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TMO WATCH
L'isola di Patatè
Luca Di Ciaccio
30 ottobre 2004
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La ripetitività in televisione paga. Prendete Alba
Parietti: anni che canta Etienne strusciandosi contro una sedia, e
improvvisamente sembra di essere di nuovo giovani. E magari lei sarà pronta a
giurare e puntualizzare di come, durante il suo strusciamento canterino, la
curva (dell’audience) sia salita. Deve avere subodorato questa tattica anche il
Masaniello dell’etere su TMO – la tv un po’ di strada, un po’ comunitaria, un
po’ così. Il mese scorso, per chiudere degnamente la stagione estiva, è tornato
al lido Patatè. Ormai rischia di diventare un siparietto monotono e prevedibile,
però improvvisamente è stata un’epifania, come allora, come ai vecchi tempi.
Paolo Di Domenico, per gli amici Pauluccio Patatè: il nerboruto e verace bagnino
affittaombrelloni della spiaggia di Sant’Agostino (nuovo nome dello stabilimento
– astenersi risolini – “Il pozzo da poppa”), il Pappalardo tarchiato della
riviera d’Ulisse, autentica maschera della commedia dell’arte. “Come è andata la
stagione Paulu’?”. “Ehee, nuje stimm’ carichi di diebbiti fino alle recchie!”.
E via così, con le turiste in topless, i clienti
che non vogliono pagare, l’odore di sugo, l’atmosfera sgarrubata alla “poveri ma
belli”, il cartello scritto a mano “zozzoni non abbandonate i rifiuti!”
(recitato con enfasi da Ciano), il Comune che aumenta le tasse, i salvati in
mare che nemmeno ringraziano, la zuppa di pesce, i bambini che fanno le
pernacchie, e la solita manciata di “chillu’ fetente” di qua e “chillu’
ricchione” di là. Grande momento di pathos quando il Pataté mostra a Ciano le
sue ferite di guerra (quale guerra? Pataté ha fatto pure la guerra?), e quello
incoscientemente “si dai, vediamo”, e Patatè gli dice “si, ma le palle ci sono
ancora”, e poi intuisci il gesto che sta per seguire, e Ciano che tenta di
fuggirne con un “no, ci credo, non voglio vedere”, ma il sommovimento di braghe
e muscoli è già partito, è giusto un attimo, e l’irreparabile si compie sotto
gli occhi di una pia spiaggia domenicale. E meno male che la telecamera di
Ciano, in quei dieci secondi fatali, puntava verso il cielo.
Patatè – a cui Ciano propone di “intitolare la
spiaggia” – merita di entrare a far parte dei “Nouveaux Philosophes” di questo
universo del sommerso, della meridionalità marginale, dell’arte di arrangiarsi,
del verismo televisivo di cui a volte è capace TMO. Pataté è l’antidoto ad ogni
presunto nichilismo occidentale. Se poi siete tra quelli che la tv deve mostrare
cose moralmente più elevate o eleganti delle allegre fesserie di Antonio e
Pauluccio, c’è sempre la Parietti sull’altro canale, a cantarvi Etienne. |