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TMO WATCH
Sette giorni sette
Luca Di Ciaccio
17 febbraio 2005
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Del ruolo decisivo
avuto da TMO nel rivoluzionare il panorama stantio dell’informazione
locale e il vecchio rapporto tra territorio e sua rappresentazione, si è
già detto molto. Senza scomodare il sociologo Meyrowitz di “Oltre il senso
del luogo”, quello secondo cui è proprio la televisione per le sue
specifiche caratteristiche mediali che tende a creare spazi comuni, a
rendere condivisa l’informazione, a includere piuttosto che escludere. Dei
vari modi in cui gli orlandones hanno interpretato il loro ruolo di “agorà
paesana-televisiva-militante”, si potrebbero scrivere intere tesi di
laurea (e infatti si stanno scrivendo). Dell’ipotesi che a Gaeta ci sia
gente in gamba, con la voglia di fare degli sforzi per realizzare prodotti
di buona qualità e migliorare il livello di consapevolezza cittadina, in
questa rubrica si pensa positivo nonostante tutto. Poi ci sono gli esempi
concreti.
Va segnalato allora
il debutto del primo programma con ambizioni seriamente giornalistiche
della telestreet gaetana. Titolo: “Settegiorni 7”, sottotitolo “Rotocalco
della settimana”. Un programma di Sandra Cervone, Salvatore Dinotola, Mino
Forcina. In onda ogni venerdì, attorno alle nove e un quarto di sera,
prima della “Diretta 22”, e poi in replica per settanta volte sette
durante il weekend a seguire. In circa mezzora, si susseguono un breve
sommario e vari servizi filmati su avvenimenti dell’ultima settimana nella
città di Gaeta. La voice-off è quella calda, marpionesca e da radiodedica
notturna di Mino Forcina. Dunque, sulla vivacità e modernità del programma
(potrebbero trasmetterlo in bianco e nero, già che ci sono, e con il
triangolino in basso quando inizia un programma sull'altro canale), si
veniva – noi spettatori del mediascape gaetano – dalle avveniristiche
inquadrature della telecamerina di Antonio Ciano, e quindi c’è solo da
rallegrarsi. Sulla accuratezza e professionalità di regia e montaggio,
così come sulle capacità degli autori, infatti, nulla da eccepire.
Insomma, dal punto di vista della credibilità professionale,
dell’allargamento della rete dei collaboratori di TMO, dell’aggancio con
volti già noti e capaci del giornalismo di zona, l’investimento è
riuscito. Dall’altro punto di vista dell’innovazione di stili e linguaggi,
della sperimentazione (con rischi e fatica) di modi nuovi di raccontare e
discutere, c’è ancora parecchio da investire. Magari sarebbe bene fare
entrambe le cose, un po’ alla volta.
Tuttavia, non riesco
a non pensare allo sforzo creativo che dev'essere stato dispiegato per
inventarsi un titolo come “Settegiorni 7 – Rotocalco”. Efficace, per
carità (e non oso pensare a quella sfilza di titoli che compare nella
presigla ufficiale dei programmi di TMO: sono embrioni di programmi?
Qualcuno li scongelerà prima o poi? Possiamo farci ricerche sopra? Urge un
altro referendum). Ma riuscite a immaginare qualcosa di altrettanto grigio
e antico? Tempo fa, Luca Sofri azzardò una ricerca del genere. La riporto
qui, a disposizione dei prossimi brainstorming in TMO: “Punto e basta, Sim
sala bim, Nonsolopolitica, il Notiziere, Settesere, Stasera sul due, Tutti
contro tutti, Dopodiché, Immagini dal mondo, Almanacco, Destra e sinistra,
Destra e destra, Sopra e sotto, Punto e virgola, Così e colà, L'uno e
l'altro, il Notiziario, Soprattutto, Cioè e Cippa Lippa. Cippa Lippa no,
toglietelo: è troppo ardito”.
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