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TMO WATCH
I fetenti
Luca Di Ciaccio
25 novembre 2004
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Mica facile,
presentare libri in tivù. Si dice che da gennaio anche la Rai metterà in
palinsesto la sua rubrica di libri, affidandola al suo primo campione,
nientemeno che il nuovo responsabile culturale di RaiUno Gigi Marzullo
(pensate un po’). Un po’ come fosse l’Alain Elkann di Montesecco, anche il
Masaniello dell’etere Antonio Ciano ci ha offerto un fulgido esempio di
promozione libraria, naturalmente sulle frequenze di TMO. Si trattava di
un libro di racconti a base di sangue, teste tagliate e parecchio humour
napoletano, quasi onirico oseremmo dire. Titolo: “I fetenti” (117 pagine,
editore Marotta, 10 euro, e oggi che i fetenti imperversano spudorati
ovunque ve lo consigliamo). L’autore è Raffaele Abbate, ex dirigente
dell’Inps, assessore “alla monnezza” (gli piace dire così) di un piccolo
Comune vicino Napoli, sguardo vagamente ferino, villeggiatura a Gaeta. A
un certo punto si stufa della grama vita, e tira fuori il romanzo che
aveva nel cassetto. E chi non l’ha mia sognato? Il nome in copertina, o
almeno un’ospitata da Elkann. O, in second’ordine, da Ciano.
L’amabile
chiacchierata in piazza – come ogni almanacco dei libri che si rispetti –
parte dai riferimenti letterari. Ciano butta lì un John Grisham, Abbate un
po’ risentito cita “il presente storico di Hemingway”. Anzi no, per essere
precisi: “Un noir alla Stephen King, però più ironico, con una spruzzata
di Tarantino”. Si prosegue con un’arringa contro le ingiustizie del mondo,
con particolare riferimento a quelle della distribuzione editoriale.
Intanto, la telecamera guizza su qualche ragazza in pareo (è agosto), e
passa sul lungomare un felliniano camioncino pubblicitario del circo (“venghino,
signori, venghino”). Metafore come queste, un Elkann qualsiasi se le
sogna. Inarrivabile l’altra domanda dell’intervistatore: “E mi dica un
po’, come si fa a trasformare la rabbia in humour?”. A un certo punto, lo
scrittore Abbate si accende una sigaretta, e Ciano gli fa tutta una tirata
che lui le sigarette le vende sì ma non le fuma, mica è fesso, epperò non
è vero che le sigarette ammazzano la gente come dite voialtri
superficiali, in realtà ci campano in tanti, i produttori, gli operai, i
coltivatori di tabacco, i ricercatori, gli infermieri, i predicatori
salutisti, i ministri delle Finanze, persino i tabaccai. E nel frattempo
quell’altro – con la nicotina che quasi gli esce dalle orecchie – le prova
tutte per infilarci un riferimento al suo libro. Verso la fine, scopriamo
pure che Abbate, manco a dirlo, tiene un blog su internet (e lui, che è
amante dei titoli ficcanti, l’ha chiamato mianonnaincarriola.splinder.com).
Ed è lì che – con l’aria casuale di chi non ha bisogno di sottolineare il
momento storico in cui scolpisce una verità, nella pietra o nel nastro
digitale – Ciano riassume così la big question del nostro tempo, quella
sull’utilità dei weblog: “Embe’, si vede che oggi usano confessarsi su
internet anziché andare dal prete come si faceva una volta”.
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