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Orlandones alla deriva

 

 

Luca Di Ciaccio

tmo watch,

16 settembre 2004

 

 

 

 

Non so da dove cominciare nell’elencare i motivi per cui trovo pazzesco tutto ciò che sta succedendo in questi giorni in TMO. Verrebbe da liquidare la faccenda con un’alzata di spalle: del genere, la tv fa male. Ma ormai è una roba che sta assumendo contorni inquietanti: le istituzioni coinvolte, la corruzione della gioventù, le barricate e i proclami, la depredazione della società civile eccetera eccetera. E poi nuoce gravemente alla salute: l’altro giorno ho rivisto il Masaniello dell’etere Ciano e mi ha detto che gli sono persino rivenuti i calcoli renali.

 

Qualcuno ne avrà piene le tasche ma è opportuno tornare a occuparsi della telestreet gaetana (o quello che adesso è), ormai accertato il suo collocamento al centro della scena mediatica local. E le conseguenti emicranie che provoca tra i loschi politici del posto e l’apatica cittadinanza.

 

Molti fatti – fatti e non opinioni –  hanno messo benzina sul fuoco negli ultimi giorni. Il terremoto è cominciato giovedì 9 settembre, col durissimo “comunicato alla cittadinanza”. Letto da Ciano in persona, con solennità e sguardo serio, in piedi sulla piazza di fronte al Municipio (sapiente presenza scenica, no?). Un comunicato che parlava di “giuda” e di “burattinai”, “traditori della causa” e “attacco all’ultima roccaforte della libertà”, “prezzolati killer da strapazzo, che hanno come unico scopo quello di uccidere la nostra televisione, invece di liberarsi dalle catene che li tengono legati al loro sciagurato mandante”. Da due settimane il canale 42 di TMO era misteriosamente oscurato, e stavolta si parlava sul serio di “boicottaggio”. Ciano non faceva nomi, né dei “killer” né dei “mandanti”. Ma il giorno dopo, intervistato da Michele Ciorra sul portale telefree.it, rincarava la dose: “Sono ragazzetti, ammaliati dalla promessa di trenta sporchi denari, forse di un posto di lavoro. Ma quel che mi fa di più arrabbiare è che questi due fanciullini abbiano tentato di tirarsi dietro altri componenti del mio staff”.

 

Ce ne era abbastanza per far dilagare la polemica e il pubblico processo. Accuse pesanti, con l’aggravante dell’offesa all’audience (d’altronde, qui si gioca con la tivù): sabotaggio agli impianti di trasmissione, contatti con “mandanti occulti” delle istituzioni o dell’imprenditoria locale con lo scopo di zittire o “normalizzare” la voce scomoda di TMO, un piano per estromettere il “sovversivo” Ciano, promesse di finanziamenti e di protezione legale. “Giallo sulla telestreet di Gaeta, spunta l’ipotesi del boicottaggio”, strillava il quotidiano Latina Oggi. Tante voci di paese, ma conviene attenersi ai fatti. Il direttivo della “Associazione TMO”, riunito d’urgenza domenica 12, ha deciso l’espulsione del socio Livio Batosi (il volubile antennista fondatore di TMO) e ha esaminato la posizione del socio Andrea Brengola (giovane collaboratore e “volto di punta” dell’emittente) sospendendone i provvedimenti (ma Brengola ha inseguito confermato le sue dimissioni, nonché il direttivo ne ha confermato l'espulsione).

 

Molta acqua sporca e molta speculazione di potere, dunque, circolano attorno a Tele Monte Orlando. Ci sono dettagli, nomi, coincidenze che non possiamo dire a vanvera ma che rivelano il colossale inquinamento della vita civile, politica e morale di questo paese negli ultimi tempi (ma potete allargare la visione al Paese con la p maiuscola se vi va). Tutto questo ci è sembrato uno scandalo o, se volete, uno schifo. Ma noi sappiamo che questo clamoroso e ulceroso terremoto in TMO non è casuale. Da troppo tempo gli orlandones giocavano la loro partita con il minestrone della politica e il populismo mediatico. Da troppo tempo si atteggiavano da svampiti comedians mentre attorno a loro si lisciavano i manganelli del regime e si apparecchiava la tavola degli interessi di bottega. Non c’è poi tanto da meravigliarsi, allora, se qualcuno scambia il soccorso e la protezione a TMO con la vendita al nemico della nostra battaglia per la libertà. Oppure se qualcuno superi il confine tra ingenuità e malafede, tra ambizione e corruzione, tra lealtà e inimicizia. Decidendo di epurare chi gli da fastidio. Decidendo di passare all’incasso, dopo avere dato. 

 

I sopravvissuti di TMO (avete notato? In quanto a litigiosità e progressive eliminazioni sembrano come “i dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. O come i partecipanti all’Isola dei famosi, fate voi) dovrebbero lasciar perdere l’accanimento sui torti e sulle ragioni, e stabilire dei criteri. Prima che le polemiche retoriche seppelliscano quel che di buono e di concreto si è fatto (dilemma molto televisivo, in effetti). Almeno trovare il modo per rafforzarsi senza vendersi l’anima, per sopravvivere ai “burattinai di paese” senza cadere nel vittimismo e senza passare sotto di loro. Oggi come oggi basterebbe una denuncia per eliminare dalla circolazione la prima tv di quartiere italiana. Vogliono fare la tv professionale e di servizio? Bene, si sbrighino a riscattarsi dal loro egoismo e dalle loro minuzie. E scelgano bene quale meta e quali compagni di viaggio per traghettare in porto “la più importante novità di questi ultimi anni”.

 

Tra gli orlandones (presenti, passati e futuri) l’unico che possa scagliare la prima pietra è Antonio Ciano. E a maggior ragione dopo l’ultima congiura e l’ultimo proclama, in cui ancora una volta ci ha messo la faccia: la personalizzazione affidabile di TMO è ancora nelle sue mani. Ora lui smorza i toni, ma i punti oscuri rimangono. «Siamo una realtà affermata e i cittadini ci seguono con affetto, ma evidentemente diamo fastidio a qualcuno».

 

Insomma, è evidente che a Gaeta devono avere preso troppo sul serio l’aggeggio miracoloso che si sono ritrovati tra le mani e nell’etere: se non ci fila nessuno, noi la tivù la si rifà uguale, che costa pure meno. La quale idea ha molti spunti lodevoli, ma finisce anche per creare delle sindromi a metà tra il comico e il cronico. E polemiche infuocate e interessi smisurati, al cui confronto quelle dei dirigenti Rai sembrano pudiche scaramucce. “Sembra l’anello della Compagnia di Frodo” ha commentato Damiano Ciano, più con amarezza che con ironia. Peccato, perché ci eravamo illusi diversamente. L’esistenza delle telestreet dovrebbe essere leggera come una piuma e incisiva come uno spillo, ma quello di TMO ormai è un essere ingombrante, carico di fardelli e di rughe. Scrive uno sul forum di tmowatch: “credo che sia giusto che tutti voi ragazzi di TMO risolviate i vostri problemi inter vos”. E non fare la fine dei reality show: tutti che si scannano, il pubblico che si diverte, ma alla fine ci si dimentica del vincitore e, con sarcastica noncuranza, si cambia canale.