Non
so da dove
cominciare
nell’elencare
i motivi per
cui trovo
pazzesco tutto
ciò che sta
succedendo in
questi giorni
in TMO.
Verrebbe da
liquidare la
faccenda con
un’alzata di
spalle: del
genere, la tv
fa male. Ma
ormai è una
roba che sta
assumendo
contorni
inquietanti: le
istituzioni
coinvolte, la
corruzione
della gioventù,
le barricate e
i proclami, la
depredazione
della società
civile eccetera
eccetera. E poi
nuoce
gravemente alla
salute:
l’altro
giorno ho
rivisto il
Masaniello
dell’etere
Ciano e mi ha
detto che gli
sono persino
rivenuti i
calcoli renali.
Qualcuno
ne avrà piene
le tasche ma è
opportuno
tornare a
occuparsi della
telestreet
gaetana (o
quello che
adesso è),
ormai accertato
il suo
collocamento al
centro della
scena mediatica
local. E le
conseguenti
emicranie che
provoca tra i
loschi politici
del posto e
l’apatica
cittadinanza.
Molti
fatti – fatti
e non opinioni
–hanno
messo benzina
sul fuoco negli
ultimi giorni.
Il terremoto è
cominciato
giovedì 9
settembre, col
durissimo “comunicato
alla
cittadinanza”.
Letto da Ciano
in persona, con
solennità e
sguardo serio,
in piedi sulla
piazza di
fronte al
Municipio
(sapiente
presenza
scenica, no?).
Un comunicato
che parlava di
“giuda” e
di
“burattinai”,
“traditori
della causa”
e “attacco
all’ultima
roccaforte
della libertà”,
“prezzolati
killer da
strapazzo, che
hanno come
unico scopo
quello di
uccidere la
nostra
televisione,
invece di
liberarsi dalle
catene che li
tengono legati
al loro
sciagurato
mandante”. Da
due settimane
il canale 42 di
TMO era
misteriosamente
oscurato, e
stavolta si
parlava sul
serio di
“boicottaggio”.
Ciano non
faceva nomi, né
dei
“killer” né
dei
“mandanti”.
Ma il giorno
dopo, intervistato
da Michele
Ciorra sul
portale
telefree.it,
rincarava la
dose: “Sono
ragazzetti,
ammaliati dalla
promessa di
trenta sporchi
denari, forse
di un posto di
lavoro. Ma quel
che mi fa di più
arrabbiare è
che questi due
fanciullini
abbiano tentato
di tirarsi
dietro altri
componenti del
mio staff”.
Ce
ne era
abbastanza per
far dilagare la
polemica e il
pubblico
processo.
Accuse pesanti,
con
l’aggravante
dell’offesa
all’audience
(d’altronde,
qui si gioca
con la tivù):
sabotaggio agli
impianti di
trasmissione,
contatti con
“mandanti
occulti”
delle
istituzioni o
dell’imprenditoria
locale con lo
scopo di
zittire o
“normalizzare”
la voce scomoda
di TMO, un
piano per
estromettere il
“sovversivo”
Ciano, promesse
di
finanziamenti e
di protezione
legale.
“Giallo sulla
telestreet di
Gaeta, spunta
l’ipotesi del
boicottaggio”,
strillava il
quotidiano Latina
Oggi. Tante
voci di paese,
ma conviene
attenersi ai
fatti. Il
direttivo della
“Associazione
TMO”, riunito
d’urgenza
domenica 12, ha
deciso
l’espulsione
del socio Livio
Batosi (il
volubile
antennista
fondatore di
TMO) e ha
esaminato la posizione
del socio
Andrea Brengola
(giovane
collaboratore e
“volto di
punta”
dell’emittente)
sospendendone i provvedimenti (ma Brengola ha inseguito confermato le sue
dimissioni, nonché il direttivo ne ha confermato l'espulsione).
Molta
acqua sporca e
molta
speculazione di
potere, dunque,
circolano
attorno a Tele
Monte Orlando.
