la possibilità di esprimere questi giudizi o quant'altro concessa, sempre in video, a chiunque. Tutto questo senza dover rispondere a padroni o marchi commerciali di sorta, sfruttando invece le briciole di spazio lasciate dagli autoritari divoratori dell'etere". Ma giocare centravanti non è facile. Tanto più quando si diventa la star della squadra del paese. Provateci voi a conquistare antenne e cuori di una città partendo da un trasmettitore ronzante nel tinello e una telecamerina da cento euro. Provateci voi a sparare contro Garibaldi e contro il sindaco, contro il governo e contro il demanio. Provateci voi a organizzare dirette coi politicanti di paese, a non perdere la calma, a non cedere quando alzano il prezzo per avere un favore, a resistere quando si vendicano sputtanandovi. Provateci voi a raccontare le delibere comunali e far vedere i consigli in diretta, che prima nessuno sapeva dove stessero di casa. Provateci voi a farvi finanziare solo da un conto corrente pubblico, a rifiutare la pubblicità, a imbarcarvi in quell'impresa disperata delle telestreet, perché la gente la sera accende ancora la vecchia scatola, mica Youtube. Gli orlandones, guidati dal genio istintivo del Masaniello diventato Assessore, ce l'hanno fatta. Si gioca per vincere e tuttavia - come cantava De Gregori - chi vince è perduto.

Il periodo di buio potrebbe avere persino giovato a una Tmo che non può più essere la stessa. "Ad osservare e fare esperienza d'orecchie. Poi gli occhi, appena riaperti, potranno meglio guardare" ha scritto la Cervone. Ora gli orlandones dichiarano: "Niente Tmo per Ciano, ora farà solo l'assessore e qui su Tmo potremo criticare anche lui, come tutti". Giusto: il suo conflitto di interessi sarebbe quasi imbarazzante. Quelli di Tmo camminano sul filo. Ma c'è da credergli. Non devono atteggiarsi a primi della classe, gli basti contare sul loro sguardo, sui loro tele-obiettivi. Si può essere "politici" senza essere irreggimentati in uno dei tanti intruppamenti. Ricomincino a rispondere a chi li critica come facevano prima: senza accusarli di tradimento o eresia, ma semplicemente dicendo "prendi una telecamera, e vieni anche tu a fare le cose". Perché tanti dicono di odiare o malsopportare il faccione degli orlandones che mettono il sale sulla coda dello stanco paesone gaetano. E però, poi, restano gli unici reporter così scombussolati, e dunque così geniali, che vengono davvero odiati solo quando spengono il segnale della loro tv, e quando neanche quelli che dicono di odiarli allora ci si possono più specchiare dentro.

 

 

18.06.07 - Le elezioni, Raimondi e il partito di Tmo

 

Il giorno delle elezioni, subito dopo aver annunciato la sua vittoria a giornalisti e sostenitori, il nuovo sindaco civico di Gaeta Antonio Raimondi si è fiondato negli studi di Tmo. Dove una telecamera lo attendeva già fuori dalla portiera dell'auto. Il giorno prima delle elezioni l'ultimo comizio del centrodestra sconfitto, furentemente arringato dall'ex sindaco Magliozzi, si è aperto con un volantinaggio contro Tmo. Nello stesso tempo, le telecamere di Tmo erano lì in piazza, e riprendevano tutto per poi mandarlo in onda la sera stessa. E ora, il giorno dopo le elezioni la prima questione sulla scrivania del nuovo sindaco sarà lo spostamento delle antenne e l'oscuramento della telestreet da scongiurare, nell'attesa di una legge di cui anche il Parlamento si sta interessando. Il primo cittadino ne potrà discutere in giunta col nuovo assessore al Demanio Antonio Ciano, che di Tmo è stato il fondatore ("sarò un assessore con la telecamera, un po' anomalo"). A qualcuno verrà in mente che i media sono divenuti nelle democrazie occidentali - e in Italia ancora di più - quella "belva selvaggia" di cui ha parlato Tony Blair negli ultimi giorni. Su cui la classe politica si butta oscillando tra vittimismo e golosità. Ma in Italia la faccenda sembra un po' più complicata di come la mette Blair. Perché lassù forse è ancora possibile distinguere tra i due campi. Ma qui la compenetrazione tra media e politica e tra politica e media suona ormai definitiva.

Tornando alle cose di paese. In questi ultimi anni, Tmo è diventata la "tv della città" a tutti gli effetti. Tmo ha avvicinato la politica ai cittadini, e a volte ne è rimasta vittima, ne ha mostrato facce e smorfie, ha svezzato mediaticamente l'ex sindaco Magliozzi ma ha pure dato popolarità all'outsider Raimondi che poi ha vinto le elezioni. Il civico Raimondi, infatti, è riuscito a maneggiare l'alchimia catodica paesana, unendo le sue intuizioni quasi metafisiche agli istinti popolareschi di Ciano, e ne è uscito vincitore. La domanda incombe: esiste il "partito di Tmo"? Tuttavia sarebbe riduttivo immaginarsi il gruppo degli orlandones (volontari e senza profitto, per giunta) come dei novelli Emilio Fede o Raimondi come fosse il Cavaliere di Montesecco. A Tmo è bastato far vedere la realtà delle cose e dei poteri gaetani in questi anni, facce e parole di chi amministrava la città, è bastato mostrare prima che orientare. Creare il substrato psico-politico per il risveglio di energie sopite in città. Chi controlla gli schermi, come ha scritto Franco Cordero, "satura lo spazio mentale". Tra i piatti che volavano della campagna elettorale, Tmo è riuscita a stare ferma al suo posto. I duelli coi giornalisti in studio sono diventati un cult della videopolitica paesana, per non parlare dei messaggi autogestiti gratuiti e dei comizi in presa diretta. Però è inutile far finta di niente: esiste il "partito di Tmo".

