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Il Masaniello dell'etere: la verità su
Tele Monte Orlando
Luca Di Ciaccio
Il Corsivo,
10 ottobre 2002
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L’Italia
è attanagliata dalla tv deficiente e dal conflitto di interessi, il Governo
preannuncia riforme mentre Santoro fa il disoccupato e il terzo polo non
decolla. La televisione italiana riesce solo a dispensare veline. Qui a Gaeta
però, nel piccolo raggio di qualche chilometro, abbiamo trovato una scappatoia.
Un piccolo interstizio clandestino tra le frequenze, appena una scalfitura alla
muraglia delle tv, giusto un graffietto al Golia del duopolio catodico. Non
ditelo troppo in giro perché forse non è proprio una cosa a rigore di legge, e
noi comunque non abbiamo un presidente del consiglio che ci mette a posto certi
problemini. La novità si chiama TMO, TeleMonteOrlando. Da un po’ di giorni è
apparsa sui teleschermi nel raggio di due o tre quartieri, nelle ultime
posizioni del telecomando, tra il mago Gabriel e l’offertissima di materassi.
E
chi c’è dietro questo strano traffico di ripetitori? L’uomo solo che si
prepara a lanciare la sfida al sistema si chiama Antonio Ciano. Nella sua
rivendita di tabacchi in centro, insieme alla bandiera del Regno delle Due
Sicile, agli adesivi “CompraSud” e ai moduli per la raccolta di firme contro
il ritorno degli “scellerati Savoia”, c’è un televisore sintonizzato a
tutte le ore su TMO. L’unica vera televisione della città di Gaeta, annuncia
sicuro di sé. Ciano, ha sposato da anni la causa e le ragioni del
meridionalismo più acceso e nostalgico, e dall’ala gramsciana del Pci al
Partito del Sud il passo è stato breve. Ha scritto libri sull’argomento, si
è candidato al Parlamento europeo urlando in un affollato comizio “Aggia
purta’ la tiella di polipi a Bruxelles”, ha lanciato campagne di
boicottaggio contro i prodotti del colonialismo settentrionale e per ridurre lo
stipendio dei deputati che, scrisse in uno storico volantino, sprecano persino
100 milioni di lire l’anno in carta igienica. Alle ultime amministrative ha
riprovato a candidarsi a sindaco minacciando la secessione di Gaeta dal dominio
padano, “noi eravamo confederati con la Spagna, e con la Spagna possiamo
tornare!”. Fallita l’impresa, è andato in Cassazione ad annunciare la
raccolta di un milione di firme contro il ritorno dei Savoia, ma il tempo
stringe e la causa stenta a radunare folle. Continua ad avercela un po’ con
tutti, sia nella storia che nel presente. Aspetta che Vittorio Emanuele gli
firmi un assegno da un milione di euro per danni di guerra, minaccia denunce
allo stato, pretende la restituzione del territorio gaetano “confiscato
illegalmente nel 1861 dal Regno di Sardegna autodenominatosi italiano”.
Adesso
è pronto a trasformarsi nel Masaniello dell’etere. Ha capito forse che,
all’alba del ventunesimo secolo, l’unico vero potere colonizzatore rimasto,
l’ultimo fortino a cui tentare l’assalto è solo la televisione. Più degli
svaporati Savoia, più di Forza Italia che lui elegantemente chiama “Feccia
Italia”, più del Governo che altro non è che una sua diretta emanazione.
L’uso rovesciato e, detto tra rassicuranti virgolette, “sovversivo” dei
mass-media come insegna la sociologia critica. O, altri posti altre storie, i
patrioti di Venezia che anni fa lanciavano proclami secessionisti
sovrapponendosi alle onde del Tg1 o gli amici bolognesi creatori, giusto un paio
di mesi fa, di una tv di quartiere contro la strapotere berlusconiano.
Insomma,
Ciano ha comprato qualche attrezzatura di seconda mano, ha occupato abusivamente
una frequenza locale e ha battezzato TMO, TeleMonteOrlando. Per ora trasmette
video musicali rubati all’ignara DeeJay Televison, film recenti affittati in
videoteca, e ogni tanto mette in onda qualche vecchio documentario sulle
bellezze di Gaeta o riprese amatoriali di eventi tipo il giuramento degli
allievi finanzieri della locale scuola. Già visto anche il film di Squitieri
“Li chiamarono briganti”, cult di ogni meridionalista che si rispetti. A chi
gli fa presente che potrebbe arrivare qualche problema con la legge risponde:
“Anche Retequattro trasmette senza autorizzazione. Prima devono chiudere alle
tv di Berlusconi e poi potranno venire da me!”. Non fa una piega. Non fosse
che Berlusconi ha già pronta la riforma dell’emittenza che mette in regola
Rete4 e tutta Mediaset. Ciano però sta già preparando il palinsesto autunnale
con un Telegiornale del Sud e un quiz sulla storia in dialetto gaetano.
Presidente, direttore e protagonista, naturalmente, lui stesso.
D’altronde
i tempi cambiano. Ora anche i briganti combattono a colpi di audience. E se gli
agenti del regime padano-risorgimentalista-televisivo verranno ad arrestarlo,
lui potrebbe essere disposto a farsi ammanettare davanti le telecamere.
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