Ci sono
dettagli, nomi,
coincidenze che
non possiamo
dire a vanvera
ma che rivelano
il colossale
inquinamento
della vita
civile,
politica e
morale di
questo paese
negli ultimi
tempi (ma
potete
allargare la
visione al
Paese con la p
maiuscola se vi
va). Tutto
questo ci è
sembrato uno
scandalo o, se
volete, uno
schifo. Ma noi
sappiamo che
questo
clamoroso e
ulceroso
terremoto in
TMO non è
casuale. Da
troppo tempo
gli orlandones
giocavano la
loro partita
con il
minestrone
della politica
e il populismo
mediatico. Da
troppo tempo si
atteggiavano da
svampiti
comedians
mentre attorno
a loro si
lisciavano i
manganelli del
regime e si
apparecchiava
la tavola degli
interessi di
bottega. Non
c’è poi
tanto da
meravigliarsi,
allora, se
qualcuno
scambia il
soccorso e la
protezione a
TMO con la
vendita al
nemico della
nostra
battaglia per
la libertà.
Oppure se
qualcuno superi
il confine tra
ingenuità e
malafede, tra
ambizione e
corruzione, tra
lealtà e
inimicizia.
Decidendo di epurare
chi gli da
fastidio.
Decidendo di
passare
all’incasso,
dopo avere
dato.
I
sopravvissuti
di TMO (avete
notato? In
quanto a
litigiosità e
progressive
eliminazioni
sembrano come
“i dieci
piccoli
indiani” di
Agatha Christie.
O come i
partecipanti
all’Isola dei
famosi, fate
voi) dovrebbero
lasciar perdere
l’accanimento
sui torti e
sulle ragioni,
e stabilire dei
criteri. Prima
che le
polemiche
retoriche
seppelliscano
quel che di
buono e di
concreto si è
fatto (dilemma
molto
televisivo, in
effetti).
Almeno trovare
il modo per
rafforzarsi
senza vendersi
l’anima, per
sopravvivere ai
“burattinai
di paese”
senza cadere
nel vittimismo
e senza passare
sotto di loro.
Oggi come oggi
basterebbe una
denuncia per
eliminare dalla
circolazione la
prima tv di
quartiere
italiana.
Vogliono fare
la tv
professionale e
di servizio?
Bene, si
sbrighino a
riscattarsi dal
loro egoismo e
dalle loro
minuzie. E
scelgano bene
quale meta e
quali compagni
di viaggio per
traghettare in
porto “la
più importante
novità di
questi ultimi
anni”.
Tra
gli orlandones
(presenti,
passati e
futuri)
l’unico che
possa scagliare
la prima pietra
è Antonio
Ciano. E a
maggior ragione
dopo l’ultima
congiura e
l’ultimo
proclama, in
cui ancora una
volta ci ha
messo la
faccia: la
personalizzazione
affidabile di
TMO è ancora
nelle sue mani.
Ora lui smorza
i toni, ma i
punti oscuri
rimangono. «Siamo
una realtà
affermata e i
cittadini ci
seguono con
affetto, ma
evidentemente
diamo fastidio
a qualcuno».
Insomma,
è evidente che
a Gaeta devono
avere preso
troppo sul
serio
l’aggeggio
miracoloso che
si sono
ritrovati tra
le mani e
nell’etere:
se non ci fila
nessuno, noi la
tivù la si rifà
uguale, che
costa pure
meno. La quale
idea ha molti
spunti
lodevoli, ma
finisce anche
per creare
delle sindromi
a metà tra il
comico e il
cronico. E
polemiche
infuocate e
interessi
smisurati, al
cui confronto
quelle dei
dirigenti Rai
sembrano
pudiche
scaramucce.
“Sembra
l’anello
della Compagnia
di Frodo” ha
commentato Damiano
Ciano, più
con amarezza
che con ironia.
Peccato, perché
ci eravamo
illusi
diversamente.
L’esistenza
delle
telestreet
dovrebbe essere
leggera come
una piuma e
incisiva come
uno spillo, ma
quello di TMO
ormai è un
essere
ingombrante,
carico di
fardelli e di
rughe. Scrive
uno sul forum
di tmowatch:
“credo
che sia giusto
che tutti voi
ragazzi di TMO
risolviate i
vostri problemi
inter vos”. E
non fare la
fine dei
reality show:
tutti che si
scannano, il
pubblico che si
diverte, ma
alla fine ci si
dimentica del
vincitore e,
con sarcastica
noncuranza, si
cambia canale.