LUDIK

» tmowatch

 

 

Intervista a Erasmo Lombardi. "Tmo, un anno vissuto pericolosamente"

 

 

Luca Di Ciaccio

telefree.it,

30 dicembre 2007

 

 

 

«Non mi piace il vecchio detto "molti nemici molto onore", ma certo il fatto che noi di Tmo stiamo sulle balle a tante persone vuol dire anche che riusciamo a fare bene il nostro lavoro». Seduto su un muretto del lungomare di Serapo, Erasmo Lombardi, presidente dell'associazione Tmo, ripensa all'ultimo anno della telestreet gaetana. «Un anno vissuto pericolosamente», lo ha detto anche l'altra sera, mentre in diretta da quel garage di via Rimini riadattato alla buona a studio televisivo faceva gli auguri di buone feste ai telespettatori gaetani, insieme a tutta la squadra degli orlandones. Perché Tele Monte Orlando non è una telestreet qualsiasi. La prima tv di strada a nascere, in Italia. Una delle poche a sopravvivere, a sei anni di distanza. Lo schermo di Tmo è stato come una finestra per affacciarsi sul paesone gaetano e vedere che tempo fa. In effetti chi di noi avrebbe mai pensato di comparire sul piccolo schermo mentre cammina con le dita nel naso o mentre si ingozza di tiella nella sagra di paese? Antonio Ciano, un tabaccaio di mezza età col pallino dei Borboni e della politica, invece ci ha pensato e l'ha chiamata Tmo. «Per noi che l'abbiamo fatta - racconta Lombardi - la telestreet è stata un'esperienza che ci ha messo in gioco, noi che abbiamo già la nostra età, le nostre famiglie, i nostri lavori... Eppure tutti ne siamo usciti arricchiti, e non parlo di soldi, anzi quelli ce li abbiamo pure rimessi».

Tuttavia questo agitato 2007 gaetano ha lasciato segni e ferite addosso agli orlandones. Tmo non è più quella di prima. «Ormai nell'immaginario collettivo Tmo sta dalla parte della nuova giunta comunale, e quindi tutti quelli che non hanno votato Raimondi ora stanno contro di noi». Siete diventati la Rete4 del nuovo sindaco? «No, questo proprio no. Diciamo che si è creata una sorta di prevenzione nei nostri confronti». La campagna elettorale gaetana è stata sicuramente uno dei momenti di massima audience, ma anche uno dei più difficili nella storia di Tmo. Gli animi si sono accesi. Tmo ospitava tutti, ma a molti sembrava che il vostro cuore battesse da una parte sola. «Durante la campagna elettorale io ero il garante dell'applicazione della par condicio, pensa che abbiamo inserito il riferimento alla legge anche se da quel punto di vista non avevamo nessun obbligo. Ma chi ha perso le elezioni ha tentato di strumentalizzare il ruolo di Tmo. Diciamo che il centrodestra e Magliozzi invece di ragionare sui motivi politici della loro sconfitta ci hanno presi come capro espiatorio, gli ha fatto comodo crearsi un nemico esterno. E purtroppo in molti hanno subito questa sorta di lavaggio del cervello, e continuano a vederci come nemici e faziosi». Ma voi orlandones facevate o no il tifo per Raimondi? «Ma gli orlandones possono anche fare il tifo, sono cittadini come tutti gli altri. Ma è un altro conto dire che noi abbiamo usato Tmo a fini politici o strumentali, questo no». Tu quindi affermi che durante la scorsa primavera chi vedeva Tmo non si faceva un'idea sui candidati per cui voi della tv tifavate? «Assolutamente no, abbiamo rispettato le regole e i tempi. Abbiamo mandato in onda tutti i comizi stabiliti dal calendario prefettizio, l'unico sbilanciamento è stato verso quei candidati che non si presentavano. Ma tutti alla fine hanno avuto i loro spazi, perfettamente concordati. Perfino coi messaggi autogestiti gratuiti. Anche quando, nei dibattiti in studio, si parlava di Progetto Musica o fondi sociali o notizie negative per Magliozzi noi ci riferivamo a inchieste in corso, dati oggettivi che arrivavano dal commissario Frattasi, non era certo una campagna ad personam come, per esempio, quella che faceva il giornale Latina Oggi». In campagna elettorale avete denunciato anche minacce nei vostri confronti. Lo confermi? «Tutto vero. Ci sono stati vari tentativi di indurci a più miti consigli, e non solo sotto elezioni. Per difenderci abbiamo anche sporto qualche querela»

