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TMO WATCH

Saremo digitali

 

 

Luca Di Ciaccio

26 maggio 2005

 

 

Come si comporterà il fedele mediattivista telestreettaro nel momento in cui le telestreet non potranno più esistere? Per carità, fuori dalle odiose modalità restrittive sancite dalle macerie delle Mammì e delle Gasparri, poco più in là della vittoriosa sentenza di archiviazione per Disco Volante con tutte le preziose eppur arzigogolate misurazioni attorno ai coni d’ombra e all’emissione in megawatt e poco più in largo dalle polemiche quasi metafisiche sul valore dei coni d’ombra, le prospettive sono molteplici ma vanno prese con una saggia moderazione.

 

Per esempio, ricordate il digitale terrestre? C’è ancora, e ci mancherebbe altro, ricordando i trucchi della legge Gasparri, i soldi spesi dal Governo per pubblicizzarlo, le tessere vendute da Mediaset e La7 per vedere le partite di calcio, le fregature sui decoder eccetera. Adesso però Rai e Mediaset stanno montando le nuove antenne di una potenza notevolmente superiore, insomma come si dice in gergo tecnico “pestano”. Mettiamo che io voglia aprire una telestreet o tv civica che dir si voglia rimediando un cantuccio di etere libero: in una grande città oggi è già pressoché impossibile. Potrei anche “comprare” uno dei tanti canali in digitale terrestre, ma il prezzo sarebbe fino troppo alto e proibitivo, come per molte tv locali già esistenti (infatti, nell’ultima proposta di legge su telestreet ritorna la vecchia idea di quote riservate del ddt, tipo il 10%, per la comunicazione diffusa o noprofit). Visto come stanno le cose, non è un caso se si sente sempre più spesso dire che la tv del futuro passerà da internet. Non si tratta solo di utopie, perché a ragionarci sopra sono manager di alto livello, che sostengono come questa sarà un’opportunità del tutto nuova, con un afflato – nel caso italiano – perfino di ritrovata libertà informativa. Dirigenti di Tiscali come di altre grandi aziende di tlc nazionali, dicono di puntare a tramutarsi in grandi canali distributivi, dando spazio a centinaia di tv locali, tv dal basso e addirittura tv personalizzate degli utenti. Un modello illustre già c’è, ed è quello della Current Tv fondata da Al Gore negli Stati Uniti: in pratica, un canale di news e storie basato sui video inviati dagli utenti, poi regolarmente remunerati con 250 dollari (“vogliamo rivoluzionare la tv – dicono – offrendo uno strumento che ricorda l’interattività creativa del web”, un’ambizione non da poco).

 

Ora, se voi andata dalla tabaccheria del Masaniello dell’etere Ciano, lui vi dirà che tutto questo lì a Gaeta lo aveva già previsto. E TMO, che sta sempre avanti di un passo, ha cominciato a mettere un po’ di suoi video su internet. Si vede un po’ tremolante, ma il nuovo incrocio tra globale e locale (glocal?!) passa pure da qui, e chi la ferma più.