Vedere Formia da Gaeta (e viceversa)

In un catalogo di Gaeta che si rispetti non può mancare la voce dedicata a Formia. Per ogni gaetano Formia è lo specchio riflesso delle proprie ossessioni, la compensazione delle proprie mancanze, il polo magnetico opposto e dunque per questo indispensabile all’equilibrio cosmico. Non ci potrebbero essere ateniesi senza spartani, repubblicani senza monarchici, romanisti senza laziali, e nel nostro piccolo nemmeno gaetani senza formiani (e viceversa). Sedendosi in riva al mare, infatti, solo da Formia si può vedere la bellezza di Gaeta e solo da Gaeta si può cogliere la vastità di Formia.

Ogni faida ha il suo peccato originale: nel caso dell’eterna rivalità tra gaetani e formiani il casus belli risale all’anno 842 quando le spoglie di Sant’Erasmo, morto a Formia nel 303, furono trasferite nella fortezza di Gaeta per salvarle dalla minaccia delle scorribande saracene e non furono mai più restituite, anzi i gaetani senza battere ciglio proclamarono il santo loro patrono e gli dedicarono la Cattedrale. Probabilmente per questo i formiani si sono sempre sentiti in credito con i gaetani e così si sono presi l’imbarco dei traghetti, gli uffici dell’Inps e dell’Asl, la caserma della Finanza, la stazione, il McDonald’s eccetera eccetera. La verità è che i gaetani hanno sempre invidiato Formia: lì c’erano il primo grattacielo, la Standa e Panorama, gli aliscafi per Ponza, la neve sul Monte Redentore, lo struscio e il traffico di via Vitruvio che il sabato pomeriggio pareva Times Square rispetto ai vecchi vicoletti del Borgo coi panni stesi, le sfilate di Carnevale con le vere ballerine brasiliane, il potente sindaco senatore che lui sì sapeva farsi rispettare. Allo stesso tempo i formiani segretamente bramavano l’indolenza vacanziera di Gaeta e il suo cullarsi sulle glorie passate, il parco di Monte Orlando e la spiaggia dell’Ariana, il lungomare cui loro avevano rinunciato per colpa della scellerata strada Litoranea che li aveva per sempre separati dal mare, perfino il vituperato pontile petroli. Come i romani per molto tempo hanno preso in giro i milanesi dicendo che “la cosa più bella di Milano è il treno per Roma”, così i gaetani per anni hanno ripetuto fino alla noia che “la cosa più bella di Formia è il panorama di Gaeta”.

All’inizio degli anni duemila l’allora sindaco di Formia Sandro Bartolomeo propose di unificare le due città, farne un unico grande Comune, Gaetormia o Formiaeta, chissà, assicurando che «le differenze campaniliste si attenueranno sempre di più, come a Milano ci sono i milanisti e gli interisti, come a Gaeta qualcuno ancora parla della parte Gaeta e della parte Elena, come a Formia si distingue tra Castellone e Mola». Non se ne fece nulla, ovviamente. Tra la Gaeta medievale (che in epoca romana era soltanto il porto di Formia) e la Formia preromana (che pure fino al 1861 si chiamava Mola di Gaeta) bisogna ancora mettersi d’accordo sulla ricetta della tiella perfetta di polpi: ci vuole o no l’origano? Figuriamoci il resto. 

Al di là delle alterne fortune amministrative e dei continui duelli sugli uffici pubblici scippati ora all’una ora all’altra, negli ultimi anni i rapporti di forza tra le due città limitrofe del golfo sembrano essersi invertiti. La crisi del commercio e delle attività pesanti ha svantaggiato una città come Formia mentre il rilancio del turismo e dell’economia immateriale sembra aver riportato Gaeta a una nuova giovinezza. Insomma, tutti quei negozi e quei centri commerciali che venivano ammirati nei decenni passati ora sembrano languire in una cronica svendita mentre quelli a cui sembrava fosse rimasto solo il mare si ritrovano a essere una meta ambitissima e le vecchie casette nel Borgo ereditate dai nonni ora rimbiancate e messe su Airbnb rendono molto più del negozio sul corso. Insomma, nell’evo dell’immagine (finché dura) Gaeta ha un vantaggio fondamentale: è una città molto più instagrammabile.

Se messi all’angolo, i formiani più agguerriti possono tuttavia tirare fuori l’arma di riserva, il terzo incomodo, la mossa dello scacco matto: «Dite quello che vi pare, tanto lo sanno tutti che le olive di Gaeta mica esistono, le fanno a Itri!». E allora si ricomincia, e tutto può ancora cambiare tranne una cosa: che il golfo da dove lo vedi lo vedi, da Gaeta oppure da Formia, è sempre uno spettacolo.