Comunque sia, tutti sapevano che il patron e fondatore di Tmo, Antonio Ciano e il candidato sindaco Antonio Raimondi, erano una cosa sola. «Il fatto è che tutti da sempre sapevamo che Ciano si sarebbe candidato alle elezioni, come tante volte aveva già fatto nella sua vita. E sapevamo che la cosa poteva crearci dei problemi. Certo in molti pensavano che la sua candidatura si risolvesse in folklore, e invece stavolta non è stato così». Ma se non ci fosse stata Tmo l'Americano senza partito Raimondi avrebbe vinto lo stesso le elezioni? «Sicuramente Tmo ha fatto conoscere Raimondi. È oggettivo dire, usiamo pure un termine pesante, che Tmo ha sdoganato Raimondi, in questo ha ragione Magliozzi». E vuoi dirmi che questo sdoganamento non rispondeva a un progetto politico voluto? «No. Pensare questo è anacronistico e falso. Le cause della vittoria di Raimondi sono molto più complicate, sono cause politiche. Certo per qualcuno è comodo dare la colpa a Tmo, ma noi abbiamo solo fatto bene il nostro lavoro». Ad agosto Antonio Ciano, diventato assessore, si è dimesso da Tmo. «E' stata una sua scelta che noi di Tmo abbiamo totalmente appoggiato, per non alimentare sospetti di conflitti di interesse. Antonio si è confermato una persona onesta. E io personalmente credo davvero che al Comune adesso si voglia portare una ventata di pulizia, quindi bisogna dare il buon esempio».

Sulla storia di Tmo è stato girato addirittura un film di due giovani registi italo-tedeschi, intitolato "Libertà", che nell'anno appena trascorso ha girato molti festival in tutta Europa. A voi orlandones è piaciuto? «C'è stato un forte dibattito interno, tra chi era entusiasta e chi invece ha apprezzato poco. Che ci vuoi fare, noi siamo fatti così, discutiamo molto tra di noi. Secondo me il film ci ha rappresentato bene. Certo, tante scene sono state tagliate. È un po' la punta dell'iceberg». Il film è molto incentrato sulla figura di Antonio. In una scena tu dici: "Sono convinto che se Antonio ci lascia, Tmo dura al massimo tre mesi e poi muore". Ora Antonio vi ha lasciato per fare un altro lavoro, e voi come siete sopravvissuti? «Resto dell'idea che la Tmo di Ciano è morta. Quei servizi, quel modo di scendere per le strade, rapportarsi con la gente, solo lui riusciva a farli. Ci abbiamo provato noialtri, io stesso, ma è diverso. La gente per strada non si ferma, non si fida. Antonio ha un potere catalizzante che fa paura». E' vero che Tmo non è più quella di una volta? «Diciamo che gli obiettivi restano gli stessi, ma sono cambiati i modi per realizzarli».

 

Però Tmo sta dando l'impressione di essere diventata una tv istituzionale, una tv di governo. Può essere che da sei mesi a questa parte non sia stato possibile realizzare servizi di denuncia, inchieste critiche, come succedeva durante l'era Magliozzi? «Ci sono cose che non vanno a Gaeta, ma mi sembra presto per addebitarle alla giunta Raimondi. Sono dell'idea che bisogna aspettare: è vero che abbiamo fatto vedere poco di quello che non va, ma non stiamo facendo vedere nemmeno le cose buone, che pure ci sono state. Altro che tv di governo. Comunque stiamo preparando dei servizi, e ci tengo a ripetere che chiunque vuole può inviarci dei dvd o delle cassette, noi mandiamo tutto». Il fatto che il principale conduttore delle dirette di approfondimento sia Damiano Ciano, che è anche un esponente di rilievo del Pd locale, vi crea qualche problema? «No. Innanzitutto noi non siamo giornalisti professionisti, e comunque Damiano può contare sulla sua grande onestà intellettuale». Non credi che abbiate esagerato quando apostrofaste in diretta la tv concorrente chiamandola "Schiavo tv"? «Era un'opinione personale di Damiano Ciano che la pronunciò, e come tale va rispettata. Per alcuni versi, mi rendo conto, può risultare antipatica, ma esprime il nostro disagio dopo tanti anni di volontariato a vedere altri che invece nascondono ben altri motivi. Su quella tv davvero durante le elezioni ha suonato sempre la stessa campana».

