Genova per me

Dentro i negozi di Genova ci sono i santini di De André, a cui invece a via del Campo hanno messo una targa e dove adesso le puttane parlano lingue diverse e straniere, e pure i negozianti e i trafficanti di ogni tipo. Ce ne sono tanti anche di vecchi, e di matti, a Genova, dev’essere il vento. Sui muri la ribellione monta come la spuma delle onde, “zitto e urla” dice una delle tante scritte, esplode da secoli la rivolta che comincia con i cortei di massa e finisce ogni volta nella fuga solitaria per i carrugi, i vicoli sopra il porto, per scappare alle mazzate di gendarmi, poliziotti, carabinieri. Poi esiste la città alta, con palazzi nobiliari e dimore austere all’esterno ma dentro sfarzi, arazzi, pinacoteche e giardini color smeraldo. Le navi da crociera partono e passano così vicino che però certi giorni sembrano ancora più alte, e troppo sfacciate.

La città è una striscia stretta e lunghissima, una specie di anguilla schiacciata dalle colline. È tutto costruito in verticale, con le case una sull’altra come i cubi dei bambini, e i torrenti interrati e pronti a riesplodere alla prossima alluvione. Quanta fatica dev’essere costato, da queste parti, strappare civiltà e ricchezza alla natura, senza un ettaro di pianura o un campo di grano da coltivare, prima ancora delle seconde case su cui speculare, delle industrie poi dismesse, dei sottopassaggi che si intasano, delle stradine e dei muretti di piena dalle geometrie sconosciute, degli abissi alti duecento metri sotto un qualunque balcone. Calvino, nelle Città invisibili, diceva che Genova è la città che contiene in sé tutte le città del mondo. Sarà. La tangenziale è una striscia d’asfalto tra i palazzi e le navi, dove basta toppare un’uscita per tornare allo svincolo di partenza. Il treno, invece, rimbomba nel buio delle gallerie – tu-tun tu-tun – le stazioni sono finestre che accecano tra due tunnel. In entrambi i casi, il mare è un puro atto di immaginazione, in fondo “un’idea come un’altra”, come cantava quello che stava in fondo alla campagna e aveva paura di un porto che lo inghiottisse. Uno striscione allo stadio recita: “Genoa, ti amerei anche se vincessi”.

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