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TMO WATCH
La Settimana
Non Incom
Luca Di Ciaccio
22 novembre 2005
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“Settegiorni7 –
rotocalco della settimana” è un programmino ammodo, che fa capolino il
venerdì sera per una ventina di minuti scarsi sulla telestreet gaetana.
Poco prima delle sempre attese e seguitissime “dirette”. Eppure la
rivoluzione dei linguaggi e il detournement semiotico a volte si vanno a
ficcare dove uno meno se lo aspetta. Ci avete mai fatto caso, per esempio,
al rapporto tra testo e immagini di Settegiorni7? È uno dei più
straordinari e meravigliosi esempi di scollamento mediatico degli ultimi
anni.
La calda voce
impostata di Mino Forcina (mai uno starnuto, nemmeno per sbaglio) parla di
Gaeta Medioevale e la telecamera inquadra la periferia di Calegna. Poi The
Voice racconta delle ultime dal Municipio e il video invece fa vedere il
campanile della Cattedrale. The Voice ci spiega le strategie dei
negozianti del corso, e le immagini virano sui capannoni dei cantieri
navali. Scene insuperabili. Ora, il problema di Settegiorni7 è che, a
detta di alcuni critici, manca di arditezza e originalità, non riesce a
dotarsi né di spessore né di personalità, dispone di una capacità rara di
mettersi in bocca solo comunicati stampa comunali e frasi di circostanza.
Già che ci sono potrebbero intitolarlo “La Settimana Incom” e proiettarlo
nel cinema all’intervallo, mi ha fatto notare un amico. Be’, non è proprio
vero. Se lo proiettassero al cinema sarebbe puro surrealismo wharoliano,
altro che bollettino Luce. Il vero messaggio, avanguardista e criptico,
sta tutto lì: in quel montaggio che a noi superficiali ci sembrava
illogico e invece è rivelatore. Settegiorni7 ci insegna a non fidarci
giammai dell’immagine televisiva, a disarticolare ogni rapporto tra
significante e significato, a distruggere la nostra falsa coscienza di
spettatori. Hanno ragione loro: una decina di puntate di Settegiorni7
fanno molto più di una mezzoretta di “schermo blu” di kitabbiana e
situazionista memoria. Fanno persino molto più di cento reportage ruspanti
del Masaniello Ciano. A voler interpretare tutto in chiave di lotta di
classe, come la mettiamo? Sono quelli che fanno tv che complottano perché
la loro opera appaia irragionevole, e quindi da non ascoltare? O sono gli
orlandones che ormai sono penetrati nel sistema, ci hanno pure preso
gusto, e ora non si ricordano nemmeno di controllare il mixer audio?
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