Facciata pastello, draghi avvolti alle colonne, torri gemelle che ricordano vagamente una basilica francese, ma con un’euforia decorativa che nessun architetto europeo si concederebbe nemmeno in un sogno psichedelico. Entro mentre la funzione sta per cominciare. Tutti si muovono lenti, in un ordine meticoloso, nelle vesti bianche che sembrano al tempo stesso un abito liturgico e una divisa da laboratorio cosmico. Gli uomini da una parte, le donne dall’altra, i dignitari più avanti, una gerarchia impeccabile che scivola senza rumore sul pavimento a scacchi. A terra, inginocchiati, mi ricordano un esercito di anime in pausa.
Il simbolo del Caodaismo è un occhio che ti guarda da ogni angolo della sala, “l’occhio divino”, blu, aperto, ipnotico. É la più sincretica religione che abbia mai incontrato: mette insieme Buddha, Gesù Cristo, Confucio, Laozi, perfino Victor Hugo, tutti convocati al tavolo della stessa verità. E mentre il coro comincia, con quelle melodie lente che sembrano provenire da un altrove sospeso, penso che forse questa è l’unica religione che abbia davvero preso sul serio l’idea che il mondo è troppo grande per essere spiegato da un solo punto di vista. Allora hanno deciso di mescolare tutto.
L’interno è un tripudio di colori: rosa che diventano azzurri, draghi verde smeraldo, colonne che sembrano animate, come se stessero per avvolgersi tra loro. La luce filtra dalle finestre e trasforma tutto in una specie di set teatrale in cui però nessuno recita. Io guardo, e vengo guardato dall’occhio blu, e capisco che non c’è nulla da capire davvero. Dentro una chiesa che pare un outlet, costruita in un Vietnam senza guerra né pace, esiste qualcuno che ha deciso di mettere insieme tutte le verità del mondo per costruirne una nuova, su misura.
