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TMO WATCH
Ogni morte di Papa
Luca Di Ciaccio
7 aprile 2005
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Certo, le cose
succedono tutte insieme. É morto il Papa, con un concorso di popolo da
tutti gli angoli del mondo, con la tristezza e la serenità devota di
milioni di persone, con le piazze piene, con l’ansia di chi non smette di
cercare riposte, con lo strabordare commosso (e a tratti conformista)
della quasi totalità dei media di ogni dove. E poi avete visto quante cose
in questa settimana? Al mondo e perfino nei palinsesti televisivi? Il
centrosinistra che trionfa alle elezioni regionali e – nonostante Latina e
altri posti provinciali, nonostante i plebisciti fazzoniani a Fondi che
nemmanco Saddam ai suoi tempi – si piglia pure il Lazio. Un Masaniello
“comunista e frocio” che viene eletto governatore nel profondo Sud della
Puglia, alla faccia di ogni stereotipo. Il disperato Berlusconi che, dopo
nove anni, si ributta nell’arena di un libero confronto televisivo con
l’opposizione nel programma di Rai3 Ballarò. TMO che realizza una diretta
elettorale coi fiocchi, dalle cinque di pomeriggio fino a notte fonda, col
buon presentatore, i commentatori, le decine di telefonate, i servizi
esterni “a caldo” e le tabelle, e brucia sui tempi pure la Rai nel dare la
notizia definitiva (col sottoscritto che telefona da Roma) che Marrazzo ha
vinto e Storace lo aveva già chiamato per fargli le congratulazioni. Ecco,
voi alzerete le spalle, sorriderete sarcastici, e direte: “Vabbe’, una
volta ogni morte di Papa”.
Eppure di fronte
alla vastità della notizie sacre e profane che ci piovono addosso, dico
io, i 618 voti di Antonio Ciano a Gaeta (più qualche decina sparsi qua e
là per la provincia) dove li mettiamo? Ciano è arrivato quarto nei voti
cittadini: dopo i forzisti Fazzone (1650) e Del Balzo (1035), e dopo il
rifondarolo Pavone (1043). Non sarà stato eletto, ma sono soddisfazioni.
Calibrando bene i mezzi disponibili, l’audience pregressa e il contesto
politico, seicentodiciotto non sono mica pochi. Cioè nemmeno tanti, ma
insomma. Sono seicentodiciotto. Che poi – a voler metterci in mezzo pure
“Il codice Da Vinci” – 1,618 sarebbe nientedimeno il numero “phi” nella
tradizione filosofica e artistica fin dall’antica Grecia, il numero aureo
della “proporzione divina”. Non ci credete? Ma perché? Non si può
immaginare un mondo migliore, sentire il vento del cambiamento, credere in
un paese maturo, dare una speranza alla rivoluzione delle menti? Quel
seicentodiciotto, tecnicamente, è una specie di miracolo.
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