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TMO e le insidie della politica - spettacolo
Luca Di Ciaccio
tmo watch,
24 febbraio 2004
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L’altra
sera, mentre la telecamera di Tele Monte Orlando inquadrava i volti costernati e
vagamente annoiati di Brengola e Ciano subissati dal prolisso monologo
autocelebrativo del sindaco di Forza Italia e dalle decine di telefonate
taroccate, o ancora ieri sera quando nello stesso tinello della tv di strada
gaetana andava in scena lo psicodramma della sinistra invitata – assente –
non avvisata, si è avuta la sensazione che qualche meccanismo si sia rotto
nella pratica mediattivista e comunicativa di une delle più consolidate
telestreet italiane.
Nell’ultima
settimana la situazione politica gaetana è giunta ad un livello di scontro e di
sovreccitazione che non si verificava ormai da anni. È successo, nell’ordine:
il collasso della supermaggioranza di centrodestra, le istituzioni locali
decapitate (niente giunta, nessun presidente del consiglio comunale) da una
crisi politica dettata (per ammissione degli stessi componenti della
maggioranza) da “motivazioni personali e particolarismi”, i cinque
consiglieri di opposizione che occupano l’aula del consiglio e indicono
affollate assemblee popolari. Tele Monte Orlando ha scelto di trasmettere tutto
e a ripetizione, come sempre, nell’onesta intenzione che i
cittadini-spettatori possano venire a conoscenza dei fatti e farsene un’idea.
Inoltre, giovedì sera è andata in onda una diretta speciale col sindaco
Magliozzi e il lunedì successivo era prevista un’altra diretta in studio con
telefono aperto per i componenti dell’opposizione di centrosinistra. La realtà
dei fatti si è però diabolicamente tramutata nel contrario delle buone
intenzioni di partenza: la diretta del sindaco ridotta a one-man-show del
Capitano in cui la percezione della città era falsata da una metà di
telefonate spudoratamente tifose o false (riconosciuta, secondo gli umori
popolari, anche la figlia dello stesso sindaco spacciatasi per una liceale
17enne che ringraziava calorosamente per una palestra che però nella realtà
scolastica dei liceali veri ancora non c’è). E poi la diretta di lunedì
finita in una specie di reality show familiar-politico con l’opposizione
annunciata ma assente, il vecchio intellettuale di sinistra Cesarale che chiama
per rimproverare quelli della minoranza di un’assenza che suona come un
autogol in finale di coppa, il consigliere Ds Di Maggio che telefona e dice che
lui non era stato invitato, infine l’eclatante entrata in scena del figlio
diessino del Masaniello dell’etere, Damiano Ciano, che accusa TMO di
perseguire una linea sbagliata e suo malgrado strumentalizzabile dalla politica
dei partiti, dunque l’autoprocesso in diretta di TMO e le impacciate
autodifese con scusa di Lord Brengola e Ciano senior.
Qualcosa
si è inceppato se, come è stato scritto sul forum-osservatorio di tmowatch
all’indomani del sindaco-show, «sarebbe il caso di valutare al di là di
alcune critiche certi meccanismi televisivi. Penso che trasmissioni come quella
di ieri debbano aiutare a capire ed avvicinare i cittadini alla cosa pubblica e
non dobbiamo correre il rischio di farle scivolare in una passerella mediatica
di chi ha già a disposizione canali televisivi e quant'altro». Ebbene, è
indubbio che la sola azione della tv di strada è riuscita, in una realtà di
apatica decadenza come quella del paesone gaetano, a risvegliare e incrementare
il livello di attenzione della gente comune verso gli affari (più o meno
dicibili) dei politicanti locali. Se ne sarà accorto anche Antonio Ciano il cui
meridionalismo marginale è passato – nel giro di un paio di mesi di lezioni
di storia pomeridiane in tv – da oggetto di sberleffo a oggetto (secondo noi,
anche a ragione) di seria considerazione. Se
da un lato è cosa buona e giusta che il lavoro dello staff di TMO (doppiamente
egregio perché idealista e non retribuito) abbia risvegliato la curiosità
politica della pigra popolazione gaetana e forse finanche turbato qualche
interesse occulto, dall’altro lato bisogna notare i rischi di una deriva
televisiva secondo i peggiori canoni della tv che (almeno dalla parte più
consapevole del movimento telestreet) si desidera abbattere. Dentro la destra e
dentro la sinistra (con la prima forte del modello berlusconiano e, anche nel
nostro piccolo, assai più furbacchiona della seconda) si diffonde il virus
della società spettacolare e dell’estetismo mediatico, il conflitto effimero
che si consuma nell’atto dell’apparizione, che appaga le coscienze degli
spettatori in poltrona ma non basta mai, né servirà mai a cambiare
fattualmente questo paese.
