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La telestreet gaetana e l'ultima antenna

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

20 febbraio 2008

 

 

 

Anche sulla cima di Monte Orlando, tra i cespugli e le antenne, ci deve essere una conclamata crisi di governo, solo che dura da anni e anni e non ci sono elezioni che tengano. Ripetitori e frequenze televisive – lì a Gaeta come altrove in Italia – non hanno regole, e non c’è legge che regga di fronte alle posizioni dominanti, alle protezioni eccellenti o talvolta solamente alla furbizia del primo venuto. Solo che a Gaeta non basta che ci sia il solito manipolo d’antenne dei grandi e forti broadcasters e di qualche emittente locale infarcita di pubblicità, ma ci sono pure un paio di tv di strada, e tutto allora si fa più caciarone e più complicato, più strapaesano e più incarognito, per i residui spettatori di quest’etere di provincia.

 

A vedere, una ventina di giorni fa, quelli di Tele Monte Orlando fare la gurdia sulla cima della collina omonima, e bisticciare con degli ignari tecnici di una ditta di Pomezia venuti lì a sbullonare e sistemare non si sa quale antenna, poi chiamare vigili urbani e assessori comunali, e ancora lanciare eroici proclami di liberazione dell’etere da furti peraltro legalmente autorizzati, e financo scomodare la caduta del governo Prodi, e pareva lì lì che dovessero essere catturati dalle avanguardie di qualche esercito invasore, ecco a vedere tutto ciò veniva una certa ansia, e non si poteva non pensare, con un po’ di rammarico: a che livello siamo scesi, e in che incubo tele-paesano siamo finiti. No, quello che già mette l’ansia non sono tanto i presunti sabotaggi, i proclami, le inimicizie personali, il livello dei programmi, le faziosità spudorate, ma lo spaventoso accumulo di polemiche, lamentazioni e pronunciamenti. In poche parole: quanto malanimo cova sotto questo tubo catodico.

 

Tutto questo perché a Gaeta ci sono due televisioni locali. Come è stato già fatto notare da molti osservatori di buonsenso, “potrebbero andare daccordo come due inquilini sullo stesso pianerottolo, invece no, sono cane e gatto tanto che l'una nemmeno riconosce l'altra”. Le due tv si chiamano Tmo e Gaeta Tv. Una delle due, che da qualche giorno non aveva più il segnale, accusa addirittura un suo vecchio collaboratore (che nel frattempo ha fondato la tv concorrente), di aver staccato la spina e avere approfittato di un’azienda romana autorizzata a impossessarsi – guardacaso – proprio del suo segnale. L’altra rispedisce l’accusa al mittente, accusando di voler fomentare una campagna d’odio contro una voce diversa. Per qualche giorno la guerra delle antenne è divampata a colpi di schermate di fuoco, comunicati in sovraimpressione, talk show l’un contro l’altro armati. Adesso tutto tace, le due tv hanno ripreso la loro ordinaria programmazione di cose di paese e vecchi video musicali, “noi sappiamo di essere a rischio, il nostro canale appartiene a una ditta romana e prima o poi saremo spenti, ma siamo fieri di avere reagito a testa alta” affermano gli orlandones. Rieccole così le due tv. Riecco Tmo e riecco Gaeta Tv. Coi loro due studioli ricavati da garages. Con le loro telecamere amatoriali, che ogni tanto sobbalzano. Così opposte e a volte così uguali. Stessa atmosfera, stesso lenzuolame a fare da fondale, stessi visi “paesani”, stesso dialetto, stesso tutto.
Eppure c'è guerra tra loro. Due tv di paese, agli occhi di uno spettatore esterno. O agli occhi di uno spettatore gaetano comprensibilmente stufo da tanto clamore. “Due tv alla fine specchio evidente della povertà politico culturale in cui è sprofondata la vita sociale cittadina. Livellata verso il basso” ha scritto il polemico blogger Lince su questo portale. Ma a chi le conosce da vicino appaiono le differenze. Tra Tmo e Gaeta Tv. La prima, quella che si definisce telestreet, i contributi per andare avanti li chiede agli spettatori. L'altra i contributi non li chiede a nessuno, come se ci fosse già chi glieli da. La prima è nata in maniera spontanea sei anni fa grazie a un genuino tabaccaio meridionalista che poi è stato eletto assessore un anno fa con una lista civica, la seconda è nata poco più di un anno fa, con nemmeno tanto celati incoraggiamenti dai partiti di centrodestra dell’ex sindaco, alla vigilia della campagna elettorale cittadina. La prima scende di più nelle strade. Riprende processioni, feste, inaugurazioni politiche, consigli comunali. La seconda lo fa meno. La prima non ha mai sabotato le antenne di nessun canale avversario, la seconda non si sa ma è gravata da qualche sospetto, e non è cosa da poco. Nessuna delle due dice di essere di parte, mentre è probabile che lo siano entrambe. GaetaTv è di parte per definizione, sostenuta apertamente dagli esponenti della vecchia maggioranza.
Tmo più o meno inconsapevolmente lo è diventata, ai tempi della nuova amministrazione civica.