Se prima, come scrive il sociologo Bauman, era la politica a esercitare la funzione di "integrare comunità di persone simili", oggi sono i media a svolgere questa funzione. E poi, casomai, farne prestito alla politica. Il "partito di Tmo", per esempio, è trasversale. Coagula la borghesia silenziosa di Gaeta, seduce le vecchiette dei vicoli ma piace pure alle giovani classi emergenti. Pesca a destra come a sinistra, si fa alfiere di un "centrismo radicale". Non disdegna "la questione morale". Non è borbonico, ma è stufo di questa Italia. È deluso dalla politica politicante, ma ancora pronto a scommettere per una buona causa. Il "partito di Tmo" ha vinto la Coppa Italia d'Eccellenza insieme al Gaeta Calcio, ha riempito lo stadio gaetano che prima era vuoto e che oggi sembra farsi rappresentare solo da certi scagnozzi della destra. Il "partito di Tmo"ha affollato le piazze dei comizi che negli ultimi anni si andavano inesorabilmente svuotando. Ha riempito, come ai vecchi tempi, pure l'aula del consiglio comunale, di cui quasi i cittadini si erano dimenticati l'esistenza. Il "partito di Tmo" ha alleviato le solitudini e il disagio sociale di alcune fasce di popolazione, molte lettere lo testimoniano, forse ha fatto più Tmo per i poveri di quanto abbia fatto l'opaco welfare alle vongole della giunta Magliozzi negli ultimi cinque anni. Ma il "partito di Tmo" - nonostante i punti di contatto - non è il "partito di Raimondi", come in una storia di vasi comunicanti.

Il partito di Tmo è una corrente psico-sociale che ha movimentato la realtà politica gaetana verso risultati inaspettati. Ha modificato il volto di una città. Ne è stata complice e maestra. Il "laboratorio politico", come si è scritto dopo la vittoria di Raimondi che ha sbaragliato tradizioni di destra e sinistra, va considerato a tutti gli effetti anche "laboratorio mediatico". E da qui riparte la sfida della tv di strada gaetana. Se la telestreet diventasse il megafono della nuova amministrazione amica sarebbe la sua fine. E il tradimento della sua missione. Un assessore alla Televisione proprio non lo vorremmo. L'abbraccio tra Tmo e Raimondi non conviene a nessuno dei due. E pure i loro "partiti" si scioglierebbero come neve al sole.

Nel frattempo i veleni circolano in paese. La tv di strada gaetana si difende e attacca. Dice di aver applicato la "par condicio" per tutti e pure il "blind trust" per il suo fondatore. Erasmo Lombardi e i componenti dell'associazione Tmo rivelano di aver ricevuto in campagna elettorale "minacce, denunce, vere e proprie intimidazioni, diffamazioni a mezzo stampa, telefonate minatorie, un campionario infinito di varia e incivile disumanità per il quale abbiamo già inoltrato, nelle opportune sedi giudiziarie, richiesta di punizione dei responsabili". Accuse gravi, inquietanti. E l'ex sindaco Magliozzi, ai microfoni di Telefree, si è vendicato: "Io e mio fratello gli chiudiamo le porte dello stadio comunale a quelli di Tmo". Cosa, cosa? E magari le partite di pallone potrà farle riprendere da qualche altra pseudo-telestreet sua amica, gestita in buona parte da esponenti di Forza Italia, come quella che in campagna elettorale non si perdeva un solo comizio della destra, e mandava in onda pure il concerto "elettorale" della Tatangelo e di D'Alessio di domenica sera, a urne splendidamente aperte. "Gaeta Tv? Macchè la vera telestreet siamo noi" rispondono piccati gli orlandones.

Arrivati a questo punto, in una città ancora ubriaca di voti e promesse e minacce e antenne, non ci importa nemmeno sapere quale sia la vera "telestreet". Ci importa solo che Tmo rimanga tale, con le sue sane faziosità e le sue visioni comunque a trecentossessanta gradi sul paesone gaetano. Senza cadere nella trappola dell'isteria. Senza entrare nella corte comunale. Senza trasformare il nettare mediatico che ancora ci inebria in un veleno per la vita della città. Il partito di Tmo ha vinto. La nuova giunta dovrà proteggere Tmo, come si proteggono i beni pubblici che onorano una città, come si proteggono i pini marittimi di Monte Orlando. Ma Raimondi abbia l'intelligenza di non aprire la maggioranza pure agli orlandones.






 

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