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TMO WATCH
Sapori lontani
Luca Di Ciaccio
21 luglio 2005
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E’ roba di un paio
di estati fa, ma viene prima di “Desperate Housewives”, e dunque si può
persino dire che (naturalmente senza accorgersene) la telestreet gaetana
abbia anticipato i tempi di questa stramba modernità. Quando il Masaniello
dell’etere presentò all’ameno pubblico gaetano l’esuberante Anna Scialdone
nel suo salotto rococò, una che sa fare bene le tielle di polipi e sa pure
come usarle per farci “la fattura” all’uomo marinaio, in quei momenti nei
sobborghi americani middle-class Lynette, Bree, Gabrielle e Susan, le
ormai celebri “casalinghe disperate” da venticinque milioni di spettatori
a puntata, erano ancora di là da venire nella mente di qualche arguto
sceneggiatore.
Invece, nel fulgido
cono d’ombra, di TMO già si andava in visibilio per Anna, la Divina Mammà,
con le sue chiome roscie fuoco e i grembiulini platinati, la mezza età
tonica e il suadente “Anto’, non ti avvicinare con ‘sta telecamera che mi
si vedono le rughe”, una specie di Sally Spectra con la pummarola ‘ncoppa.
Nonché per la bionda Fatima, la Divina Figlia, sentimentale e forse pure
un po’ borbonica, attrice di teatro che una sera d’estate fece commuovere
Ciano cantandogli la canzone dei descamisados. Si scialava tra ricette
tipiche, ammiccamenti storici, amenità gustose. Signora mia, ai tempi dei
borbonici «a colazione si faceva o’ baino di fasugli con un bel fiasco di
vino, oh ma campavano duecento anni!» Signora mia, ai tempi degli antichi
romani, «che quando gozzovigliavano, gozzovigliavano bene», che tanto poi
«arrivati a questo punto, la lussuria si spostava dalla bocca al piano di
sotto...». Signora mia, ai tempi del medioevo «i vescovi, e i preti,
avevano tutti le panze». Signora mia, pure adesso ai tempi di brunovespa,
«questi ci coprono gli occhi col prosciutto». Insomma, che ve lo dico a
fare: nei canoni estetici del programma “Sapori lontani”, con Ciano e la
signora Scialdone, si intravedevano i pilastri del perfetto e mirabile
“trash” già individuati con perizia da Tommaso Labranca in un suo libro:
la libertà di espressione, la contaminazione, l’incongruità, il
massimalismo, l’emulazione. E comunque qui si è sempre sostenuto che
l’Italia non è mica un Paese da casalinghe disperate. Qui da noi, al
massimo, le casalinghe sciantose.
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