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TMO WATCH
L'allenatore nel pallone
Luca Di Ciaccio
27 ottobre 2005
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Sembrava come quelli
che stanno seduti al ristorante e, una volta finito di mangiare oppure di
fronte a uno di quei cenoni di famiglia che non finiscono mai, diventano
inquieti. Damiano Ciano, lo scorso venerdì, nella “Diretta 22” su TMO, per
esempio. Si annoiava, aveva voglia di sgranchirsi le gambe, di togliersi i
piatti di torno. Nel frattempo il padre Antonio al telefono si produceva
in uno dei suoi interminabili pistolotti sull’orgoglio sudista, la beltà
borbonica e la riscossa gaetana. E il figlio Damiano, molto più riformista
e molto meno Masaniello, cominciava a spostarsi accavallando le gambe da
una parte, sprofondava nella sedia, arrotolava foglietti tra le mani. Lo
avvertivamo chiaramente, noi che eravamo nel cono d’ombra gaetano di
fronte alla tv. Stava anche mettendosi le mani dietro la nuca, poi forse
si è fermato in tempo. “Ma un giorno, vedrete, il partito del sud andrà al
potere e ci penseremo noi, e bla bla bla” comiziava il buon vecchio
Antonio in stereofonia telefonica. E Damiano scalpitava, gli dava del lei,
si lasciava scivolare sulla sedia, con la voglia di andare fuori, altrove,
nell’aria fresca della sera.
Non sarà stato bello
da vedere, su una telestreet così come al ristorante, ma è una debolezza
sincera, traditrice di sentimenti impetuosi. Ci piace quand’è così. Poi,
alla fine della puntata, gli è toccato prendersela pure con l’allenatore
del Gaeta Calcio, il mister Caneschi. Il quale, alla fine dell’ultima
partita di campionato, manco lui fosse Capello, si era inopinatamente
permesso di sbertucciare lo storico e appassionato telecronista Erasmo
Lombardi, manco quell’altro fosse Varriale. “Dici sempre le stesse cose,
eppure ho cercato di spiegartele, dovresti cambiare mestiere”. E il
suscettibile mister Caneschi dovrebbe almeno ricordarsi che in effetti il
buon Lombardi – come pure tutti gli altri orlandones – di mestiere fa già
altro. Di Caneschi non è dato sapere, tuttavia non guasterebbe ricordargli
che i successi della sua squadra dovrebbero tenere un debito, come minimo
di immagine, verso tutto l’ambaradan messo in piedi dalla telestreet
gaetana senza ricompensa alcuna. Forse anche il piccolo calcio gaetano –
inebriato dai tifosi esaltati della domenica mattina, dal sindaco che si
vanta delle bombe di calciomercato del fratello presidente manco fosse da
Biscardi, dalla fresca celebrità regalata dalla tivù – si starà un po’
montando la testa. Speriamo che passi. Intanto, domenica scorsa, Lombardi
se ne è andato a lavorare. E la telecronaca è rimasta muta.
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