LUDIK

» tmowatch

 

 

TMO WATCH

La bomba

 

 

Luca Di Ciaccio

9 giugno 2005

 

 

E’ un vecchio problema della tv quello di trovare forme e modi adatti per raccontare la realtà. Adesso nemmeno ci si prova quasi più .Che, in fin dei conti, sarebbe la funzione più onesta e dignitosa del mezzo televisivo: ovvero quella di portare al suo pubblico (più o meno grande) uno sguardo sui fatti che accadono nel mondo e nel paese, sulla vita che va avanti (e va avanti veloce), sui pensieri della gente, tutta roba che nasce rigorosamente al di fuori del carrozzone tv, insomma nella realtà delle cose e degli uomini.

 

È una questione di clima e di voglia. Se riuscirci sia più facile o più difficile per un tv di quartiere in teoria meno schiava da condizionamenti ma fatta da gente appassionata a cui nella vita tocca anche fare altro per campare, la questione è tuttora aperta. Rimane che un paio di settimane fa su Formia, città limitrofa a Gaeta, è piombato un evento di quelli intensi e che bene si prestano al racconto: il ritrovamento di una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale, la paralisi di mezza città per una settimana, fin quasi al grottesco, con la ferrovia Roma – Napoli bloccata, la strada litoranea del Golfo chiusa, interi quartieri evacuati e quasi diecimila sfollati. Come TMO ha scelto di raccontare l’evento? Con un servizio realizzato e montato da Mino Forcina e andato in onda all’interno di “Settegiorni7”, il cosiddetto rotocalco del venerdì sera. Poche parole, misurate, evocative, nessun cedimento all’allarmismo o allo stile da cnn dei poveri, sottofondo musicale appena pettinato, molte immagini lasciate a parlare da sole, immagini di strade vuote e gente sfollata che – contestualizzate in una mite mattina di primavera del 2005 italiano – facevano il loro effetto. La telecamera poi entrava nel Municipio semi-deserto e nell’unica stanza affollata e costipata, quella dove il sindaco Bartolomeo discuteva con collaboratori e forze dell’ordine del triste da farsi. Compreso il litigio “live” al telefono col prefetto di Latina che voleva ordinare la chiusura della strada Flacca, e il sindaco che gli rifiutava la firma, “non possiamo chiudere ancora di più la città e correre pericoli inutili, non facciamo stronzate” (poi la Flacca è stata chiusa davvero, con la sola firma del prefetto). Ovvio che la presenza di una telecamera influenzi l’andamento delle cose e la misura dei comportamenti, e peraltro nella stanza del sindaco si intravedevano pure altri giornalisti, anche la leggendaria signora Franca di Radio Formia, la cui emittente si è confermata, nel tempo dell’emergenza cittadina, autentico “medium caldo”, fonte di informazione ma pure di sfoghi e di consolazioni. Tuttavia il servizio di TMO sulla “bomba di Formia” è stato uno dei più efficaci e curati visti sulla telestreet gaetana nel suo genere. A conferma che più la tv si applica a stare sulla realtà di ciò che accade al suo esterno, più le cose funzionano meglio e con meno pasticci. Per dire, potevano farci una diretta in studio di due ore sull’emergenza cittadina, magari con un paio di polemiche ben assestate, ma non avrebbe avuto lo stesso effetto e la stessa suggestione. Comunque sia andata la storia della bomba (alla fine l’hanno disinnescata senza danni), rimane una lezione memorabile.