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TMO WATCH
Un monumento a Raimondi
Luca Di Ciaccio
28 luglio 2005
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Prima che finisca
l’estate dovrebbero fare un monumento al dottor Antonio Raimondi. Oppure
si dovrebbe stabilire che egli stesso, il forbito e compassato dottor
Raimondi, è il nostro monumento di questa lunga e disillusa estate gaetana,
degli stracchi pomeriggi che non passano, delle alghe morte nella cronaca
italiana sui giornali e delle premonizioni tragiche che ci frullano in
testa.
Il dottor Raimondi
pare perfettamente in grado di occuparsi di se stesso e della sua carriera
(adesso dirige il Vis, grande holding di volontariato salesiano, un po’ di
tempo fa in diretta su TMO annunciò pure il suo pio desiderio di diventare
sindaco di Gaeta) tuttavia, prima che egli diventi un banale ospite di
Porta a porta, sentiamo di dovergli un omaggio. Il dottor Raimondi è colui
che, impavido, intervistato dalla telestreet gaetana, può soavemente
scivolare dalle problematiche dell’acquedotto gaetano fino a quelle del G8
di Edimburgo. È lui l’intervistato più ambito, l’intrattenitore più
atteso, l’interlocutore più ricercato. L’ultima volta (“90 minuti con...”,
intervista di Damiano Ciano), in tunica bianca etnic-style sulla terrazza
vista mare di casa sua, ha conversato con l’inappuntabile aplomb e il
giusto sguardo da uomo di mondo, sulla recessione economica e sullo
scontro di civiltà, sulle plusvalenze di Ricucci e sul dramma del
continente africano. Il dottor Raimondi, nella calura dell’estate, è un
piacere di ascoltare, mentre magari con la maggior parte dei neuroni fate
attenzione a sputare i semini del cocomero o che il gelato non vi coli
sulla camicia. Potrebbe pure parlare della terza guerra mondiale o del
sudoku, della divisione tra boxer e mutande o dell’ultimo disco dei
Coldplay. Egli, intanto, da autentica persona di buonsenso, sa come
attaccare e come difendersi, come spiegarsi e come sottrarsi. Ogni tanto
ci mette pure qualche barzelletta esemplare, come quella di Dio che dopo
aver creato Gaeta, colpito dall’eccessiva bellezza, decise di rimediare
riempiendola di gaetani. E sempre noi, incantati, gli faremmo il
monumento.
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