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Saddam e altre statue

In quasi tutte le foto di statue che ho scattato c’è un uccello che spensierato e noncurante si posa sulla testa del personaggio raffigurato. Che durino secoli o meno le statue sono fatte per gli uccelli che vi si posano sopra spesso scaricando i loro impellenti e organici bisogni. Agli umani le statue interessano solo per la gloria del giorno dell’inaugurazione e per la furia del giorno della demolizione, per i compiaciuti e per i fanatici. Nel mezzo stanno lì, come soprammobili delle città, promemoria di impegni dimenticati, moniti muti per noi indifferenti. Bisognerebbe evitare di diventare famosi, questa è la prima regola. E se proprio ciò dovesse accadere bisognerebbe almeno lasciar scritto che a nessuno, tra i sopravvissuti o tra i posteri, venga in mente di erigere una statua o un monumento in proprio onore.

Questo proposito testamentario rischierebbe purtroppo di mettere in crisi un settore, quello della produzione di statue, che non immaginavo così fiorente finché lo scorso anno andai a visitare una fonderia in Versilia. Chiunque infatti voglia una scultura – dai satrapi mediorientali fino ai sindaci dei piccoli comuni, dai megadirettori generali fantozziani che vogliono l’effige della venerata mamma a tutto l’indotto dei Padre Pio da rotatoria e da giardino, da Botero a Gina Lollobrigida – alza il telefono e chiama una delle eccellenti fonderie nei dintorni di cittadine rinomate e dal nome evocativo di Forte dei Marmi o Pietrasanta. In una di queste il titolare si vantava ancora di come trent’anni fa riuscirono a realizzare bene, ma tanto bene, proprio a regola d’arte, una statua alta dieci metri raffigurante il dittatore iracheno Saddam Hussein. La fecero così bene che nel 2003, dopo la seconda guerra del golfo, né i rivoltosi locali né i militari americani riuscivano a distruggerla. Non come le altre statue di Saddam che si videro in televisione, che bastava una corda o al massimo una cannonata ben assestata per tirarle giù. A un certo punto furono proprio i marines americani che, non si sa come, telefonarono a Pietrasanta implorando: ma diteci un po’, come la buttiamo giù questa statua che voi l’avete fabbricata troppo bene? In Versilia, dimenticate in qualche magazzino, si trovano ancora busti e statue di Saddam, mai consegnate e mai pagate. «Il fonditore – raccontò il titolare – non ha mai obiezioni di coscienza, quel che gli propongono lui fa. Una volta si presentò un artista svizzero con un camion di sterco di mucca secco. Ha voluto tante forme in bronzo di quella forma lì. Le ha vendute all’asta per beneficenza, con il ricavato ha fatto costruire due ospedali in Africa».

Avatar Luca Di Ciaccio • 22 Giugno 2020


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