Nell’ultima
settimana gaetana la novità più autentica e rilevante sono state le assemblee
pubbliche nell’aula consiliare occupata. Lì si sono consumati momenti di
grande partecipazione, di avvicinamento personale e politico senza steccati
(c’erano elettori di sinistra così come elettori in parte delusi di destra,
elite politiche e gente di strada), forse un embrione della cosiddetta “società
civile” da queste parti per troppo tempo latitante. Con il gesto
dell’occupazione è successo che l’esangue sinistra gaetana ha finalmente
azzeccato un colpo. Il risultato più bello e più felicemente antitelevisivo
dunque è stata l’assemblea e non la diretta televisiva in cui si è rifugiato
il sindaco Magliozzi. E il dettaglio che la diretta sia stata operazione di una
tv di strada è passato inosservato, tanto che sembrava una riproposizione in
brutta copia del Porta a porta con la scrivania di ciliegio. Proprio mentre, sul
piano nazionale, assistiamo alla deriva psico-politica di Berlusconi, che parla
quando vuole e fa parlare e tacere chi vuole, noi di una telestreet dovremmo
fare molta attenzione. Dobbiamo riflettere e fuggire dall’errore di
trasformare la gente in tele-massa. O dall’errore di farci usare, ritrovarsi
complici involontari dei vecchi vizi del medium televisivo. «La televisione
è un mezzo caldo, e noi di TMO dobbiamo stare attenti: dobbiamo comunicare e
non farci comunicare» diceva ieri sera Damiano Ciano. Certo,
parlare alla gente è difficile. Mediare un dibattito ancora di più (e non
finiremmo mai di apprezzare l’equilibrismo di Brengola alla conduzione delle
dirette, anche se dalla sua salvezza rischia di trasformarsi nella sua gabbia). «Chi
capisce il rapporto tra parole e fatti sente tutta la facile difficoltà del
parlare alla gente, soprattutto attraverso la televisione che è il medium con
il massimo di potenza e di ponziopilatismo, di autorevolezza e di virtualità»,
come scritto tempo fa dal giornalista Francesco Merlo.
Il sindaco Magliozzi (che, comunicativamente parlando, è uno dall’oratoria
sgangherata e inconcludente, che del suo grande capo Berlusconi ha preso il
malcostume politico ma appena un briciolo delle sue capacità di incantamento
televisivo) tentando di giustificare e sminuire la crisi politica di casa sua,
ha fatto a TMO una straordinaria ammissione: «Ma i cittadini a livello
nazionale, con tutte le televisioni che ci sono, se ne sono accorti che c’è
stata una forte crisi nel governo e nella maggioranza?».
In
conclusione, già il fatto che stiamo qui a discutere del mezzo e del messaggio,
dell’immagine e della parola andate in onda e ci dimentichiamo dei fatti
concreti, dell’economia gaetana in crisi e delle delibere ad personam,
dell’affarismo politico e del mare inquinato, già questo rientra negli
effetti perversi e malandrini della politica – spettacolo che si insinua
ovunque, pure a Gaeta, pure forse a Tele Monte Orlando. Si parte dalla premessa
che tutti quelli di TMO sono (siamo) gente talvolta maldestra nell’uso del
mezzo ma sempre in buona fede. Anche se talvolta può essere pure
un’aggravante. E quindi solo la disposizione a parlarne apertamente, a
costruire insieme (davanti e dietro le telecamere) un modo veramente nuovo,
diverso e utile di fare tv, può significare oggi la nostra unica speranza.
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