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TMO WATCH
Lezioni di storia
Luca Di Ciaccio
15 settembre 2005
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Questa è la società
dell’apparire, va bene. Ma avete presente come appare Antonio Ciano sulla
sua TMO? Prendete una puntata qualsiasi delle sue interviste in giro per
le strade e le campagne di Gaeta e dategli un’occhiata, nei non
frequentissimi casi in cui decide di apparire davanti la telecamera (o
semplicemente quando trova qualcuno così gentile da reggergliela). Un paio
di jeans malamente consumati, o dei bermuda molto casual se fa caldo.
Mocassini scuri o sandali. Una maglia o una camicia senza fronzoli, che se
non è dell’Oviesse sembra dell’Oviesse. Non esiste forse altro personaggio
al mondo che se ne sbatta così del proprio aspetto in tv, fosse pure la tv
creata nel suo tinello.
E allora ti spieghi
quei suoi programmi (ormai quasi cult) delle notti o dei pomeriggi estivi,
le sue interminabili lezioni di storia rigorosamente meridionaliste e
anti-risorgimentali. Mentre lui parla e contemporaneamente inquadra vecchi
libri con la telecamera, accende lo stereo su “Briganti se more” di
Bennato o sul più ritmato “Siamo meridionali” di Mimmo Cavallo, volta
pagine, inveisce contro i Savoia o Berlusconi, legge e spiega. E sullo
sfondo lo scenario domestico di tovaglie a quadrettoni rossi e cesti di
frutta, e i rotoli di tovaglioli appoggiati a reggere i libri. Ti spieghi
il suo immancabile saluto, quel “sperando di avervi fatto cosa gradita”.
Ti spieghi le sue inquadrature in soggettiva sui volti degli intervistati,
le sue panoramiche sui passanti, certe sue domande abominevoli. E capisci
che, forse, c’è del genio. Capisci che lui, il Masaniello dell’etere, è
fatto così: sempre in bilico tra l’universo ordinato e la sua
degenerazione nel selvatico. Difatti, benché gli capiti di avere talvolta
ragione nei suoi discorsi, ci aggiunge sempre una smodata dose di retorica
e indignazione. Non arrivo a dire che sia già qualunquismo populista
demagogico o strumentale, perché stimo Antonio Ciano più di così, ma spero
che ci stia attento. Un mio amico, per esempio, mi ha confessato che non
riesce a stimarlo più come prima da quando, con la telecamera in un
ristorante, gli ha sentito dire che lui, alla semifinale dei mondiali di
calcio del ’90, aveva tifato Argentina.
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