 

Il cuore della faccenda però, per noi che l’abbiamo amata e studiata, criticata e sfottuta, rimane sempre quello: che fine ha fatto Tmo? In che guaio si sono cacciati gli orlandones? Tutte le rivoluzioni a un certo punto passano, o meglio si incanalano in nuove forme, magari si dedicano all’autoconservazione. Tmo ormai, inutile negarlo, ha cambiato pelle. “La vecchia Tmo di Ciano è morta” ha dichiarato Erasmo Lombardi in un’intervista di due mesi fa. Di certo nel momento in cui il fondatore di una tv si candida per un certo partito quella tv deve fare i conti con una perdita di autorevolezza. Con una macchia offerta agli occhi degli altri. Specie se quello lì, com’è successo col brigante dell’etere Ciano, era il migliore della banda. Il rovesciamento dei luoghi comuni, l’utilizzo delle risorse vincenti di Berlusconi per dare scacco a Berlusconi è una visione che ci ha tanto affascinato, ma che non può durare. La nostra amata Tmo pian piano s’è sfuocata, o meglio si è messa talmente a fuoco da slittare fatalmente dall’assurdo al conformismo. Sia chiaro: gli orlandones hanno fatto bene buona parte del loro lavoro, i gaetani dovrebbero essergliene grati, e c’è da essere solidali con loro anche quando minacciano di incatenarsi sotto i ripetitori. A maggior ragione ora che, per l’insipienza del defunto governo di centrosinistra, hanno perduto pure una flebile e legittima speranza di legalizzazione. Ma guai a dimenticare che spesso il vittimismo è la malattia senile dell’idealismo. Di fronte ai punti deboli e alle accuse politiche troppo di frequente gli orlandones hanno risposto chiudendosi in una superba autosufficienza, finendo per offrire il braccio alle critiche peggiori. Hanno perso la curiosità colorata e bella, quella di chi non si accontenta invece che appuntarsi medaglie. Certo, un periodo di malumore capita a tutti, specialmente se si vive di volontariato. Certo, parlare alle gente è difficile. Parlare alla gente è sempre un’assunzione morale di responsabilità. Chi capisce il rapporto tra parole e fatti sente tutta la facile difficoltà del parlare alla gente, soprattutto attraverso la televisione che è il medium con il massimo di potenza e di ponziopilatismo, di autorevolezza e di virtualità. Prima che politico, prima che tecnologico, il problema di Tmo è semiotico. La prima telestreet gaetana vive in una dissonanza di codici, che è stata la sua ricchezza ma è pure la sua perdizione. È una telestreet comunitaria che si atteggia a superpartes o è una tv corsara che si vanta della sua consapevole faziosità? E’ un richiamo alla neutralità o una spinta all’impertinenza? È un monumento o è un corpo vivo? E' Radio Londra o è il baracchino degli amici radioamatori?

 

La telestreet gaetana è una delle poche rimaste in Italia, ed è una delle ultime nel turbinio tecnologico che ormai già guarda avanti, verso youtube e verso i personal media, verso i blog e verso le piattaforme del digitale, altro che la litigiosa concorrenza di quartiere, insomma essa è già vecchia nei suoi strepiti, troppo unidirezionale per i moderni canoni della comunicazione. Quelle stesse antenne, così combattute, presto non ci saranno più. Eppure spiacerebbe a tutti, giù in paese, perdere una televisione che è un grande patrimonio cittadino. Il guaio è che i cittadini – spettatori gaetani ancora oggi non hanno capito non solo chi ha vinto e chi ha perso, ma perché la televisione è così desiderata dal potere. Ma chi manda avanti questa tv ora deve sapersi guardare allo specchio, tenersi a distanza dalla propria faziosità, perché nella fretta di non imbellettarsi, di non vestirsi di ragionevolezza, può facilmente diventare sciatto, montarsi la testa, scadere nell’isteria, come la pozione magica che si tramuta in veleno. Ricordate il “Volto nella Folla” di Elia Kazan? Un poveraccio, proprio per la sua normalità, diventa una stella della tv americana. Finché un giorno un microfono aperto per sbaglio informa il paese del suo acquisito cinismo. E per lui non c’è scampo.



 

» VIDEO/ La conferenza stampa di Tmo del 31/01/08 e il blitz sulle antenne di Monte Orlando del 01/02/08 (golfotv.it)

 

 

» RASSEGNA STAMPA/ Tmo e la battaglia del canale 42

 

 

» Comunicato di Tmo: "Non siamo spenti, ci hanno oscurato" (aprile 2008)