Ludik

Luca Di Ciaccio

Vetri rotti

Un muro sfondato, un vetro rotto, un semaforo mezzo divelto, una macchina tutta scassata, una scatola di biscotti vuota e abbandonata per terra, una scritta senza senso su un muro appena tinteggiato, un buco sull’asfalto, una bottiglia sul marciapiede. La città è un cimitero di piccole cose andate a male, piccoli gesti di noncuranza, ognuno insignificante a suo modo, tutti insieme danno la misura dell’abbandono delle cose, di una lenta progressiva macerazione, come la muffa nei frigoriferi. Una volta ho letto, non so perché, un articolo sulla “tolleranza zero”, mitica dottrina di tanti sindaci in cerca di voti e titoli sui giornali, coniata da un sindaco di New York un po’ d’anni fa. Apprendo che si trattava di una bufala, e va bene. Quel che mi colpisce però è la “teoria dei vetri rotti”: dice che il degrado di un quartiere non è l’effetto ma la causa della delinquenza. Abbiate cura delle strade, dei giardini, dei vetri alle finestre, e la gente si vergognerà di rubare: più o meno suonava così.

Per legittimarla servì un esperimento e lo realizzò Philip Zimbardo, psicologo di Stanford: parcheggiò un’automobile senza targa e col cofano aperto in una strada del Bronx, e un’altra automobile, nelle stesse condizioni, in una via di Palo Alto, California. Poi stette a vedere cosa succedeva. Nel Bronx, dopo dieci minuti era già arrivata una famigliola a portarsi via la batteria. Nel giro di ventiquattr’ore la macchina era già ridotta ai minimi termini. A Palo Alto, per una settimana nessuno la toccò. Allora il professor Zimbardo ne fracassò una fiancata con una mazza da fabbro. Da quel momento bastarono poche ore per vedere famigliole per bene spuntare da ogni parte e portarsi via tutto. Fine dell’esperimento. Qualcuno tenterà di prenderci dei voti mentre tutto va in malora, qualcuno lo applicherà alle strade, alle città, alle stanze nelle case, alle vite di ciascuno, dove le cose vanno così: peggiorano un poco alla volta, mozziconi di sigaretta gettati per terra, e poi tutto insieme, camminando sui pezzi di vetro.

Luca Di Ciaccio • 22 Marzo 2015


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