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TMO WATCH

Di origini controllate

 

 

Luca Di Ciaccio

24 marzo 2005

 

 

 

Una volta per distinguere le banane di buona provenienza si usava il bollino blu. Nell’era dello spettacolo totale, i mezzi e le tecnologie del taroccamento hanno fatto passi da gigante (altro che banane e omonime repubbliche). Il prezzo è che al di là dell’immagine è sparito molto spazio pubblico ma anche un po’ del reale. In fondo, basta saperlo e regolarsi di conseguenza: rientra nei diritti dello spettatore.

 

Pochi giorni fa, una lunga e documentata e assai inquietante inchiesta del New York Times (grazie al blog italiano Pfaal che l’ha segnalata) ha rivelato come ormai gli americani non abbiano più la possibilità di sapere se i servizi che vedono in televisione siano produzioni giornalistiche indipendenti o comunicati di propaganda governativa. Insomma, sempre più spesso le televisioni mandano in onda come notizie quelli che in realtà sono spezzoni filmati prodotti dagli uffici stampa dei vari dipartimenti di governo e confezionati per essere indistinguibili dai servizi veri. Formalmente è tutto regolare, a parte il fatto che quasi mai i telegiornali avvisano su chi produce e sponsorizza i loro pezzi. E il sistema funziona particolarmente bene con le tv locali (che in America sono sempre state le vere padrone dell’audience) che devono produrre sempre più ore con personale e budget ridotti, e alle quali dunque spacciare “veline elettroniche” del governa fa comodo. Il problema è che sapere chi ha prodotto una notizia è sempre importante almeno quanto la notizia stessa, per il bene dell’informazione libera che – dovremmo saperlo – è il fondamento di ogni buona democrazia.

 

E dire che il taroccamento prende piega ovunque. Finanche che persino Damiano Ciano sulla telestreet gaetana poco tempo fa si è sentito costretto a precisare: «per ricordarvi che state guardando TMO è meglio controllare sempre il logo in basso a sinistra, e non farsi confondere». Anche quaggiù è tempo di bollini e tarocchi di provenienza incontrollata. E a ragione: a nessuno si può negare il diritto di esistere, ma meglio ribadire per tutti il dovere di distinguere.