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Le telestreet per un giorno nel Palazzo. "Ma ora l'Unione si
impegni"
Luca Di Ciaccio
tmo watch,
16 maggio 2005
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Fuori è una giornata
luminosa, c’è un sole che ormai promette l’estate, per le strade del centro
storico di Roma sciamano notabili incravattati e scolaresche col naso all’insù,
auto blu e panni stesi, ma a fornire un’inquadratura memorabile della giornata –
giovedì 12 maggio di telestreet trionfanti – basta la sagoma controluce di
Antonio Ciano, il Masaniello dell’etere gaetano, che si staglia davanti alla
celebre facciata di Montecitorio e declama: “Oggi finalmente entreremo nel
Palazzo”. In effetti, per entrarci nel Palazzo è una faticaccia: bisogna
assolutamente mettersi la giacca, ma non vale per le donne, fornire i nominativi
a tempo debito o intercedere con l’onorevole, portarsi anche una cravatta che
non si sa mai, passare dal metal detector eccetera. Ci vuole un certo tono,
insomma, come ai matrimoni, ma l’occasione è di quelle che vale la pena
celebrare: un tribunale in quel di Ancona, dopo una vertenza durata un anno e
mezzo, ha stabilito che “Disco Volante è una emittente a cortissimo raggio e
perciò si deve ritenere esente da ogni autorizzazione o concessione, in quanto
trasmette sfruttando un cono d'ombra nello spettro delle frequenze, senza creare
alcuna interferenza ad altre emittenti o segnali”, e ha archiviato il
procedimento nei suoi confronti. Disco Volante potrà riprendere le trasmissioni
nel quartiere Porto di Senigallia, le stesse che furono interrotte dai sigilli
di un ispettore del Ministero nel settembre 2003. Dunque trattasi della prima
vittoria legale per una televisione di strada in Italia, il che potrebbe avere
(usiamo il condizionale: se i politici, e in particolare il centrosinistra che
si prepara a tornare al governo, sapranno recepire la sfida, se i pochi
telestreettari sapranno farsi minoranza convinta e combattiva di un’altra tv
possibile) conseguenze importanti.
Così l’annuncio ufficiale
sull’esito positivo del “caso Disco Volante” è stato affidato ad una conferenza
stampa alla Camera dei deputati. Per la gioia dei telespettatori gaetani (che lo
vedranno in questi giorni), il nostro Ciano è arrivato con un paio d’ore di
anticipo nella Capitale offrendo (pure al sottoscritto che ne riprendeva le
gesta con la telecamera) una passeggiata romana nel suo stile, i cui momenti
salienti rimarranno: l’invettiva in piazza Venezia davanti l’altare della Patria
(“eccola qua, la nefanda macchina da scrivere bianca...”), l’incontro mancato
con Ignazio La Russa ai tavoli del bar Giolitti, lui che camminava per il
Pantheon ripercorrendo gli ultimi 150 anni in chiave anti-Savoia mentre i
turisti in visita alle tombe dei re si scostavano stupiti, il proclama davanti
Montecitorio di cui sopra. La vetta della real-tv la si è raggiunta grazie a un
improvvisato dibattito con un signore meridionale immigrato in Veneto, a
rinfacciarsi le colpe del Sud nel bel mezzo di via della Maddalena, davanti a
una vetrina della libreria del Senato con televisore acceso sul canale
parlamentare (Ciano: «Eh, ma voi non sapete la storia del sud, delle ricchezze
che ci hanno fregato», e quell’altro di rimando: «Ma perché al Sud hanno voglia?
E poi che ce magnamo, la magnagrecia?»).
Finalmente arriva l’ora
della conferenza stampa. Presenti alcuni irriducibili rappresentanti del
circuito Telestreet, da Bologna con Orfeo Tv e teleimmagini, da Napoli con
InsuTv, da Roma con Candida, da Gaeta con Tele Monte Orlando. E ovviamente i
vincitori di Disco Volante, quelli della cooperativa Zelig che si occupano in
maniera intelligente e creativi di disabili, Enea Discepoli, Fabrizio Manizza,
il grande Franco Civelli (che legge il suo messaggio, «la nostra è una tv fatta
dai disabili, e non sui disabili, disabili come me e come ogni semplice
cittadino che non può usare questo strumento di comunicazione»), e anche il
sindaco della città Luana Angeloni, la quale ha un doppio motivo per rallegrarsi
poiché è stato rinviato a giudizio per calunnie uno che definì “fuorilegge” la
sua amministrazione in quanto solidarizzava con quelli della tv di strada. Anche
il sindaco è contenta ma insiste: «A questo punto c’è un vuoto legislativo da
colmare». «Da un reato a un diritto” è la chiave di lettura della vicenda e dei
suoi possibili sviluppi futuri, sostengono i mediattivisti di Senigallia.
L’avvocato Alessandrini ricorda che «l’archiviazione decisa dal Gip dopo le
indagini ha un valore diverso rispetto alla sentenza di un normale processo se
utilizzata come precedente per possibili cause contro altre telestreet». Ma la
documentazione presentata al Tribunale di Ancona rimane validissima, e un’ottima
difesa può essere la sentenza n. 202 della Corte Costituzionale del 1976 che
affermava l’esistenza nelle trasmissioni locali via etere di una disponibilità
sufficiente a consentire l'iniziativa privata. E quando questo spazio c’è non
consentire tali iniziative costituisce una lesione del principio di uguaglianza.
