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TMO WATCH
Il sindaco in diretta
Luca Di Ciaccio
9 dicembre 2004
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Si spera che
qualcuno abbia consigliato gli orlandones, prima che venerdì sera gli
arrivasse il sindaco in studio, di rinforzare il tavolo di legno, quello
dietro al quale si siedono per le dirette o per altri programmi. Un doppio
truciolato sarebbe stato sufficiente. La storia del sindaco Capitano
Magliozzi che mena pugni su qualunque povero tavolo gli capiti davanti sta
già diventando leggenda, da quel consiglio comunale in cui, nella foga
seguita a un’interrogazione del capogruppo Ds, si narra abbia frantumato
il suo telefonino, disgraziatamente capitato nella traiettoria del colpo,
e con grande ilarità di tutta l’opposizione, finalmente felice di aver
raggiunto un obiettivo concreto.
La “diretta col
sindaco”, dunque. Venerdì 3 dicembre, TMO. Non un’impresa facile, visti i
maldestri precedenti. Conduttore, Damiano Ciano: più puntiglioso del padre
Antonio, meno mellifluo di Lord Brengola. Argomento del dibattito, il
cimitero e la cosiddetta “tassa sui loculi”. Si va avanti per un po’ con
domande e risposte. Arriva qualche telefonata, e un inserto video con
opinioni raccolte in strada. Poi il sindaco comincia a parlare per
sei-minuti-sei di fila. Che non sappia quel che dice lo si capisce al
sesto secondo. La sesta castroneria la infila entro il primo minuto.
Finché lo schema è quello uno-a-uno conduttore/intervistato si riesce a
stargli dietro, quando poi si aggiungono un paio di consiglieri e
assessori e notabili di scorta è inevitabile “l’effetto tavolata”, a
rimpallarsi tra di loro ammiccamenti e risposte. Comunque, bel momento di
televisione quando telefona una signora anziana e rinfaccia al sindaco di
averle detto, una mattina all’uscita dalla chiesa, “non si preoccupi, qua
comando io, mica l’assessore D’Argenzio”, e il mite D’Argenzio è seduto lì
affianco al sindaco, che arrossisce e tenta di giustificarsi, e la signora
che ancora insiste spietata. Ecco, ci fosse stata la Ventura a presentare,
avrebbe saputo lei come scatenare il realityshow che alberga in ognuno di
noi.
Ma il dato
principale è che il Capitano Magliozzi è pienamente dentro lo “spirito del
tempo”. È lui, disarticolato e senza mediazioni com’è, pura espressione
dello Zeitgeist strapaesano: la devastazione ricercata di ogni principio
di coerenza, la rivalsa dell’uomo di provincia, l’ostentata inadeguatezza,
lo sguardo fisso verso il monitor come una Lecciso qualsiasi. E infatti
quando il sindaco rifiuta ogni risposta alle legittime domande del
professor Mola e lo irride con un “non lo riconosco come cittadino
gaetano” quasi assomiglia alla Loredana Lecciso che nel salotto di Porta a
porta alle compunte critiche della Boralevi non faceva altro che
rispondere acida “ma ha visto che scarpe indossa?”. Per fortuna, prima
della fine della trasmissione, il preside Cesarale interviene per telefono
sulla complicata faccenda di tombe, tasse, accuse e speculazioni, e
surclassa tutti: “Ma, visto che siete ammiratori di Berlusconi, perché non
ci fate un altro bel condono pure sui morti e così non se ne parla più?”.
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