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TMO WATCH
Ma com'è bella la campagnola
Luca Di Ciaccio
25 agosto 2005
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Ad assistervi così,
davanti al televisore in una sera d’agosto, con quell’aria un po’ da
canale satellitare rumeno captato per sbaglio, sembra un concerto di
Gigione senza Gigione. Il pubblico pare uscito tutto da lì, e finito nel
pranzo domenicale di una trattoria ciociara, mentre fuori piove. «Vedete,
uno deve viaggiare, girare, e così si scoprono cose nuove» dice il vocione
di Antonio Ciano, già detto il Masaniello dell’etere, da dietro la sua
telecamerina.
Le cameriere hanno
il grembiule bianco e l’aria scocciata. Si suona una polka e una mazurka,
poi peppinodicapri, un poco di liscio e ‘o sole mio. Il maestro, quello
che canta, ha un riporto nerissimo, la panza prominente e la voce
baritonale un po’ rotonda. Mani ruvide stringono bellezze appassite
muovendosi mosciamente a passo di danza. Il musicista cambia strumento
ogni cinque minuti: violino, poi chitarra, poi chitarra elettrica tentando
improbabili assoli hendrixiani su Malefemmena, poi fisarmonica, poi
clarinetto, poi di nuovo violino (Ciano: «Eh, è veramente un fenomeno ‘sto
maestro»). Arzilli pensionati e casalinghe chissà quanto disperate muovono
braccia e gambe, adottano posizioni rampanti, coricate, goffe o araldiche,
ancora ancheggiano con rustica spavalderia. Padre Pio occhieggia
severamente dalla parete, tra carta da parati vintage e un paio di festoni
impolverati. Il maestro col riporto ora canta Gianna di Rino Gaetano in
versione ciociara, con effetti devastanti, ci mette tutta una melodia
impostata nelle strofe, infatti alla fine sfuma sulla celeberrima
Campagnola di Gigione e non se ne accorge nessuno. Tra una portata e
l’altra, due minuti di inquadratura fissa sulle gocce di pioggia che
cadono sull’asfalto di fuori, puro concettualismo che ve lo dico a fare.
Vecchi lumaconi ballano appiccicati su giovani badanti slave. La brava
signora albanese che gestisce il locale («secondo la tradizione»)
ringrazia tutta la gentile clientela. Ci vorrebbe il sindaco di Palomonte,
“che veramente questo localo nunn'è ullllocalo come tutti gli altri”. Un
vecchietto è ancora lì che saltella in mezzo alla sala. Viaggio di ritorno
sotto la pioggia, verso Gaeta su strade ciociare. Un ripetitore televisivo
su un camposanto di guerra, e il solito Ciano: «ma adesso che il partito
del sud andrà al potere lo esproprieremo e ce lo prenderemo noi» (il
ripetitore, non il camposanto). Uno degli orlandones più autorevoli mi
manda un messaggio: «Comunque 98% di share».
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