L’illegalità consapevole delle telestreet deve ora trasformarsi nella correzione
di una legge palesemente ingiusta e squilibrata che regola il sistema televisivo
italico. D’altronde è questa la buona sostanza del riformismo e della
nonviolenza, più volte evocata. Se ne fanno carico gli onorevoli presenti:
Bulgarelli, Lion (Verdi), Giacco (Ds), il senatore Calvi che manda i suoi
saluti, Giulietti e Grillini, sempre Ds, che passano di là. «Per troppo tempo il
mondo politico è stato cieco e sordo di fronte all’emittenza locale, finendo
solo per dare spazio alle grandi imprese dominanti e portando al depauperamento
di tutto il resto», dice Mario Albanesi, presidente del Conna. Il suo
Coordinamento Nazionale Nuove Antenne si è schierato da subito al fianco di
Telestreet, al contrario dell’Aeranti-Corallo, una confcommercio di tv locali
che più volte ha indirizzato proteste verso il Ministero, fino al punto di
riuscire a far inserire un paragrafo dedicato alle tv di strada nientemeno che
nella Relazione su Criminalità e Terrorismo del 2003 redatta dal Viminale
(«accusa gravissima e demenziale» la definisce l’on. Giacco). Albanesi poi
invoca un “centro motore” per il network di tv di strada, che almeno possa
sgravare molte piccole tv dalla quotidiana fatica di trovare nuove trasmissioni,
e c’è Ciano in prima fila che fa sì con la testa. Anche la potenza di emissione
– continua Albanesi – deve essere considerata in funzione del luogo se non si da
fastidio a nessuno, e Ciano annuisce di nuovo. Sandro di InsuTv ricorda anche la
battaglia per le “radiostreet” e “radio comunitarie”, una in Sicilia è stata
appena chiusa.
Nel mezzo della conferenza
è l’on. Mauro Bulgarelli ad annunciare (quasi a sorpresa) una nuova proposta di
legge (n. 3078, “Disposizioni per la valorizzazione e la regolamentazione delle
emittenti televisive comunitarie di quartiere senza scopi di lucro”) che in
pochi giorni ha già raccolto le firme di una trentina di deputati e che dovrebbe
servire da base per aprire una vertenza tesa al riconoscimento e la
valorizzazione delle Tv di strada. C’è chi pensa a prospettive minime e
indispensabili, come la depenalizzazione per il possesso e l’uso di un
trasmettitore dove non si interferisca con altre frequenze, e chi cova visioni
più ampie e futuribili come un sistema di tv comunitarie per associazioni ed
enti locali oppure una quota riservata sul digitale terrestre. Non che la strada
appaia in discesa: tra dirigenti in partenza e in arrivo, Rai sfiduciata e
Mediaset – Sky gongolanti, l’etere vissuto come anticaglia e il digitale che è
senza dubbio il futuro ma ancora pieno di incognite, il famoso conflitto di
interessi che gonfia sempre la sua ombra, ciò che avanza è un notevole caos
progettuale e politico. La confusione dalle parti del centrosinistra non riesce
a compensare il disfacimento del potere berlusconiano dall’altra parte, insomma.
«Ma Prodi e l’Unione devono prendere una chiara posizione sul tema dell’emittenza
televisiva, in vista delle prossime elezioni, devono scriverlo chiaro nel loro
programma», incalza Ambrogio Vitali, decano bolognese di Orfeo Tv. Secondo lui
bisogna “vedersi e discutere su proposte concrete”, e le telestreet (“senza
cappelli politici in testa”) possono bussare anche alle porte della prodiana
Fabbrica del Programma, «perché tutti i luoghi in cui si possono fare delle
proposte devono essere abitati e frequentati». Vitali conferma che delle
duecento “notizie di nascita” in realtà sono davvero poche le telestreet che
“funzionano e con mille difficoltà”. Quanto al significato di parole come
“servizio pubblico” o “tv civiche e comunitarie” bisogna riflettere: «è
possibile, pensabile aprire spazi pubblici per la comunicazione, come un
servizio, come si possono aprire gli ospedali pubblici e gli asili nido?».
Secondo Antonio Ciano sì, non si sa come ma l’esperienza di TMO Gaeta starebbe
lì a testimoniarlo. «Da sempre noi di TMO siamo in sintonia con la costituzione
di un’associazione nazionale, con chi ci vuole stare». Poi prende in mano un
videofonino e dice che anche quello potrebbe considerarsi un trasmettitore,
«anche chi ha in mano questo può essere considerato un terrorista, dipende dai
punti di vista, secondo il mio anche il capo del governo con le sue tre reti è
allora un terrorista». Fine paradosso di Ciano, “vengo dalla terra dei briganti”
dice lui, e ci rassicuriamo pensando che tra le mura del Palazzo oltre
all’obbligo di giacca forse esiste pure una specie di diritto all’insindacabilità.
E dopo Disco Volante ci sente tutti più ottimisti.
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