LUDIK

» tmowatch

 

 

Così TMO si scoprì vittima del Sindaco Censore

 

 

Luca Di Ciaccio

tmo watch, 22 giugno 2004

 

 

 

Si sapeva, no? Che a furia di giocare alla televisione e al potere, prima o poi si sarebbe passati per quella fatidica parola. Censura. Ah, finalmente! Passate le elezioni e arrivati i primi caldi, la polemica è deflagrata. La telestreet gaetana trova la sua degna collocazione drammaturgica, tra l’incazzatura stile Santoro e la rivolta paesana.

 

Tutto accade nell’ultimo bollente consiglio comunale, passati pochi giorni dalle elezioni europee più provinciali, dove nel sudpontino il centrodestra ha stravinto e Forza Italia si è confermata primo partito (in spensierata controtendenza nazionale). E a Gaeta col primo cittadino, il forzista Magliozzi, che invoca ai comizi il “sangue gaetano nelle vene”, arraffa il 30% dei voti e sorpassa pure Damiano Ciano, figlio del Masaniello dell’etere Antonio e candidato Ds nello stesso collegio per le provinciali. Nonostante la promozione elettorale, la Casa delle Libertà gaetana fa acqua da tutte le parti, tra spaccature e dissensi. All’ordine del giorno del consiglio: le indennità dei consiglieri, il piano delle opere pubbliche (con svendita di immobili) e, soprattutto, il bilancio triennale. Da approvare entro il 19 per evitare il commissariamento del Comune. La lunga seduta, con numerosi cittadini presenti, un paio di contestatori e la telecamera di Tele Monte Orlando (presenza fissa e “gradita” da oltre un anno), comincia giovedì 17. E quello che si vede è già una combinazione di pugilatori della politica, pateracchi compromissori, maggioranze sfasciate, pubblico vociante in sala. La mattina seguente, il sindaco fa sapere al fondatore di TMO Antonio Ciano che non saranno ammesse telecamere alla seduta del consiglio comunale. “Dici davvero?”. “Si”.

 

Da quel momento in poi scoppia il “caso TMO” e tutti, nel cono d’ombra gaetano, vanno in fibrillazione. Il Masaniello dell’etere commenta: «Questo è un attacco alla libera informazione. Forse gli amministratori non vogliono far vedere ai gaetani come vengono spesi i loro soldi». I consiglieri del centrosinistra e anche alcuni di centrodestra chiedono spiegazioni in aula. Il presidente vicario dell’assemblea, Antonio Cassaro (Forza Italia), risponde papale papale: «Perché non sono democratico». L’opposizione presenta anche un emendamento pro-telestreet: 10mila euro di finanziamento e accordo per le riprese dei consigli comunali, ma la maggioranza lo respinge. Intanto fuori la voce si è già sparsa, sul canale 42 TMO ha già spifferato tutto e “sospende le trasmissioni in segno di protesta”. Pure le vecchine dei vicoli, che tifano per “il bell’Antonio” ma solitamente dormicchiano sui consigli comunali, cominciano a preoccuparsi del regime. Gli ingredienti ci sono tutti, per riempire il placido primo finesettimana estivo. Ammutinatori di maggioranza in difesa della libertà di informazione. Incacchiatissimi orlandones che sbattono il dito sotto il naso degli amministratori. Solidarietà della stampa locale e titoloni in cronache del golfo. Video-comunicato di TMO, con slogan finale “non fatevi spegnere!” ed effetto spegnimento televisore (come lo spot del programma di Fiorello, per capirci). Accuse di regime. Catene di email verso la casella del sindaco, persino dall’estero. Bilancio approvato alle cinque del mattino dell’ultimo giorno utile. Processioni di solidarietà alla tabaccheria di Ciano. Il presidente del consiglio comunale che si dissocia dal suo vice. Richieste di dimissioni. Vecchine dei vicoli pronte a scendere in piazza. Damiano Ciano che ventila proposte del sindaco di Formia (geniale trovata a metà tra i boatos da calciomercato e il dramma politico della gelosia). Infine la diretta del lunedì sera (però nessuno che osi cantare Bella Ciao oppure imbavagliarsi, citazioni che sarebbero troppo smaccate) e il momento topico quando, poco prima di mezzanotte, telefona il sindaco. Se non è show-time...! Il sindaco Magliozzi, con voce rotta dallo sfinimento, ha innanzitutto ricordato che “non siamo più nel ‘68” (“nel 68 dovevo ancora nascere” ha risposto Ciano junior, “io conosco il 69 invece” ha aggiunto elegantemente l’antennista Batosi), e che “adesso state esagerando”. Dopodiché ha dato variamente fiato alla bocca e soprattutto ha garantito che “mai più” le porte del consiglio comunale saranno chiuse alle telecamere di TMO. “Non vi fidate? E che debbo fare? Debbo metterlo per iscritto?!”.

 

Comunque vada, Tele Monte Orlando incassa il colpo proprio lì, nel patrimonio che gli sta più a cuore, in quel ruolo di “servizio pubblico – comunitario” cui si è parzialmente votata (ma che resta ancora tutto da dimostrare). Allo stato attuale delle cose e del rapporto con la politica, TMO si è portata in quella zona sbarazzina e ambigua, tipica della fasi di crescita o di passaggio. TMO è invischiata nella politichetta gaetana e la politichetta gaetana è invischiata in TMO: un rapporto ammiccante e guardingo, fatto ancora di abbracci e di cazzotti, metafora della creatività meridionale. La recente disavventura da regimetto vissuta in TMO lascia infine aperte altre considerazioni.

Primo. Le vicende del dopo-elezioni vedono un regime berlusconiano, in Italia come localmente, sempre più nervoso e franante (indipendentemente dagli specifici risultati del voto). Dunque più debole, ma anche più pericoloso.

Secondo. Se in questo paese si conservasse ancora un minimo di rispetto delle istituzioni, un politico che – nell’esercizio delle sue funzioni (seppure pro tempore) di presidente di un consiglio comunale – dichiari con naturale spacconeria “io non sono democratico” dovrebbe avere la dignità di dimettersi.

Terzo. Le risibili scuse addotte dal sindaco Magliozzi (la presenza di telecamere avrebbe favorito intemperanze del pubblico in sala) potrebbero farci voltare pagina da una polemica che rischia di finire stucchevole, ma non bastano certo a rassicurarci. Di fatto quest’ultimo episodio ci mette davanti alla pochezza democratica di certa classe politica, alla solidarietà generale della popolazione gaetana verso TMO, alle perenni difficoltà di comprensione del progetto telestreet (o di quel che ne rimane, variamente rimasticato secondo i contesti e le esigenze). Le discussioni sulla natura del nostro progetto e sul “riconoscimento ufficiale comunitario” (vagheggiato, pensate un po’, dallo stesso sindaco) non possono non ripartire da qui.