Ludik

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L’ospite italiano

Quando pensavo all’America allora non era Manhattan, e non era il Grand Canyon, e non era nemmeno Hollywood. Pensavo al solito posto, una strada tranquilla con tante case una in fila dopo l’altra, ognuna coi propri due metri di giardino e la propria cassetta delle lettere sul recinto, una strada dove i vicini si salutano, i…

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Bailout Bailout

Un diluvio di monete da un quarto di dollaro mi crolla addosso mentre tento di infilarle nella scatola dei giornali, non ho affatto voglia di raccoglierle. Qui in America molti pagano con la carta di credito anche il caffè del mattino. Fanno dei caffè molto lunghi e molto forti. I titoli sparati sulle prime pagine dei…

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The first debate

Leggo sulle homepage dei giornali italiani che forse recuperano Alitalia – e dunque anche il mio volo di ritorno tra circa tre mesi, ma non lo pretendo – intanto tentano ostinatamente di trovare un accordo. Non ne vale la pena, il mondo fallirà comunque, come Alitalia. Se non è adesso, sarà tra qualche tempo. Ognuno è…

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Rumori americani

In America non si va, in America si torna, anche la prima volta. Come mi ero accorto appena arrivato c’è questa sensazione dominante di déjà vu. Ogni scena sembra di averla già vista, ogni cosa pare di averla già fatta. Per fortuna c’è una cosa a cui non si arriva preparati: i rumori. Rumori diversi, rumori americani….

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Welcome in America

La casa è di legno giallo e guarda verso occidente. All’incrocio tra Windsor Street e Lincoln Street, per la precisione. Ha una porta verniciata di bianco, un paio di bandiere americane piantate in mezzo ai cespugli, quattro metri di giardino poco curato e un’entrata sul retro. Quando torno la sera intravedo dalle finestre accanto uno stanco…

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