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TMO WATCH
Veline de noantri
Luca Di Ciaccio
6 ottobre 2005
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“Italia 2005. Il trionfo
di Baudo. Il ritorno del proporzionale”. Basterebbe questo inciso di Guia
Soncini sul Foglio a descrivere bene l’inamovibilità e la vecchiezza di
questo Paese, ancora impegnato nella sua transizione televisiva e non
(verso cosa non si sa, o forse è meglio non saperlo). Per consolarsi si
può provare con la telestreet gaetana dove, alle nove di sera e a giorni
alterni, è stata appena inaugurata una nuova versione della solita
“Rassegna stampa”.
Prima c’era solo
l’infaticabile Masaniello dell’etere Ciano a declamarla, sul banco del suo
negozio o sul cofano del furgoncino o sul tavolo degli studios, come
capitava. Notizie spiegate al popolo, mescolando le cronache del Golfo, i
titoli dell’Unità e qualche poderoso libro meridionalista o di Travaglio.
E poi un po’ di grugniti, colpi di tosse e borbottii che da soli (a
saperli interpretare) valevano più di cento commenti. Adesso Ciano ha
chiamato al suo fianco nelle Rassegna una presenza femminile, la signora
Nunzia Coccoluto. Che è madre di famiglia e nuora d’arte della mitica
signora Anna, quella del vecchio e indimenticato programma di ricette su
TMO, quindi una garanzia. La procace signora Nunzia rappresenta la
risposta femminile e femminista alle accuse di una TMO tutta al maschile,
evidentemente per dare un tocco mammario al meridionalismo naif di Ciano.
Così mentre il Masaniello dell’etere fa le consuete tirate per nome e per
conto della dignità gaetana e sudista, dispensa consigli e ammonizioni, se
la prende con la Camera di commercio che ci mette troppo tempo a eleggere
il suo amico Zottola alla presidenza, sputacchia su Garibaldi e Berlusconi,
insomma mentre lui mette in scena come sempre il suo presepe ideologico di
memorie popolari e crociate contro la prepotenza (tiè, guagliò), la bella
Nunzia infligge il colpo di grazia alle famiglie gaetane davanti alla tivù
sfoggiando una tenuta da Parietti dei tempi d’oro, tanto per rimarcare
quanto conti l’apparenza. Senza tuttavia rinunciare a dimostrare
competenza politica sulle riforme e una sapienza sociologica sulle
tendenze e su qualsiasi “probblema” alla moda. “Dico bene, Nunzia?”. “Eh,
come no!”. Quasi ottimo il clima, una doppia conduzione così non si vedeva
dai tempi di Carelli e la Buonamici al Tg5 dell’ora di pranzo. “E
scusateci se qui in studio fa un po’ caldo...”. “Uh, è caldissimo qui”.
Gli spettatori, d’altra parte, sono assai peggio dei programmi che
guardano, e dopo una mezzoretta già cominciano a domandarsi quand’è che
Antonio indosserà il papillon da avanspettacolo e Nunzia comincerà a
cantare “la cammisella no no”. Ma è tutto serissimo, giusto una puntina (o
una puntona) di tette, pure un po’ sudate. Che non guasta mai.
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