‘Nu jeans e ‘na maglietta

C’erano questi film che andavano la domenica mattina su Rai2 oppure a tutte le ore in certe tv locali di esecrabile vitalità, film d’amore in cui lo si vedeva piangere e struggersi e far ruotare tutta la sua vita intorno alla donna che amava, senza pretendere troppo in cambio, accettando anche di perderla con la stessa dolcezza con cui se la teneva stretta, senza mai vergognarsi di piangere. E lui avevo questo volto magro, un po’ butterato, e poi questo caschetto di capelli biondo, “a paglia ‘n cap’” si diceva, e i miei genitori non si capacitavano di come potesse piacere a quella mia cugina cotanto bruttarello simbolo di degrado culturale e sociale. E mo’ stasera (che diranno i miei? che dirà mia cugina?) piangono tutti pure qua, dentro lo stadio ormai intitolato a Maradona di questa città sempre alla ricerca di santi e miracoli, e che però conserva, quasi celata dal rumore e dalle voci alte, una sua dolcezza. Sul maxi schermo torna il ragazzo degli anni Ottanta, rianimato dall’intelligenza artificiale, e Nino ci parla tre volte, con la voce che sembra volerlo proteggere ancora, dicendogli: hai subito un’ingiustizia, sei stato un rivoluzionario e nessuno, per decenni, ti ha preso sul serio, ma io sono qua grazie a te, non avrei fatto niente di quello che ho fatto senza di te.

E piangono in tanti, pure con le parrucche di paglia in testa, e però forse chi lo ascolta qui, in questa città, lo ha capito meglio di chi lo ascolta altrove. Questo popolo – mi dice l’amico napoletano – non lo si può amare a pezzi ma va accolto interamente ed è inutile leggere Ortese e citare Eduardo se poi non ti sbatti sulle note di Nu jeans e na maglietta. E lo dice lui che pure per questo concerto celebrativo era partito dubbioso, “per noi della Napoli – tra virgolette – colta era vietato ascoltarlo, così come era vietato parlare in napoletano immediatamente redarguiti dalla ceriata di mammá che ci fulminava, parla bene!”.

Quando Napoli era così triste da essere irriconoscibile, perché il Napoli era stato retrocesso in serie C, scrisse “Bella ca nun tiene l’uocchie ma quanta vote è chiagnuto” (bella che non hai gli occhi ma quante volte hai pianto). Era una canzone che parlava di Napoli senza citarla mai. Ma a me viene in mente un’altra citazione: “Hai ragione ca song’ nu scemo, ma cu ll’ate che teng’ a verè? Tu si sempe tu, e nisciun’ è megli’e te” (hai ragione sono uno scemo, ma con gli altri come puoi mettermi a paragone? Tu sei sempre tu, e nessuno è meglio di te”). E forse avevo bisogno di dirlo a qualcuno da un bel po’.

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