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Temptation Island alla gaetana

Adesso ci stiamo tutti scandalizzando, ma bisognava farli venire proprio a Gaeta questi tronisti e queste squinzie di Canale 5, il reality trash proprio da noi e senza nemmeno uno sketch di Marisella che vende le melanzane nel vicoli come ci aveva abituati Osvaldo Bevilacqua, e poi chissà se valeva la pena sfrattare quei quattro nudisti in fondo mansueti per installare sulla spiaggia dell’Arenauta uno show che inneggia all’adulterio, e cosa ne dirà il vescovo, e cosa ne dirà il sindaco – ma guarda che Maria De Filippi è più potente di Matteo Renzi ormai! – e poi certo un po’ di pubblicità non guasta mai, ma a furia di ripetere che questa è un’isola finirà che a qualcuno verrà in mente di prendere l’aliscafo che parte da Formia e allora addio indotto turistico, con tutti quei milioni spesi in inutili rotonde sul lungomare, peraltro, e quella pompatissima bandiera blu già vanificata da frane sulle spiagge e torrenti maleodoranti che sversano in mare.

All’improvviso siamo diventati tutti radical chic che pensavano di essere finiti a Capalbio, e quella Punto bianca che sfreccia coi finestrini aperti sulla Flacca e Tony Tammaro a tutto volume – “e per conquistarti facevo ‘o buffunciello, per essere notare facevo i tutti a ‘cufaniello” – sarà sicuramente un’illusione, passava di qui per sbaglio, come le vrenzole che cantano Anna Tatangelo al karaoke sotto i platani del lungomare e poi vanno a fare le majorettes alla processione di San Nilo – “io sono una muchacha troppo sexy, che non da troppa confidenza ai maschi!” – saranno sicuramente un’interferenza, un segnale di disturbo nell’esprit de finesse del nostro turismo equo e solidale. Come se non fosse il tronismo defilippiano (nel senso di Maria, non di Eduardo, nemmeno di Peppino) l’erede in linea retta, come una via crucis che avanza sotto una nube di pailettes, del campionario d’umanità che da anni sverna all’ombra della litoranea tra Terracina e Mondragone, dalla famiglia nazipop con frittata di maccheroni fino all’estremismo del fetish balneare da battaglia.

In fondo, come ha scritto un mio concittadino su Facebook, noi l’abbiamo sempre saputo che “Gaeta, sotto la sua falsa facciata da ridente, tranquilla e pudica cittadina di provincia, è stata un luogo dove lo zucculamiento, il puttanismo, l’inversione morale, la scustumatezza, la grave ignoranza e gliu ciucciuettuglism l’hanno sempre fatta da padrona e sono tratti comuni ad ogni buon gaetano”. In quest’ottica il reality trash di cui tanto ci lamentiamo è la perfetta messa in scena delle nostre dinamiche sociali, il meritato riconoscimento davanti al pubblico nazionale delle nostre qualità. Anche se ora qualcuno ricomincerà a dirci “ah, sei di Gaeta, ma non è un’isola?”, come ai tempi del carcere militare con Kappler, dove purtroppo mancavano le telecamere. E noi, pur invidiando i bungalow dell’Aeneas Landing e i bei condoni edilizi di una volta, continueremo a pensare che se proprio bisognava girare un reality a base di corna, adulteri e messaggini sexy sottobanco sarebbe bastato piazzare un paio di telecamere dentro il Municipio. Altro che Temptation Island.

Luca Di Ciaccio • 4 Luglio 2014


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