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TMO WATCH

Piccoli attori

 

 

Luca Di Ciaccio

17 giugno 2005

 

 

 

 

Antonio Ciano, già fondatore di TMO, è da considerarsi a tutti gli effetti un indefesso eroe della sua Nazione (qualunque essa sia), un autentico civil servant della piccina comunità gaetana. Oppure è un masochista, non c’è altra spiegazione. Com’è come non è, Ciano (non gli bastassero i consigli comunali fino alle tre di notte) si è voluto sottoporre al supplizio che i genitori di tutta Italia stanno cercando da settimane di evitare: le recite scolastiche, i saggi di fine anno, gli spettacoli dei licei, e chi più ne ha più ne metta. Eppure c’era un tempo in cui i saggi di fine anno erano estranei alle scuole normali, prerogativa da tempodellemele e film americani ambientati nei college. Anche ai miei di tempi (l’altro ieri, cioè) c’era assai più sobrietà sull’argomento, le nostra gioventù riusciva ancora a tenersi alla larga dalle più sbracate velleità spettacolari.

 

Adesso invece (come raccontava Guia Soncini sul Foglio) si incontrano genitori disperati, genitori in fuga, genitori a caccia di una scusa, una qualunque, per risparmiarsi il saggio annuale della prole. “Non ne posso più. Quello del piccolo è stato il peggiore, l’anarchia, le maestre pur di non lavorare avevano deciso che ognuno si esprimesse come meglio credeva, era un garbuglio di stonature e finte poesie di Natale fuori stagione, e stasera mi tocca anche la pizza con gli altri genitori, non ne posso più...”, si sfogava una signora di Milano. Perdipiù sembra che ad aggravare le recite di quest’anno ci sia messo il fatto che ovunque le maestre abbiano organizzato cori di “I bambini fanno oh”. Allora un motivo potrebbe esserci nel supplizio di Ciano che assiste a tutte le recite di figli per giunta altrui e poi le manda in onda su TMO per intere serate o pomeriggi. È vero altruismo, ecco cosa. Decenni di traumi infantili sul grande schermo, decenni di serial killer la cui rabbia si nutriva del ricordo di quando mamma e papà arrivarono in ritardo alla recita scolastica, forse hanno insegnato qualcosa. Ora, almeno nelle scuole gaetane, la creatura non cercherà più la mamma plaudente ma la telecamerina della tivvù street, e il genitore disperato potrà sempre avere la scusa che “tanto mio figlio lo rivedo in televisione, e lo registriamo pure”. Antonio Ciano lavora davvero per la concordia della comunità paesana, credetemi, e tiene a bada l’Erode che è in noi.