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Era un pazzo, no era un eroe

Mario Piccolino una manifestazione come quella di ieri sera in suo onore, per le strade del centro di Formia, non se la sarebbe persa per nulla al mondo. Sarebbe stato lì in mezzo con la sua reflex a scattare foto a tutti, senza chiedere permesso a nessuno, accecando le persone col flash e cogliendole in quell’attimo rivelatore che sta a metà tra la sorpresa e il fastidio. Avrebbe notato soprattutto quelli che stavano lì tanto per farsi vedere, immortalando qualche faccia di circostanza, qualche sorriso ipocrita, qualche vicinanza sospetta. Poi, alla fine della manifestazione, sicuramente avrebbe preteso di intervenire, mettendosi col microfono in mano al centro di piazza Vittoria e cominciando una di quelle sue filippiche che non finivano più, dove la lucidità di analisi come sempre faceva a botte con la rabbia malvissuta, ed erano botte vere nella testa di Mario, e alla fine in molti avrebbero sbuffato, qualcuno avrebbe pure urlato che ora basta, aveva scocciato, e il sindaco – un suo vecchio amico – si sarebbe guardato attorno provando a tranquillizzare, forse avrebbe detto “dai Mario, abbiamo capito” e Mario alla fine se ne sarebbe tornato su per una stradina buia a casa sua, dove non c’era nessuno ad attenderlo tranne un computer sempre acceso, molti fantasmi di una vita e un mostro che covava dentro di lui, un mostro che – Mario ne era sicuro – prima o poi l’avrebbe ucciso.

Invece ad ucciderlo è stato un solo colpo di pistola, dritto in fronte, sulla porta del suo studio. Giusto il tempo di dire “Chi sei? Non ti conosco”. Il mostro che l’ha sconfitto, alla fine, era fuori di lui. Quando uccidono qualcuno che conosci, anche poco, ti rendi conti di quanto atroce sia l’omicidio, anche perché non hai parole per spiegare quello che provi. Ha scritto un mio amico su Facebook: “Mario Piccolino spesso lo tolleravi a malapena o non lo tolleravi proprio, era completamente fuori dal mondo, così tanto che alla fine è diventato un fenomeno di costume, di quelli che ti danno magari un po’ fastidio quando ci sono e ti mancano quando non ci sono più”. La verità è che Mario ci ha fregati tutti. Adesso ci costringe a chiamarlo come lui avrebbe voluto e come noi tante volte ci siamo rifiutati di fare. Il santino di Mario eroe dell’antimafia, Mario blogger e paladino della legalità nel sudpontino, Mario avvocato coraggioso e martire incompreso è già pronto e i santini, si sa, non si possono rifiutare. E noi restiamo così, con una fiaccola in mano e la stessa faccia che avremmo potuto avere in una di quelle sue foto non richieste, storditi da quel lampo di luce improvvisa, provando a simulare una posa dietro l’espressione chiaramente scazzata.

I primi tempi in cui ho conosciuto Mario Piccolino, quando scriveva per il sito di notizie locali Telefree.it, si faceva chiamare “il mago”. Con un cappello tipo bombetta e il naso rosso da clown capitava di incrociarlo dentro qualche manifestazione oppure sù all’ospedale, al reparto pediatria dove andava a portare un po’ di divertimento ai bambini ricoverati. L’ultima magia gli è riuscita stavolta, portando una città intera in piazza, sotto gli archi delle luminarie spente della festa del patrono, tante persone che all’improvviso hanno aperto gli occhi e hanno visto che il baratro è troppo vicino, che stiamo per scivolarci dentro tutti. Le indagini diranno se è stata, come sembra, un’esecuzione di camorra. Noi resteremo sempre col dubbio se Mario, in fondo, sia stato un pazzo o un eroe. Impauriti all’idea che occorra farsi passare per pazzi, in certe zone d’Italia, per potersi permettere di dire certe cose, e che si possa comunque alla fine perdere la vita per averle dette.

Luca Di Ciaccio • 31 Maggio 2015


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