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Palermo che galleggia

A Palermo i corpi galleggiano nell’azzurro del mezzogiorno, sotto un sole che stecchisce pure i cani, difatti in tutto l’occidente siciliano è un’impresa trovarne uno in posizione eretta, tutti sdraiati in terra, sull’asfalto o sul basolato, inseguendo la linea dell’ombra. E c’è una luce fortissima che va a sbattere contro palazzi antichi e saturi di smog, di battaglie perse, di cose che potevano essere e non sono state. La bellezza spesso si nasconde dietro l’incuria, una porta lasciata aperta, un guardiano che se n’è andato al bar. Dai corridoi enormi e decadenti del Politeama ci si affaccia sul mare buio della platea, come da una nave ferma nella notte, mentre un pianista prova nell’ombra in fondo al palco, e anche questo teatro visto nella sua solitudine sembra una chiesa sconsacrata dove nessuno ti ferma. Allo Spasimo, come un diamante incastonato nel nulla, la bellezza nasce già allo stato di rovina, senza bisogno dell’azione del tempo o di qualche bombardamento, la rovina che celebra se stessa, indecisa su cosa diventare, eppure serena e maestosa coi due alberi cresciuti tra le navate di una chiesa diroccata mai finita. Al museo dei pupi e delle marionette si entra anche dopo l’orario di chiusura, sembra non ci sia nessuno tranne loro, pupi che ti fissano dalle pareti con sguardo da pupari, in mezzo a mille marionette una appresso all’altra marionetta ci diventi tu, è la legge del contrappasso, una marionetta è teatro, cento marionette sono vita, come nella cripta dei cappuccini assediata dai pullman dei turisti, una salma fa paura, cento salme acchittate fanno spettacolo. Come quelli che aggirandosi tra i banchi del mercato alla Vucciria si chiedono se quello che stanno fotografando sia la realtà o sia una messinscena fatta a loro uso e consumo. Vengono sempre bene, comunque, le foto delle rovine. Comportarsi da turisti è forse il segreto per vivere nelle città che si nutrono delle loro difficoltà, che hanno sudato secoli, decenni, consumando intere stagioni di illusioni e delusioni, faide storiche e catastrofi evitabili, proclami e silenzi, per arrivare fin qui, davanti una porta socchiusa dove nessuno ti dice se puoi entrare oppure no. La verità è che a Palermo non sai mai se chiudere gli occhi oppure aprirli per osservarla bene.

palermo

Avatar Luca Di Ciaccio • 18 Giugno 2015


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