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TMO WATCH
Relativismo orlandones
Luca Di Ciaccio
28 aprile 2005
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Ho capito finalmente
perché la programmazione di TMO, negli ultimi tempi, emanava un certo
alone di spiritualità e religiosità. Le messe, le chiese, i seminaristi,
Ciano che battezza il nipotino e ci fa una tirata delle sue in difesa
della sacralità della vita, le videocassette del Papa a Gaeta, il vescovo
che visita il Comune, si accomoda sullo scranno più alto del consiglio
comunale e da lì magari redime un po’ di peccatori, le dirette col Papa
nuovo. L’ho capito quando sono tornato negli studi di TMO e ho curiosato
un po’ nell’archivio, e ho scoperto quali cassette utilizzano per
registrare i programmi, riciclandole e sovra-registrandoci sul nastro
originale. Non voglio sapere chi le ha portate lì, ma gli orlandones usano
le videocassette di Sai Baba. Proprio lui, il santone indiano.
Il Masaniello
dell’etere Ciano ha più volte teorizzato la strategia di ammansire il
pubblico di TMO, o almeno quella sua buona parte di paesani devoti e
vecchiette dei vicoli, usando la componente “sacra” come una specie di
traino agli altri messaggi della telestreet, più civici, politici, storici
o, in ogni caso, “profani”. Magari ha ragione lui. Tuttavia il grande
sociologo Neil Postman, nel suo “Divertirsi da morire. Il discorso
pubblico nell’era dello spettacolo”, sosteneva che bisogna ripensare il
rapporto tra religione e tv: «Nella televisione e nell’atmosfera che la
circonda vi sono molte caratteristiche che sembrano fatte apposta per
rendere impossibile l’autentica esperienza religiosa (...) Si mangia, si
chiacchiera, ci si lava, si soddisfano persino i propri bisogni, in breve
si fanno tutte le cose che si è abituati a fare tenendo accesa la tv». E
ancora: «La tv ha in sé una forte propensione per una psicologia laica. Il
video è così impregnato di eventi profani, così profondamente legato al
mondo della pubblicità e del divertimento, che è difficile farlo diventare
una cornice adatta a eventi sacri. Tra l’altro lo spettatore sa bene che
basta un clic per far comparire un evento profano: un gioco, uno spot, un
cartone animato». Per esempio, ogni tanto TMO ripete il segnale di
Telepace, emittente cattolica, dove è possibile raccogliersi grazie a un
primo piano fisso del Santissimo, cioè della grande ostia consacrata
durante la Messa. E quante volte basta una piccola fantozziana
distrazione, un clic non voluto del telecomando, per vedersi sbucare,
magari in piena notte, il corpo di qualche biondona nuda che geme? Finisce
che si salta ancora di canale in canale, e ci si ritrova sul Tg1 Marcello
Pera, introdotto come “il politico che conosce meglio Papa Ratzinger”, che
occhieggia alla telecamera e ha l’aria di pensare: vi siete divertiti col
relativismo etico, eh? Adesso si cambia.
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