Per anni, grazie a Tmo, sei stato la voce delle telecronache delle partite del Gaeta. Ti manca? «Come tutte le passioni, quando non puoi farle più ti mancano». È vero che la Polisportiva Gaeta presieduta da Damiano Magliozzi, fratello dell'ex sindaco, ha impedito alle telecamere di Tmo di entrare allo stadio? «Questo è un episodio grave, pure se noi abbiamo scelto di mantenere un basso profilo. D'altronde io stesso a giugno avevo deciso di dimettermi dalla redazione sportiva. Ero indignato dall'uso a fini politici che si faceva dello sport. Il pulmino del Gaeta Calcio addobbato di manifesti elettorali per Magliozzi lo abbiamo visto tutti, no? Comunque fin dall'inizio del campionato noi abbiamo chiesto alla Polisportiva la possibilità di entrare allo stadio per le riprese. Loro prendevano tempo. Nel frattempo c'era stato anche l'editto bulgaro di Magliozzi, l'ex sindaco, che disse che ci avrebbe chiuso le porte dello stadio. Alla fine ci è stato sottoposto una specie di contratto capestro, dove tra i requisiti c'era scritto che la nostra emittente doveva avere una regolare concessione». Ti risulta che Gaeta Tv che adesso trasmette le telecronache abbia regolare concessione? «No, appunto. Evidentemente per loro vale un altro metro di giudizio. Comunque noi di Tmo offrivamo un servizio gratuito alla città, lo facevamo per passione, certo non ci abbiamo perso nessun contratto di sponsor».

La legge Gentiloni, che deve ancora passare all'esame della Camera, contiene un articolo sulle telestreet, inserito anche grazie alle vostre pressioni. Siete soddisfatti? «Veramente no. La legge è assolutamente inadeguata. Non ammette nemmeno la ripetizione del segnale. Se entrasse in vigore noi saremmo costretti a chiudere, o a farci vedere solo in un paio di strade della città». Ma, a parte voi, le telestreet in Italia esistono ancora? «C'è rimasto molto poco che io sappia. Sono mutate le condizioni storiche, anche se il sistema tv italiano rimane bloccato nonostante Berlusconi non sia più al governo. Da questo punto di vista anche la legge Gentiloni cambia poco. Sono mutate anche le tecnologie, adesso c'è internet, c'è You Tube, dove tra l'altro ci siamo pure noi».

Oggi Tmo non può più definirsi la tv di tutta la città? «Purtroppo Gaeta è la città delle fazioni, non è una città unita, non è una città generosa, dove chi ha fa qualcosa per chi non ha». Però in alcuni momenti è sembrato diverso, come proclamaste proprio voi di Tmo. Se oggi si rifacesse una petizione contro il vostro spegnimento, come quella dell'estate 2006, riuscireste ancora a raccogliere tremila firme in tre giorni? «No, oggi firmerebbero la metà, ne sono sicuro. Praticamente c'è chi ha creato un partito contro Tmo. E questa è una cosa grave». Avete commesso qualche errore anche voi? «Il vero insuccesso di Tmo è non essere riusciti a coinvolgere altre energie, persone al di fuori del nostro gruppo. Le nostre risorse sono pochissime, e noi facciamo il possibile». A Gaeta la tv di strada è in mano alla generazione dei 40/50enni, gente che spesso c'era già ai tempi delle prime radio libere negli anni '70. «Lo so, ed è un peccato. Penso che anche per i giovani Tmo potrebbe essere una grande palestra». Adesso non siete più i soli, tra tv e blog e siti internet a Gaeta i media abbondano. «Noi abbiamo aperto una strada. Prima Gaeta era nell'oblio più totale dal punto di vista dei mezzi di informazione. Ora invece c'è addirittura una sovraesposizione mediatica, che provoca dei danni non indifferenti. Oggi molti tendono a cambiare tono e impostazione dei loro interventi in base alla telecamera che hanno davanti. Assurdo. Lo stesso consiglio comunale è diventato un reality show. Ma in fondo è meglio così, non si può tornare indietro, ai tempi della mano sulla telecamera». Se Silvio Berlusconi sapesse la storia di Tmo vi farebbe i complimenti? «Berlusconi? Si, ci farebbe i complimenti. Ma poi ci direbbe che siamo dei coglioni, perché qui il profitto è zero».