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TMO WATCH
Ciano santo subito
Luca Di Ciaccio
13 ottobre 2005
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Guardo su TMO la processione della Madonna
protettrice della contrada Longato, residuo di antiche tradizioni di fede
contadina e usanze rurali, e non mi viene in mente nessuna crisi mistica o
deriva teo-con. Ma, per dire, sorrido quando Antonio Ciano (lui che una
volta richiamò le sue influenze politiche nel “socialismo con influenze
cristiane e francescane”) tenta di parlare a un cane che abbaia
irriguardosamente mentre passa la statua della Vergine. “Fai silenzio, che
passa la Madonna”. Bau, bau. “Be’, si vede che anche il cane manifesta la
sua fede”. Il cardinal Ruini approverebbe: in questi tempi di
secolarizzazione non si butta via niente, ogni conversione viene utile.
Ma insomma: noi gente
dotata di un radicato senso della laicità, dovremmo preoccuparci della
centralità linguistica e spettacolare che le processioni di santi e
madonne (ma quante ne fanno, un paio a settimana?) stanno assumendo nel
panorama della telestreet gaetana? Non è che pure il Masaniello dell’etere
ci diventa più papista del papa? La mia opinione, per ora, è più
tranquilizzante. Se, come nel caso gaetano, una tivù è fatta dal
territorio, e non solo per un territorio, è normale che si vedano
anche le processioni del patrono così come i saggi nelle scuole o i
concerti della banda in piazza o i consigli comunali. E nel momento in cui
TMO diventa fautrice del senso comune, della “voce della gente” e di un
ritorno ai temperamenti popolari (beninteso, pur rimanendo lontanissima da
eccessi “alla leghista”, diciamo così), allora non fa che rispondere alle
esigenze del suo pubblico, all’istinto locale che cerca rifugio
dall’invasione del globale. In fondo, le feste patronali, le processioni
dei santi (dove sempre il vero protagonista delle furbe inquadrature
diventa lo stesso pubblico in strada piuttosto che il santo o chi per
lui), le sagre, le ritualità campagnole si offrono ormai come “frammenti
di una Disneyland per la terza età” (cito Aldo Grasso). Ricostruzioni del
tempo che fu, aiutate in questo caso dal repertorio ideologico – naif
dello stesso Ciano nelle vesti di commentatore. E tuttavia questo tipo di
trasmissioni spesso si rivolgono agli anziani, alle persone sole, ai
malati; da questo punto di vista svolgono anch’esse un’importante funzione
sociale. E incarnano – qui sta il nodo – un’identità profonda e
localissima che si confonde nell’evo della post-modernità ma che ancora
resiste. E lo stesso Ciano una volta candidamente ammise: «quando vado a
riprendere le processioni, la gente rende omaggio più a me con la
telecamera che alla Madonna». Santo subito, insomma.
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